DilloConUnLibro: “la prima cosa che guardo” di Grégoire Delacourt
Ormai
l’estate è iniziata, quindi è tempo di letture sotto l’ombrellone! Con la
promessa di essere più costante con la pubblicazione dei post (che detta così
sembra una cosetta semplice, poi però trovare il tempo di sedersi al PC [di
nuovo] dopo aver già trascorso una giornata davanti al computer... beh, non è
semplice!), questo ciclo di letture estive avrà una costante: i romanzi da
recensire saranno ambientati in un meta vacanziera!
Apriamo
dunque il nostro atlante e decidiamo la destinazione: oggi andiamo in Francia!
Come dite, Parigi? Nooooo, acqua! Costa Azzurra? Siamo proprio fuori tema! La
valle della Loira? Ecco ancora un po’ più a Nord… siamo nella Somme,
precisamente nel paesino di Long, 800 abitanti circa.
Come
non conoscete Long?
Mi
spiace per voi, perché, leggendo il romanzo di Grégoire Delacourt pare che
questo borgo dimenticato da Dio e dagli uomini sforni ragazzi e ragazze di
impareggiabile beltà: il protagonista della nostra storia è un meccanico di
appena vent’anni, Arthur Dreyfuss, che abita all’uscita di Long. Pare somigli a
Ryan Gosling, ma “in meglio”. Un giorno alla porta di Arthur bussano alla
porta, ma non è una persona qualsiasi, ma nientepopodimenoché SCARLETT
JOHANSSON.
Avete
capito cosa succede a Long, sì? Scommetto che adesso tutti vogliamo andare in
vacanza lì, o andarci a vivere, sai mai che per puro caso dovessero passarci
insieme Monica Bellucci e Vincent Cassell che portano al parco giochi le
figlie.
La
trama narrativa sarebbe già ben avviata, se non fosse che, in realtà, la bella
ragazza che si è presentata davanti alla porta di Arthur non è l’attrice
statunitense, ma una giovane ragazza francese, Jeanine Foucamprez, modella
ambulante che, qualche mese prima, di passaggio da Long, ha visto Arthur e se
ne è innamorata.
Il
tema trattato da Delacourt non è nuovo alla letteratura mondiale; superare il
velo delle apparenze per scoprire la bellezza, nascosta o evidente, delle cose.
Jeanine crede che, presentandosi nei panni di Scarlett Johansson, potrà far
breccia nel cuore di Arthur. Arthur invece si sarebbe innamorato di lei anche
se fosse stata la copia spiccicata di Angelina Jolie, di sora Cesira o di un
comodino. Quello che il romanzo vuole dire è: solo la verità rende liberi di
amare.
Ho
letto molte stroncature di questo romanzo, soprattutto perché (pare) non sia
all’altezza del primo grande successo di Delacourt, ovvero “Le cose che non
ho”. Sarà che forse io ho letto il romanzo senza pregiudizi e condizionamenti
di sorta, sarà che cercavo qualcosa di leggero da leggere da accompagnare ad
una lettura più impegnativa, ma a me il romanzo non è affatto dispiaciuto. L’ho
trovato molto accattivante soprattutto nella prima parte, la seconda perde un
po’ di tono, viene tirata un po’ troppo per le lunghe il continuo gioco delle
incomprensioni, poi però sul finale (decisamente a sorpresa) riprende un ritmo
più veloce.
Di
tutta questa vicenda, la cosa che più mi è dispiaciuta non è tanto la
stroncatura collettiva che il romanzo ha ricevuto da parte dei lettori (cosa decisamente
legittima, anzi sollazza il mio animo da pesciolino che nuota controcorrente),
ma il fatto che il romanzo abbia scatenato le ire della Johansson, che portato
in tribunale l’autore e la casa editrice davanti al tribunale con l’accusa di
violazione della privacy. L’attrice chiedeva un risarcimento leggerino: 50000
euro di danni morali più il macero delle copie e il divieto della vendita dei
diritti all’estero. No, ma chiedi anche la tortura e la sedia elettrica visto
che ci sei Scarlett. Ammetto che mi ha molto stupito leggere di questa storia:
il personaggio di Scarlett Johansson in qualità di attrice, donna,
professionista e madre non subisce turbamenti maggiori di quelli che già le
sono stati inflitti dalla stampa e dai giornali scandalistici, onestamente non
capisco l’accanimento contro un autore per una storia completamente inventata,
tato più se poi si scopre che in realtà non si sta parlando dell’attrice ma di
una ragazza comune. È una faccenda molto brutta, per diversi motivi: intanto
perché si dà l’impressione che la bionda americana non sia proprio un
caratterino facile e tendente all’autoironia (e vabbè che sei una figa
pazzesca, ma così fai passare la voglia anche solo di venderti il pane) e poi
perché mettere il bavaglio ad un artista è sempre sintomo di una società che ha
qualche sofferenza.
Se
la Johansson avesse letto il libro, cosa di cui dubito, avrebbe capito il
messaggio di questo romanzo: un po’ di leggerezza in più, basta un po’ di
leggerezza in più per vivere bene, per vivere meglio.
Titolo:
La prima cosa che guardo
Autore:
Grégoire Delacourt
Editore:
Salani Editore
Pagine:
224
Prezzo:
13,90 €

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