Venezia è bella ma non è il mio mare (ovvero: metti un fine settimana regalato a Venezia)

Se pensate che compiere gli anni, processo che fino ad un certo punto viene definito "crescere" per poi divenire inesorabilmente "invecchiare", sia una brutta cosa a causa delle rughe che spuntano e del metabolismo sempre più lento e sempre meno avvezzo a digerire l'alcol, beh sappiate che diventare maturi comincia ad avere i suoi vantaggi. Primo fra tutti: i soldi da spendere. 
e infatti, proprio per la gioia di avere soldi da spendere, quest'anno ho festeggiato il compleanno per due settimane, fra feste in famiglia, con le sorelle, con i colleghi, con l'Ing a più riprese. 

e infatti, l'Ing. quest'anno ha pensato bene di regalarmi un romantico viaggio a Venezia. 

Questo viaggio in realtà non è cominciata nella maniera più romantica: saremmo dovuti essere a Roma la sera prima, per partire comodamente il sabato, ma il traffico ha voluto che restassimo bloccati lontano dalla stazione, con lo sciopero dei mezzi ad incombere sull'Urbe. 
Non ci siamo lasciati abbattere: all'alba abbiamo lasciato le pianure pontine per imbarcarci verso le pianure padane: sulle note di un rondò veneziano ci siamo avviati verso la Serenissima. 

Che città suggestiva Venezia: ma quale altra città al mondo ti lascia entrare attraverso una striscia di ferro, sospesi sul pelo dell'acqua? 
Il post non vuole indicarvi cosa c'è da vedere nella città dei Dogi: vuole solo darvi qualche pillola di sopravvivenza alla città-non-città. 


                                                   

1) 417: segnatevi questo numero; sono i ponti presenti a Venezia. e probabilmente li attraverserete tutti. Munitevi di piedi buoni e santa pazienza, perchè si cammina tanto, e ci si perde ancor di più. e forse i veneziani si rendono conto della difficoltà di orientamento, perchè ad ogni angolo incontrerete il classico cartello giallo che vi indica dove avventurarsi per imbattervi nel ponte di Rialto o in Piazza San Marco.



2) il fascino del vintage: che bello essere turisti del terzo millennio: basta avere uno smartphone e si ha l'accesso a tutte le mappe del mondo, che ti possono portare ovunque, senza bisogno di chiedere indicazioni, di comprare le mappe di affidarsi alla stella polare ed ai venti. Ovunque, ma non a Venezia. Frotte di turisti con il cellulare in mano, sperando di arrivare in piazza San Marco per trovarsi invece a Verona, che ruotano intorno allo stesso pontile, per non finire da nessuna parte. Non abbattetevi di fronte al rifiuto della tecnologia: affrontate calle e canali con spirito antico, novelli Goethe alle prese con il proprio personale Grand Tour. 



3) Capitale del vizio:leggenda vuole che Venezia sia la capitale del vizio. e in effetti: ad ogni angolo trovate coppiette a sbaciucchiarsi vista acqua, per non parlare dei prezzi: dal caffè a 2,30 (sì, abbiamo pagato un  caffè 2,30, e non eravamo neppure in pieno centro) ai biglietti per i mezzi a 20 euro per 24 ore: rassegnatevi ad aprire spesso il portafogli. Ma Venezia è anche capitale della gola: di certo non mi aspettavo questo pullulare di pasticcerie sofisticate, meringhe spumose e macaron coloratissimi, crepes e zucchero, dolci a base di miele, mandorle e cioccolata, a voler ribadire il suo ruolo mercantile. Ma a Venezia si mangia, e anche bene, ma soprattutto si beve: fiumi (anzi, canali!) di spritz a due euro, bacari pronti a servire il baccalà mantecato e le sarde in saor. Se volete mangiar bene affidatevi ai consigli del personale del Bancogiro: cucina tipica veneziana rivisitata con vista sui canali vicino al Rialto.



4) Veneziani, categoria protetta: ma i Venvziani esistono davvero? Non solo esistono, ma sono anche tanti! Ammetto di essere stata fortunata: abbiamo alloggiato non in una zona turistica, ma in un quartiere decisamente verace: nel ghetto di Venezia. in questa zona i turisti sono banditi: qui si possono trovare solo Veneziani DOC e studenti universitari. A dispetto della nebbia persistente che sale lentamente dai canali, i veneziani sono persone vivaci, con una appassionata gioia di vivere: magari sarà per il Carnevale, o forse per lo spritz! e tutti quei panni stesi a fare da ponte fra un canale e l'altro, i giardini segreti ben curati su cui si affacciano silenziose finestre, l'andirivieni di barche: tutto fa comprendere che Venezia è una città vivace e vitale, dalla forte tradizione personale, fatta da abitanti che hanno nel proprio DNA l'appartenenza all'acqua, quasi ad essere creature mitologiche e marine a loro volta.




5) Venezia vale la pena?: Venezia val sempre la pena, fosse anche solo per sentirsi un tutt'uno con la malinconia del luogo, per lasciarsi affascinare da una città che quasi ti viene il dubbio esista davvero mentre attraversi uno dei suoi ponti. Venezia ha uno stile che appartiene solo a lei, è seducente come uno sguardo levantino e prospero come la più felice delle colonie romane. Venezia è italiana e senza patria, Venezia pare ti appartenga per poi sfuggirti. 

Venezia è un sogno, e beato è chi riesce a viverla. 



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