per la stessa ragione del viaggio viaggiare...
Di ritorno!
Dopo quasi nove mesi di erasmus mi sono concessa finalmente un viaggio on the road da vivermi in tranquillità prima di buttarmi a capofitto nelle mie solite sessioni d'esami che coinvolgono Spagna e Italia. Zaino e Duci in spalla mi sono incamminata verso l'Andalucia. Già solo il viaggio verso Siviglia, prima tappa del nostro viaggio, è stata un'avventura: causa un mio erroneo calcolo nei tempi d'attesa fra un aereo e l'altro mi sono trovata a prendere di corsa a Ciampino l'aereo diretto a Siviglia dopo esser scesa da neppure 15 minuti dal volo che da Bari mi aveva portato lì. Sveglia dalle 4 del mattino (perchè rispetto alla mia adorata Rossangeles non è che Bari sia proprio a due passi) il volo da Bari parte, grazie al cielo, in orario, arrivo a Ciampino alle 09:05. Se vi viene in mente di usare Ciampino come scalo fra due voli sappiate che il secondo aeroporto di Roma NON HA l'area di scalo. Quindi abbiate l'accortezza di darvi uno stacco di almeno un'ora fra l'arrivo di un volo e l'apertura del gate dell'altro, perchè altrimenti farete la mia fine e, a 10 minuti dall'orario di chiusura del gate, vi troverete ai controlli ad elemosinare alla gente di farvi passare perchè il vostro aereo è già pronto a partire, e glielo direte in tutte le lingue conosciute.
Cosa dirvi di Siviglia? è splendida, ruba il cuore, ti emoziona, questo è stato l'effetto che mi ha creato. Uno stile personalissimo, lontano dalle arie sofisticate di altre città spagnole doc, non completamente araba come altre città del sud della Spagna. Ha una signorilità tutta sua, con le sue case di un bianco splendente macchiate ad ogni angolo da grappoli di fiori che colano via dai muri esterni delle case, dalle finestre, dai balconi. Le donne portano rose rosse come sangue fra i capelli intrecciati, gli occhi ben marcati dal trucco, ogni loro passo è un gesto di flamenco. è moderna e antica allo stesso tempo: ti affacci dalla Giralda, la torre più alta della città, e puoi osservare il bianco delle case imbrunirsi con il colore sanguigno del sole che tramonta oltre il quartiere di Triana e il suo fiume, fai due passi fino a Plaza mayor e a dominarla ci pensa la "setas", l'enorme "fungo" che svetta modernissimo all'inizio del quartiere della Macarena.
Abbiamo attraversato l'Andalucia per arrivare a Granada, una città completamente diversa non solo da Siviglia, ma da tutto ciò che avevo visto prima in questo paese. La reconquista spagnola sembra non sia mai passata da qui, e Granada continua a rimanere famosa per essere uno degli ultimi fortini arabi in Europa. Le geometrie di alcuni angoli più antichi della città, il forte odore di spezie nei vicoli, lo scorrere continuo dell'acqua nelle fontanelle che si incontrano ad ogni angolo, la vendita di thè dai sapori fruttati e i bazar con la mano di Fatima all'entrata, questa è Granada. Divisa fra due colli, su uno svetta l'Alhambra, dorata nel resto del giorno, aspra e rossiccia a contatto con il sole durante il tramonto, sull'altro il quartiere dell'Albayzin, speculare rispetto al colle dell'Alhambra, dove si trova uno dei punti panoramici più spettacolari del mondo: non si può passare da Granada senza sospirare dal belvedere San Nicolas. E l'Alhambra: vale la pena le lunghe ore di fila e l'essere molestati durante la visita dalle macchinette fotografiche dei giapponesi, ma è un posto che raccoglie tutti i profumi che Allah ha creato per questa Terra.
E durante il viaggio di ritorno verso Valencia, con il Duci che dormiva placido sulla mia spalla, osservavo l'entroterra di questo paese, così arido, dove pareva che nessun uomo mettesse piede lì da secoli, dove quella lunga linea ingrigita chiamata strada sembrava fosse stata lasciata lì per caso. Mi chiedevo se la Spagna fosse una terra dalle spettacolari contraddizioni e differenze per sua natura, oppure se fossero i miei occhi di viaggiatrice a vederla così. Mi chiedo quanto i miei occhi affamati di bellezze da vedere abbiano colorato il naturale splendore dei posti che ho visto. Un viaggio che mi è rimasto nel cuore, forse perchè è il primo che ho completamente organizzato e gestito da sola, che ho vissuto toccando con mani avide tutto quello che mi veniva incontro.
Questo viaggio ha inaugurato un ciclo che spero possa avere ancora molti capitoli da aggiungere, il ciclo dei "viaggi da grande", con i soldi messi da parte e i voli prenotati in offerta, con i localini scoperti per caso e gli ostelli che di confortevole avevano poco.
ed è stato anche il primo vero viaggio con il Duci, non la solita fuga nel posto più vicino per non impazzire fra un esame e l'altro, ma un viaggio che abbiamo vissuto tanto fino a stancarci, fino a consumare le suole, fino a riempirci gli occhi.
La valigia si è colmata fino a scoppiare, e l'ho svuotata solo adesso, qui davanti a voi.
