feliz Pascua!

Auguri che arrivano in ritardissimo, ma vi assicuro che avevo davvero bisogno di riprendermi da questa Pasqua di bagordi alimentari e viaggi aerei più vicini ad un giro perpetuo sulle montagne russe che ad un confortevole viaggio dentro l'aerea Shengel.
Avete pregato? Avete dormito? Avete mangiato? E mangiato? E ancora mangiato?
Io ho fatto un sacco di cose in questa settimana: mi sono dedicata a dei simpatici test di mezzo semestre, simulato un giudizio presso il tribunale internazionale dei diritti dell'uomo, preso il sole (obbiettivo di metà maggio: essere abbronzata come se fosse luglio (un luglio senza esami fino al 31, ovvio)), sono tornata in Italia, dove ho trovato ben 25 gradi di differenza rispetto alla mia assolatissima Spagna.
E mi sono resa conto di una cosa: che all'incirca fra due mesi, giorno più, giorno meno, arriva il momento di mettere un punto, almeno grafico, a questa esperienza.
E ho cominciato a farmi una domanda, importantissima e dalla difficile risposta, pari solo alla domanda "cosa si fa quest'anno a pasquetta?": cosa ti lascerà l'erasmus?
"Ma l'erasmus ancora non è finito tonta!" tuonò la Cami qualche giorno fa, quando le feci questa domanda. Hai ragione Cami, non siamo ancora alla fine, però ormai dovresti aver capito come sono fatta: sono l'ingresso per un cinema che trasmette solo luuuuunghe seghe mentali. Sono un'elucubrazione mentale che respira (e mangia).
Credetemi, ho ancora un fottio di cose da fare, e da capire, e da vivere, e su cui piangerci su, vuoi per dispiacere, vuoi per commozione. Però la chiave di questa esperienza la porto al collo: una nuova visione della vita. E delle persone.
Se devo rappresentarmi tramite un'immagine la mia vita, oggi la vedo come una brezza di mare. Invisibile, salata, che graffia gli occhi, accarezza capelli, gioca con i bordi delle gonne. Che fa arrabbiare alcuni, che diverte gli altri. La brezza di mare non piace a tutti. E alla fine poco gliene importa di piacere a tutti, lei intanto c'è, e riesce a muovere il mare, che poi il resto del mondo si adatti.
E poi ho riflettuto sulle persone. Credevo che per alcuni  sarei riuscita a provare un risentimento eterno. Poi ci ho riflettuto, e mi sono chiesta cosa farei se qualcuno di questi, uno in particolare, mi incontrasse per strada e mi chiedesse come sto. Credo che gli risponderei, senza lanciargli frecciatine o mostrargli quando sia "favolosa" la mia vita. Sarei sincera. Non mi confiderei con lui come se fosse il mio migliore amico, ma starei lì, forse anche a dirgli che il cercare di rendere compatibili due parti di noi in completa antitesi non ci portava a star bene.
Le persone non vanno cambiate, bisogna provare profondo rispetto per le loro diversità. E con lo stesso rispetto dobbiamo chiederci se una convivenza con ogni sfera del loro essere è possibile.
Altrimenti,senza drammi, la si lascia andar via. E forse poteva essere una grande amicizia, o forse per un certo periodo ci abbiamo creduto, è stato davvero così.
Ci sono tanti rapporti chiusi dentro le gabbie dei nostri "riuscirò a cambiarlo" o "ti renderò diverso".
Apriamole. Lasciamoli uscire via.
Ho rinunciato ad amicizie formali tanto tempo fa, quando facevo i regali per Natale aspettandomi di riceverne altri in cambio. E non sono il tipo di persona che riesce a provare rancore per sempre, che è capace di creare piramidi di imputazioni a carico degli altri.
Ho temuto per tanto tempo di scendere in campo e dovermi battere con i rancori che alcuni mi avrebbero sbattuto in faccia il prima possibile.
Adesso faccio come la brezza: continuo a ballare insieme ai granelli di sabbia e non mi faccio fermare. La mia vittoria è arrivata ed è questa.

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