Dizionario delle cose perdute 2.0: i regali di Natale dei bambini anni '90

Ciao,
sono Chiara e colmo la mia assenza da questi schermi causa lavoro che mi toglie tempo e gioia di vivere scrivendo millemila post che proverò a caricare con costanza su questo blog una volta a settimana nei mesi a venire. 
e dunque oggi, giorno di Natale, come faccio a non riempire di magia e spirito Natalizio (e alcolico) queste pagine sparse?
 Come non unire l'utile al dilettevole, parlando del Natale dei magici anni '90 nello stesso post? 

Macchina da scrivere (di Barbie) alla mano e ci conquistiamo il nostro momento di gloria di fine Millennio. 
I miei Natali da bambina erano fatti da alberi di Natale decisamente femminili: seconda di quattro figlie femmine, negli anni '90 non si gridava al gap di genere se sotto l'albero si trovava un mini aspirapolvere della Folletto incartato alla bell'e meglio. Dono che a me non è stato mai fatto, perchè i miei comprendevano l'inutilità di un tale giocattolo, a differenza di mia sorella più piccola,che aveva il fuoco sacro della pulizia e dell'ordine già in tenera età. 

Ma cosa chiedevano in dono le bambine nel periodo dell'ascesa politica di Berlusconi? 
Considerando che vent'anni fa non esisteva nè Babbo Amazon che consegna col corriere in 24h, nè Babbo Cinese disposto a vendele Balbie talocca a cinche eulo, la Mattel era la padrona indiscussa di tutte le bambole con la sua magica Barbie, declinata in mille varianti: Barbie sposa, Barbie chef, Barbie sfornabambini, Barbie campeggio, Barbie dentista, Barbie veterinaria, Barbie e basta. Ad un certo punto, è comparsa sul mercato delle donnine di plastica anche una tal Tanya: bionda, occhi azzurri ed enormi, vestita sempre alla moda e perfettamente truccata anche appena sveglia, chi la riceveva veniva subito etichettata come figlia di proletari, pertanto troppo poracci per poter sognare una Barbie in plastica, ossa e capelli perfetti, e quindi veniva subito ostracizzata dal gruppo di gioco del sabato pomeriggio. 
                                La reazione composta di una bambina alla vista di Tanya sotto l'albero di Natale.

Anche nel campo bambolotti, sogno proibito di tutte le bimbe-pancine-wannabe era Cicciobello, che però subiva la concorrenza spietata di Sbrodolina. A differenza di Sbrodolina però che ormai è sparita dal mercato, Cicciobeauty è ancora un gioco molto ambito, al modico prezzo d 69 euro (il più scrauso dei Cicci, che chiude e apre gli occhi). Un accollo in forma umanoide che dipende dalle tue cure di mammina e dalle pile elettriche che si scaricano subito che piange (se va bene), piange per la fame (quando va male), piange per la febbre (quando va malissimo) o piange per essere cambiato (tragedia nucleare). Ovviamente, basta un solo bambolotto per volere tutto il corredo di passeggini, ovetti, seggiolini e attrezzi vari per badare alla sua incolumità di polimero, non dando pensiero sui regali di natale per almeno un lustro.      
                                                   Cicciobello in versione "immunità di gregge"

Poi c'erano le/i più fortunati, che puntavano su giocattoli tecnologici, interattivi, con cui provare a sollevarsi dai problemi della vita: ovviamente parlo di Furby e del Tamagotchi. Furby, che in dialetto lappone del Nord vuol dire " peluche di Satana disegnato dopo una notte insonne dovuta alla cattiva digestione" era un peluche animato, che richiamava le fattezze di un volatile dal manto variopinto che parla una lingua mai sentita. Ma come si giocava a Furby? Sinceramente non lo so, non avevo 100 mila lire da spendere per comprendere il mistero nascosto dietro un pulcino radioattivo che si accendeva da solo nel cuore della notte (testimonianza diretta di chi lo ha avuto). Tamagotchi invece ti permetteva di fare prove tecniche di veterinaria: se riuscivi a far sopravvivere il tuo animaletto elettronico per almeno una settimana ti veniva accreditato direttamente un 30 e lode all'esame di anatomia veterinaria. Poi però si prendeva una malattia, e quindi addio sogni di gloria.
                    

                                                            Quando Furby si apriva da solo nel cuore della notte   

e poi c'erano tutti i regali che venivano fatti a me, ovvero quelli creativi. Li ho avuti tutti: gira la moda, l'antico vasaio, il set di perline per fare le collane, il piccolo chimico, giochiamo a fare l'archeologo, crea la tua essenza, il set di art attack: non mi sono mai fatta mancare nulla di tutto questo. Cose che sono riuscita a produrre? un solo vasetto con tutta la creta a disposizione, un set di provette pipettesplose causa alte temperature, colla vinilica ovunque porporina che spunta fuori imporporando tutto ciò che tocco a distanza di almeno due lustri. 

                                            la faccia del mio cartolaio all'ennesimo acquisto di colla vinilica 

La fase dei giochi ormai ha lasciato il posto alla fase del "cosa facciamo a Capodanno?", ma qualcosa c'è rimasta dalla fase della fanciullezza: la fantasia di un bambino può trasformare un bastoncino di legno in una bacchetta magica, mentre l'intelletto umano  può trasformare Furby in un gran rompiscatole. 

Commenti

Post più popolari