DilloConUnlIbro: “4321” di Paul Auster
Giugno,
Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre: questo è il tempo di lettura che ho
dedicato all’ultima fatica letteraria di Paul Auter “4321”: 937 pagine, 1 kg di
peso che potevo portarmi dietro giusto nei lunghi viaggi Roma-Calabria in un
sacchetto apposito e non infilato nella borsa, da tirare fuori magari in attesa
della metro o che mi portassero il caffè al tavolo.
Ed
è proprio inutile pensare che un libro del genere, per mole e complessità
narrativa, possa meritare un tempo diverso o uno spazio di lettura diverso:
Paul Auster ci ha raccontato 4 storie differenti riguardanti il suo
protagonista, Archie Ferguson, in un esperimento narrativo ad oggi colto solo
da pochi autori (mi viene in mente ad esempio Calvino, che fece un qualcosa di
simile in “Se una notte d’inverno un viaggiatore”). Immaginate una data di
nascita: Archibald Isaac Ferguson nasce il 3 marzo 1947: da questa data Paul
Auster declina la vita del suo protagonista in 4 storie differenti e il lettore
accompagnerà Archie nei suoi 4 differenti percorsi di vita dalla nascita, anzi
dall’incontro dei suoi genitori, fino al conseguimento della laurea e l’inizio di
Archie nella vita adulta.
Cosa
mi ha lasciato una lettura del genere? Tantissimi spunti che voglio condividere
con voi, alcuni strettamente legati al romanzo, altri che riguardano il
contorno, ovvero il lancio pubblicitario del romanzo avvenuta più di un anno fa.
Cominciamo
dai personaggi: il protagonista, Archie, è il Davide e Golia di tutta la
storia: con lo scorrere delle pagine la sua personalità si irrobustisce, quasi
riesce a sembrare una persona in carne ed ossa con i suoi afflati di libertà, le
sue cadute, le sue debolezze che l’autore non giustifica mai, le sue crisi e le
sue rinascite che animano il corso della narrazione. Ma la sua giovinezza viene
schiacciata da un personaggio ancora più maestoso: la New York del dopoguerra.
Non c’è momento in cui non ti assalga la voglia di prendere il primo aereo e
volare nella Grande Mela, nella città con le più grandi contraddizioni, meta di
sogni e di perdizione, impossibile da spiegare e da raccontare per chi non l’ha
vissuta. Ad alcuni personaggi ti affezioni come fossero i tuoi migliori amici,
di altri potresti quasi farne a meno: in un romanzo dal punto di vista
maschile, su tutte le donne che fanno la loro comparsa fra queste pagine Rose
Adler, madre di Ferguson, splende di luce propria. Paul, ma vogliamo fare un
libro solo su di lei? Rose incarna tutte le mamme, le donne emancipate, le donne spezzate, le donne creative, le
donne occidentali che hanno vissuto e vivono nella nostra epoca. Di Rose non ci
si dimentica più, perché rappresenta tutto quello che le donne vorrebbero
essere e quello di cui siamo orgogliose di essere: per lei c’è ancora tanto
spazio per raccontare. Chi invece non ha fatto breccia nel mio cuore ( a
differenza di Archie!) è il personaggio di Amy, ovvero l’eterno amore del
protagonista in tutte e quattro le sue storie. Forse non ci siamo trovate
simpatiche perché, dalla quarta di copertina, sembra che Ferguson non possa
fare a meno di vivere senza di lei: le storie ci dimostreranno tranquillamente
il contrario, ed a me sta bene così: preferisco i personaggi che riescono ad
essere indipendenti dagli altri, e Archie, anche se spesso rimarrà con il cuore
a pezzi, si rialzerà sempre, con o senza Amy.
In
merito al rapporto fra tempo del racconto e tempo della storia, Auster ci
lascia in mano un registratore VHS: 7 capitoli divisi in quattro parti
ciascuno: ogni volta che si conclude un tempo di uno dei quattro racconti, non
appena si passa al filone successivo, si riavvolge il nastro della storia e si
ritorna indietro. Succede così che la morte di Kennedy ci viene raccontata per
quattro volte sotto quattro differenti punti di vista, così come la questione
razziale, la guerra fredda, le partite di baseball più famose dell’epoca, lo
sguardo sull’europa, i cambiamenti che interesseranno New York. La genialità
narrativa di Auster, dal mio punto di vista, è quello di non rendere mai
statico il trascorrere degli eventi, ma renderli sempre parte integrante della
vita di Ferguson: alcuni avvenimenti risulteranno centrali in un filone
narrativo, altri marginali e viceversa. In questo modo la Storia, con il suo
incedere di date riportate in un libro scolastico, assume dei volti, si
arricchisce di storie piccole e personali, racconta la quotidianità
nell’eccezionalità di un evento. E in questo gioco di tempi e tempo, di Storia
e storie, tutto il romanzo diventa una Macondo formato newyorkese: la storia di
Archie si apre e si chiude con lo spaginarsi della sua storia, una storia
infeconda (e non uso questo termine a caso), una storia che non continuerà, a
differenza di tutti i romanzi, che una volta dopo aver letto l’ultima riga ci
si chiede “cosa succederà adesso?”, Paul Auster in qualche modo ci toglie il
dubbio e ci lascia una storia che inizia e finisce in quelle pagine, che non
avrà discendenti né eredi che ne tramanderanno il ricordo, cosicché gli unici
eredi di questa storia siamo noi, i lettori. Con Archie stabiliamo un rapporto
speciale, di unicità, un dono totale che ci viene fatto della sua vita e della
sua New York, e gliene saremo infinitamente grati.
Riguardo
la questione pubblicitaria non voglio spendermi troppo, perché una storia del
genere non lo merita: dico solo che far credere che un romanzo del genere, che
vanta una complessità stilistica che lo rende un unicum in panorama internazionale letterario quanto mai vacuo, si
possa leggere in un mese per vedere recensioni di sedicenti bookblogger fatte tutte con lo stampino svilisce il
lavoro di uno scrittore che ha impiegato tre anni per scrivere il romanzo, così
come non merita recensioni di giornale altamente imprecise e frutto di
scopiazzamenti mal fatti.
A
Paul Auster dobbiamo molto, a lui dobbiamo la narrazione di una Paese che tanto
ha affascinato e affascina generazioni di giovani europei, a lui dobbiamo
dedicare il tempo che il suo mestiere di scrivere pretende, senza dare in pasto
alla fuggevolezza un mestiere poietico come quello di scrivere.
Titolo:
4321
Autore:
Paul Auster
Editore:
einaudi
Pagine:
939
Prezzo: 25,00 €

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