Una vita a due colori, lo stretto necessario: viaggio in Calabria (parte 3 di 3)


Prima di scrivere questo post conclusivo alla scoperta della costa occidentale della provincia di Cosenza, ho sfogliato virtualmente il mio blog per analizzare l’andamento dei contenuti dei  miei post nelle ultime stagioni balneari. Spesso ho parlato di libri, perché è la stagione in cui si riesce a leggere di più. Altre volte ho parlato di ricordi targati anni Novanta, perché i mesi estivi, con i ritorni a casa, sono sempre un forziere di ricordi. Quest’estate ho avuto un atteggiamento diverso: più minimal ed impostato su un solo tema, non propriamente il tema del viaggio, quanto quello della riscoperta dei luoghi, per farveli assaggiare con gli occhi di chi li vive (o li ha vissuti).         
Da qui il titolo di questo post: solo due colori, lo stretto necessario, lasciate a casa valigie cariche di vestiti e prodotti beauty, scenderemo dai monti della Sila per muoverci selvaggi di spiaggia in spiaggia. Lasciate spazio per odori dolcissimi e mille declinazioni di mare: vi porto in Calabria, vi porto a casa.

Scendendo dai monti della Sila arriviamo a Cosenza, l’Atene della Calabria: questo il titolo che si è guadagnata nei secoli, fondata su sette colli, nel punto di incontro fra i fiumi Crati e Busento. Città che diede filo da torcere sia alle poleis greche che ai Romani: si dice infatti che il nome del suo popolo, Bruzi, derivi dalla storpiatura in senso spregiativo del nominativo greco BRETTI in  latino BRUTII, ovvero “bruti”, “vili”, in quanto ribelli alla dominazione romana. È una delle città più antiche della Calabria, ma la struttura a noi pervenuta risale al periodo medievale, il “tempo delle Cattedrali”: e difatti la splendida Cattedrale di Cosenza venne consacrata nel 1222, alla presenza di Federico II di Svevia. L’imperatore per l’occasione regalò alla città la Stauroteca, ovvero il reliquiario della vera Croce: uno dei più bei reliquiari presenti in Italia. La città che diede i natali ad Aulo Giano Parrasio e Bernardino Telesio è da sempre un centro culturale molto attivo, come dimostrano il teatro Rendano, di stampo neoclassico, l’Accademia Cosentina e il museo all’aperto Bilotti.

 foto gentilmente concessa dal profilo Instagram mario_87.jpg (Mario D'angelo)


Lasciamo il verde di Cosenza e abbracciamo con lo sguardo la costa tirrenica: benvenuti nella Riviera dei Cedri. Il nome non è casuale: appena passate il confine con la Basilicata aprite tutti i finestrini e godetevi la meraviglia olfattiva che vi si prospetta: odore di mare e odore di cedri. La costa infatti è soggetta a coltivazione intensiva di cedri, “il frutto dell’albero più bello” come si legge nella Bibbia, una perla di saggezza decisamente veritiera vista la bellezza di queste colline invase da questi alberi meravigliosi. Praia a Mare è uno dei primi centri ad avere avuto uno sviluppo turistico in Calabria e il motivo è presto detto: la città, abitata da poco più di 6000 abitanti, ha delle spiagge mozzafiato, che hanno fatto innamorare i viaggiatori italiani e stranieri. Ma c’è un elemento che la rende suggestiva e struggente, ovvero l’isola di Dino.


foto gentilmente concessa dal profilo Instagram giusepperussofoto 

Quante ne avrà viste questo splendido isolotto baciato dal sole? Covo di pirati saraceni, teatro di scontro per fermare l’armata napoleonica in discesa libera verso il sud Italia, scenario muto degli scontri navali fra tedeschi e inglesi durante la prima guerra mondiale, l’isola stregò Gianni Agnelli, che nel 1960 l’acquistò per renderla una meta del turismo di lusso. Alla fine il progetto naufragò e l’isola subì un periodo di interregno in cui il turismo indiscriminato cercava di rubare spazio alla natura incontaminata del luogo. Ad oggi sono ancora in corso le liti giuridiche per la proprietà: la verità è che la natura ha già detto la sua sulla questione, grazie all’assenza dell’uomo l’isola è diventata un piccolo parco di biodiversità, dove trovano dimora piante rare e diverse specie di animali e uccelli. Vi basta una piccola barca per vedere le meravigliose grotte che l’isola nasconde e farvi un bagno a largo dell’isola, meglio ancora se all’ora del tramonto, quando il sole si scioglie a contatto con il mare.