Dopo quasi nove mesi di erasmus mi sono concessa finalmente un viaggio on the road da vivermi in tranquillità prima di buttarmi a capofitto nelle mie solite sessioni d'esami che coinvolgono Spagna e Italia. Zaino e Duci in spalla mi sono incamminata verso l'Andalucia. Già solo il viaggio verso Siviglia, prima tappa del nostro viaggio, è stata un'avventura: causa un mio erroneo calcolo nei tempi d'attesa fra un aereo e l'altro mi sono trovata a prendere di corsa a Ciampino l'aereo diretto a Siviglia dopo esser scesa da neppure 15 minuti dal volo che da Bari mi aveva portato lì. Sveglia dalle 4 del mattino (perchè rispetto alla mia adorata Rossangeles non è che Bari sia proprio a due passi) il volo da Bari parte, grazie al cielo, in orario, arrivo a Ciampino alle 09:05. Se vi viene in mente di usare Ciampino come scalo fra due voli sappiate che il secondo aeroporto di Roma NON HA l'area di scalo. Quindi abbiate l'accortezza di darvi uno stacco di almeno un'ora fra l'arrivo di un volo e l'apertura del gate dell'altro, perchè altrimenti farete la mia fine e, a 10 minuti dall'orario di chiusura del gate, vi troverete ai controlli ad elemosinare alla gente di farvi passare perchè il vostro aereo è già pronto a partire, e glielo direte in tutte le lingue conosciute.
Cosa dirvi di Siviglia? è splendida, ruba il cuore, ti emoziona, questo è stato l'effetto che mi ha creato. Uno stile personalissimo, lontano dalle arie sofisticate di altre città spagnole doc, non completamente araba come altre città del sud della Spagna. Ha una signorilità tutta sua, con le sue case di un bianco splendente macchiate ad ogni angolo da grappoli di fiori che colano via dai muri esterni delle case, dalle finestre, dai balconi. Le donne portano rose rosse come sangue fra i capelli intrecciati, gli occhi ben marcati dal trucco, ogni loro passo è un gesto di flamenco. è moderna e antica allo stesso tempo: ti affacci dalla Giralda, la torre più alta della città, e puoi osservare il bianco delle case imbrunirsi con il colore sanguigno del sole che tramonta oltre il quartiere di Triana e il suo fiume, fai due passi fino a Plaza mayor e a dominarla ci pensa la "setas", l'enorme "fungo" che svetta modernissimo all'inizio del quartiere della Macarena.
Abbiamo attraversato l'Andalucia per arrivare a Granada, una città completamente diversa non solo da Siviglia, ma da tutto ciò che avevo visto prima in questo paese. La reconquista spagnola sembra non sia mai passata da qui, e Granada continua a rimanere famosa per essere uno degli ultimi fortini arabi in Europa. Le geometrie di alcuni angoli più antichi della città, il forte odore di spezie nei vicoli, lo scorrere continuo dell'acqua nelle fontanelle che si incontrano ad ogni angolo, la vendita di thè dai sapori fruttati e i bazar con la mano di Fatima all'entrata, questa è Granada. Divisa fra due colli, su uno svetta l'Alhambra, dorata nel resto del giorno, aspra e rossiccia a contatto con il sole durante il tramonto, sull'altro il quartiere dell'Albayzin, speculare rispetto al colle dell'Alhambra, dove si trova uno dei punti panoramici più spettacolari del mondo: non si può passare da Granada senza sospirare dal belvedere San Nicolas. E l'Alhambra: vale la pena le lunghe ore di fila e l'essere molestati durante la visita dalle macchinette fotografiche dei giapponesi, ma è un posto che raccoglie tutti i profumi che Allah ha creato per questa Terra.
E durante il viaggio di ritorno verso Valencia, con il Duci che dormiva placido sulla mia spalla, osservavo l'entroterra di questo paese, così arido, dove pareva che nessun uomo mettesse piede lì da secoli, dove quella lunga linea ingrigita chiamata strada sembrava fosse stata lasciata lì per caso. Mi chiedevo se la Spagna fosse una terra dalle spettacolari contraddizioni e differenze per sua natura, oppure se fossero i miei occhi di viaggiatrice a vederla così. Mi chiedo quanto i miei occhi affamati di bellezze da vedere abbiano colorato il naturale splendore dei posti che ho visto. Un viaggio che mi è rimasto nel cuore, forse perchè è il primo che ho completamente organizzato e gestito da sola, che ho vissuto toccando con mani avide tutto quello che mi veniva incontro.
Questo viaggio ha inaugurato un ciclo che spero possa avere ancora molti capitoli da aggiungere, il ciclo dei "viaggi da grande", con i soldi messi da parte e i voli prenotati in offerta, con i localini scoperti per caso e gli ostelli che di confortevole avevano poco.
ed è stato anche il primo vero viaggio con il Duci, non la solita fuga nel posto più vicino per non impazzire fra un esame e l'altro, ma un viaggio che abbiamo vissuto tanto fino a stancarci, fino a consumare le suole, fino a riempirci gli occhi.
La valigia si è colmata fino a scoppiare, e l'ho svuotata solo adesso, qui davanti a voi.

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