Sciolgo le trecce ai cavalli

Oggi è una splendida domenica pomeriggio.
Il caldo si è placato grazie ad un adorabile venticello fresco che rallegra la città (forse anche troppo, visto che oggi mi ha fatto fare la figura di Marilyn Monroe per strada...), le rondini svolazzano nel cielo, per vedere il tramonto bisogna aspettare le dieci di sera e sono iniziati i mondiali.
Ma la cosa più bella di tutte è che io ho finito la sessione.
 Un giorno memorabile, che non si ripeterà mai più nella mia storia di studentessa universitaria: il 12 giugno, intorno alle ore 11 del mattino ho messo un bel cartello "chiuso per ferie" nel mio cervello.
E attualmente conduco la vita del pensionato: mi sveglio, vago per casa e per i giardini della città con le braccia incrociate dietro la schiena, mi spiaggio come una balena fra divano e letto leggendo qualcosa, do un senso alla mia esistenza guardando Boris, Gomorra e tutto quello che mi capita sotto mano.
L'ultimo esame che ho dato era quello che mi impensieriva di più: diritto internazionale, esame orale (l'unico esame orale che ho sostenuto durante l'anno, e vi assicuro che non è una cosa così semplice mettersi a parlare per venti minuti in linguaggio tecnico in un altro idioma), professoressa niente affatto tranquilla, ma anzi parecchio tosta e cazzuta.
Ma il vero spauracchio dell'esame erano le domande: non il classico esame all'italiana,con due assistenti occhialuti che ti fanno le domande che girano loro per la testa. La professoressa aveva diviso il programma in due blocchi e a scegliere la domanda eri tu, ignaro studente, che riponendo tutta la fortuna nelle tue mani dovevi pescare la domanda. Devo ammettere che in quanto a fortuna in genere non sono affatto il cugino Gastone, ma questa volta mi è andata discretamente: due domande su cui mi sentivo molto carica. Ed è andata bene!
 Ciò vuol dire che posso godermi tranquillamente i mondiali, posso aspettare di vedere l'Italia giocare a mezzanotte e passare il giovedì sera a guardare la partita d'apertura mentre sciolgo le treccine della mia coinquilina (da qui il nome del post. Non potevo assolutamente immaginare che fosse un compito così difficile, specialmente se la tua coinquilina ha i capelli stile afro).
E vi posso dire anche che vedere giocare la propria nazionale in un altro paese è davvero una bella emozione: io la Cami e la Vero vestite con i colori della nostra bandiera, in un bar pieno di italiani, a cantare a squarcia gola l'inno sperando di non commuoversi troppo.
 Momenti patriottici a parte vorrei dire giusto due cose:
1) Gli italiani sono sempre italiani. Fanno un casino pazzesco, pretendono di parlare con il cameriere non in inglese, ma in un italiano dal forte accento del nord,si stupiscono se non vengono compresi, tirano giù tutto il calendario di frate Indovino quando Pirlo si becca la traversa o quando inquadrano il povero Paletta.
2) gli spagnoli; strana razza. è inutile descrivervi a parole l'angoscia e il disagio provato per la tuonante sconfitta delle Furie Rosse contro gli Orange, però, dal momento che loro sono un popolo terribilmente orgoglioso, quasi più degli italiani, la loro filosofia è "se perdiamo noi devono perdere tutti". E infatti gli spagnoli presenti ieri nel bar gufavano Italia e tifavano senza entusiasmo l'Inghilterra. Fatevi due domande però: tifate Spagna e si perde, tifate Inghilterra e si perde, ma non è che forse a portare sfiga sono proprio gli spagnoli???????
Nel dubbio: Queen Elisabeth: TOMAAAAAAA!!! :)
 

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