DilloConUnLibro: "The help" di Kathryn Stockett

Da quando sono entrata nella mondo degli scambiatori seriali di libri di Acciobocks   acquisto sempre meno libri. Ovviamente ciò non è solo un gran sollievo per le mie finanze, ma mi aiuta a vivere la vita in un'ottica più green e dedita al risparmio, non inteso come risparmio economico, ma risparmio di spazio nelle librerie, mi responsabilizza di fronte ai libri che riesco a leggere e i libri che acquisto, ma soprattutto mi riconcilia con il mondo: ogni volta che mi arriva un libro scambiato fra le mani mi immagino la storia che c'è dietro: bisogno di spazio, un libro non apprezzato, una edizione che non soddisfa i propri canoni estetici, un ricordo che ci spezza il cuore, il bisogno di condividere con altre persone una storia che ci ha colpite.

Ma non è questa la storia nascosta dietro la mia copia di "the help".

Sentivo di avere un legame particolare con questo romanzo ed avvertivo l'impellenza di avere fra le mani una copia che fosse solo mia. In un caldissimo pomeriggio di giugno ho ordinato la mia copia su internet, dopo molte tribolazioni mi trovai in mano quel libro giallo come i limoni di casa mia e iniziai a leggerlo subito.
Ero già innamorata pazzamente del film che ne avevano tratto, una pellicola da oscar in cui avevano provato a rendere Emma Stone brutta e sgraziata, ma con scarsi risultati.

Raccontiamo la storia: nella calda estate del 1962 Eugenia "Skeeter" torna a casa dopo l'università: lei vuole diventare una scrittrice, ma il Mississipi alle ragazze in età da marito non offre sogni d'indipendenza, ma solo rampolli da sposare e serve di colore con cui riempire grandi case chiuse verso il mondo da zanzariere e pregiudizi.
Ma quando una storia ha bisogno di essere raccontata non può aspettare che arrivi il '68, l'emancipazione femminile e le minigonne di Twiggy, ha bisogno dell'imminenza delle parole non trattenute, di storie di soprusi e intolleranze che vogliono essere ascoltate. Skeeter chiede a due domestiche, Aibileen e Minny, di raccontarle la loro vita da domestiche nere di famiglie bianche, di ascoltare le sofferenze e le piccole gioie che ogni tanto riescono a raccogliere. Il romanzo scuoterà gli Stati Uniti quando ormai la segregazione razziale sarà esplosa nel cuore del più potente stato del mondo con Rosa Parks e Martin Luter King.

Non immaginavo che il romanzo potesse addirittura essere meglio del film. Sarò eternamente grata a tutte le splendide donne che hanno preso vita in questo romanzo: Minny per la sua battuta sempre pronta, Aibileen per la sua dolcezza. Mi chiedo se Mae Mobley sia diventata insicura di sè e dispotica come sua madre, se Hilly sentirà mai sulla propria pelle il peso della sconfitta.
Come sempre però a meritare un posto d'onore nel mio cuore è Skeeter/ Kathryn Stockett: conosco perfettamente ogni vicolo e anfratto che la solitudine possiede, il senso di impotenza che trova una via d'uscita e si trasforma in atto, la voglia di essere diverse in un mondo che ti vuole con i capelli in ordine e sempre un passo indietro rispetto all'uomo.

Per la prima volta in vita mia ho sottolineato i pezzi che più mi piacevano con una matita rossa: la parte che ho adorato si trova nelle ultime pagine in cui a parlare in prima persona è la Stockett: "Una volta, ad una festa su una terrazza, un tizio mezzo ubriaco di una qualche ricca città bianca a nord di New York mi chiese di dove fossi e, quando risposi "Mississipi", lui commentò con un sorriso di compatimento: "Oh, come mi dispiace". [...] Avevo nostalgia di casa e aspettavo proprio uno come lui. I miei modi non furono gentili e neppure eleganti: il poveretto si allontanò imbarazzato e per tutto il resto della festa apparve nervoso. Ma non ero proprio riuscita a trattenermi. Il Mississipi è come mia madre: io posso lamentarmene finchè voglio, ma guai a chi osa sollevare una minima critica nei suoi confronti, a meno che anche lui non sia suo figlio."

Ricordo una sera, durante l'anno di erasmus, in cui tornai a Roma, poco prima delle vacanze di Natale, per dare un esame e poi per scendere giù in Calabria: in una stanza d'albergo, con la schiena a pezzi e un volo in ritardo di cinque ore mi sentii terribilmente sola, estranea a qualsiasi luogo. Accesi la tv solo per sentirmi consolata dal suono della lingua italiana e trovai in tv questo film. Piansi nelle stesse scene in cui piango adesso (praticamente dall'inizio alla fine del film), ma Skeeter, Aibileen e Minny hanno avuto la capacità di non farmi sentire sola, di darmi un coraggio da leone, mi hanno spronato a non arrendermi. A distanza di anni, ogni volta che una piccola parte del mio cervello mi dice che non posso farcela, inizio a pensare a tutte quelle donne che una voce nella storia non sono mai riuscita ad averla e per le quali devo impegnarmi dieci volte di più.

Anche questo piccolo spazio nell'universo dell'internet è un abbaino per dare respiro a tante piccole storie e battaglie, vittorie e sconfitte, per tenervi tutte dentro il cuore, meravigliose, splendide, caparbie, sorridenti, inarrestabili donne.
Appartengo al genere femminile e ne sono orgogliosa: con Skeeter, Kathryn, Rosa, Scout, Octavia  e tante altre donne, dentro e fuori le pagine dei romanzi, è ancora possibile cambiare il mondo.

Titolo: The help
Autore: Kathryn Stockett
Editore: Mondadori
Pagine: 526
Prezzo: 13 €

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