che vita di melma!

Mi dicono che in Italia vada molto di moda una canzoncina super orecchiabile e dal video ipercolorato: Levante e la sua "Alfonso" da settimane canticchia alle mie orecchie grazie al mio i-pod aranciato. Non solo io adoro la voce di questa ragazza bruna, ma trovo che rispecchi benissimo la mia situazione attuale per due elementi presenti nel ritornello:
1) Alfonso: il nome del mio professore spagnolo di diritto canonico. Una persona molto cordiale con infinita passione nella sua materia. E avrei voluto incontrarti in un'altra vita o in altro erasmus, magari non nello stesso semestre in cui mi dimeno fra diritto romano e diritto internazionale. Sicuramente ti avrei studiato di più, e invece le cose sono andate diversamente, e quindi mio caro Alfonso dovrò studiare la tua materia in un paio di pomeriggi per cercare di fare una figura non dico gentile, ma almeno decente venerdì, giorno dell'esame.
2) l'elemento "che vita di meeeeeeerdaaaaaa": sto sotto esame ragà! Fa tanto cado e respiro l'estate dalle finestre spalancate del mio appartamento. La vita in sessione d'esame, che la si faccia in Italia o all'estero resta pur sempre una vita di melma, in qualsiasi stagione dell'anno.
La citazione usata nel titolo del post è tratta da una splendida canzone di Claudio Bisio, tal "Guglielma (che vita di melma), anche questa perfetta per il periodo, perchè ascoltare il cd di Bisio "Patè d'animo" insieme ad Elio e le storie tese mentre leggo in pausa "Bar sport" di Benni mi manda in visibilio.
Per il resto qui è giugno, immagino sia giugno anche in Italia, e immagino che sia un periodo di melma per tutti gli studenti universitari. Io ho cominciato stamattina ed è stato uno shock: esame alle 9:30, sveglia dalle 7, io e il sole ci siamo alzati dai nostri rispettivi letti contemporaneamente e devo dire che avevamo due facce sbattute che manco ve le racconto.  Però forza e coraggio, almeno il primo è stato fatto e speriamo sia andato bene, giovedì prossimo chiudiamo la sessione estiva in Spagna.
E se è arrivato il tempo in cui finisce anche la seconda sessione d'esame il messaggio che si porta dietro questa data è solo uno: è tempo di tornare.
Mi sento molto strana a riguardo. Non riesco ancora a sentirmi triste, mi sento però confusa riguardo al ritorno, indecisa, nostalgica per quello che fra poco lascerò e quello che mi sono lasciata dietro e che andrò a riabbracciare a breve. Però anche felice. Ho tanti sorrisi in Italia che mi aspettano, persone curiose che mi diranno "Allora? Quest'anno fuori?", i sapori di casa, il suono delle parole a me care per casa e per le strade.
Ho cominciato a fare già i miei bagagli mentali, quelli che non occupano spazio nella stiva di un aereo nè danno problemi al ceck-in di Ryanair. Metto tante parole dal suono bellissimo in queste mie valigie: playa, emborracharse, abuela, te deseo lo mejor, te espero pronto, sobremesa.
Nei miei bagagli ho già riposto con cura le nuove lenti con cui ho guardato il mondo durante questo anno. E per il momento lascio tutto mezzo pronto mezzo sfatto, voglio ultimare il tutto poco prima di partire.

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