La riviera dei cedri è composta da scogliere che si lanciano a picco sul mare, regalando una vista all’ignaro spettatore da lasciarlo sbalordito: come fa il mare ad avere così tante declinazioni di blu? È questa è la domanda che si pone chiunque si trova a percorrere il sentiero dell’Arco Magno situato presso San Nicola Arcella



foto gentilmente concesse dal profilo Instagram dani_ceravolo (profilo fb: daniele ceravolo photography) 


Questa località balneare è stata di recente scoperta dal turismo grazie ai social media come Instagram: davvero esiste un posto così suggestivo nel cuore della Calabria? E come è stato possibile preservarlo al turismo di massa per così tanto tempo? Ancora una volta la natura ha provveduto a rendere nascosta questa meraviglia: la spiaggia infatti è raggiungibile solo via barca o percorrendo un sentiero che attraversa lo sperone di roccia. Chi ha la fortuna di percorrere il sentiero potrà vedere ben oltre la spiaggia di Arco Magno, abbracciando con gli orchi una buona porzione del golfo di Policastro. E di fronte al mare, la felicità è un’idea semplice.

Continua la nostra discesa verso Sud: c’è l’isolotto di Cirella, che ci annuncia del nostro arrivo a Diamante, un borgo marinaro che Gabriele D’Annunzio apostrofò come “la perla del Tirreno”. Tanti artisti, uomini e donne di cultura sono rimasti rapiti da Diamante, inebriati dai suoi profumi di salsedine e cedro, dai suoi colori vividi, dalla sua storia millenaria, che la racconta qui sin dal tempo dei greci in qualità di porto vivace di scambio con i popoli del Mediterraneo. Città dei panicilli, un dessert di cui D’annunzio andava ghiotto fatto da acini d’uva aromatizzati avvolti in foglie di cedro, del peperoncino e di più di 150 murales che affrescano la città dal 1981, realizzati da artisti di fama internazionale. Questa tradizione artistica simbolo di accoglienza la rendono uno dei musei a cielo aperto più grande del Sud Italia.



foto gentilmente concessa dal profilo Instagram ciccioiuli 


Belvedere Marittimo ha la bellezza nel nome: arroccato su uno sperone di roccia, da secoli osserva e difende il mare sottostante, offrendo una vista unica sulla Riviera dei Cedri. Qui ha trovato sepoltura il vescovo Valentino, protettore degli innamorati, per questo motivo è definito “il borgo dell’amore”, perché qui si riuniscono ogni anno il 14 Febbraio le coppie che decidono di rinnovare le promesse di amore eterno, all’ombra del Santo che dell’Amore ha fatto vessillo.
Guardia Piemontese è il simbolo della ricchezza linguistica della Regione: la città infatti è depositaria della lingua occitana, importata qui dalla popolazione valdese giunta nel XII secolo. La Calabria è una delle regioni con il maggior numero di isole linguistiche: oltre all’occitano è presente la lingua arbereshe (derivante dagli esuli albanesi giunti nel Sud Italia a partire dal XV secolo sul versante jonico del Pollino) e il grecanico, parlato dalla minoranza linguistica greca nella provincia di Reggio Calabria. Un borgo piccolo che mostra ancora agli occhi del visitatore i segni della crudele repressione del popolo valdese avvenuta nel 1561: tanto fu il sangue versato che scivolò oltre la porta d’ingresso, che da quel giorno prese il nome di porta del sangue. Guardia Piemontese è testimone silente della necessità di integrazione delle minoranze in ogni tempo, perché nulla arricchisce più della diversità, ma è anche il luogo simbolo “di una storia che nasce e un’estate che muore”. Davvero non sapevate che “Guardia ‘82” di Brunori Sas è un riferimento alle sue calde estati calabresi?


Il nostro viaggio finisce ai piedi di uno dei Santi più conosciuti in Italia e all’estero, il santuario di San Francesco di Paola, uno dei santuari più importanti del Sud Italia. Patrono delle due Sicilie, attualmente Patrono della Calabria e compatrono di Napoli, il culto per il Santo calabrese è dovuta alla sua storia, che lo vide peregrinare a lungo, fino a portarlo in Francia, dove morì. Influenzò gli uomini politici del suo tempo, invitandoli ad una vita spesa per gli altri, intessé rapporti diplomatici e dispensò miracoli in ogni dove. Oltre ad un ordine religioso e a numerosissime chiese in suo nome, sono giunti fino a noi tantissimi miracoli e storielle che raccontano la sua santità (la mia preferita resta quella dell’agnellino Martino!). Il santuario è in stile rinascimentale/barocco ed è stato edificato nella Gola dell’Isca.

foto gentilmente concessa dal profilo Instagram ph_massi


L’essenza della Calabria è tutta qui: odore di pini e natura alle spalle e colore di mare all’orizzonte. Perché la Calabria è una regione dai due colori, il verde dei monti e il blu del mare, diversi e sfumati in ogni angolo di questo meraviglioso territorio.
Questo viaggio alla scoperta della Calabria settentrionale si chiude qui: venite a trovarci e troverete porte aperte e cuori allegri. Perché la Calabria è la casa di tutti.   


(Anche per questo post ringrazio i gentilissimi autori degli scatti che mi hanno aiutato a raccontare la Calabria: grazie per la fiducia!)

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