DilloConUnLibro: “Nuovo dizionario delle cose perdute” di Francesco Guccini
Molti
di voi conoscono Francesco Guccini solo per le sue meravigliose canzoni o per i
racconti fra mito e leggenda dei suoi concerti (e io sono stata una delle
ultime fortunate elette ad aver assistito al suo ultimo tour; magari un giorno
vi racconterò del delirio che si crea quando si sentono le prime note della
Locomotiva); tanti non sanno però che Guccini è anche un finissimo scrittore, e
il suo argomento preferito è il racconto di ciò che non c’è (o non ci può
essere) più.
“Nuovo
dizionario delle cose perdute” arriva dopo un primo dizionario che il
cantautore bolognese aveva scritto nel 2012, ma così tanti furono gli oggetti e
le situazioni passate emerse dalle maglie della sua memoria che ha avvertito
l’esigenza di scrivere un nuovo dizionario, per ricordare a noi nati (quasi)
nel nuovo millennio che esisteva un periodo in cui le cabine telefoniche
servivano per chiamare gli amici lontani e non solo a Nembo kid (Nembo chi?)
per infilarsi il costume da supereroe, il bucato non si faceva nelle lavatrici
e che le catene di Sant’Antonio sono sempre esistite, ma non arrivavano tramite
messaggi whatsapp, bensì per posta.
È
un continuo richiamo ad un Italia (o forse ad un mondo) che non c’è più, che è
rimasto racchiuso fra le pagine ingiallite degli elenchi telefonici o fra
scaffali alti e polverosi delle drogherie, un mondo migliore quello che è stato
per Guccini, anche se io, nonostante il mio amore smisurato per lui, non riesco
a condividere, e non solo perché sono “figlia del mio tempo”. Strano ma vero,
ma molte delle situazioni da lui raccontate io le ricordo bene: mi ricordo di
quando feci la mia prima gita di classe ad Altomonte in terza elementare e di
mio papà che mi comprò una scheda telefonica da 5000 lire per chiamare casa, o
dei fogli di carta carbone che mia mamma conservava nei cassetti della sua
scrivania da impiegata statale, anche se, lo ammetto, non ho mai capito come
funzionassero. È vero, non ho mai visto un carro gommato, né le strade
completamente sgombre di macchine da poter giocare tranquillamente per strada,
ma chi non è stato curato dai raffreddori con i rimedi della nonna? Oppure chi,
da bambino la sera della vigilia non vedeva l’ora che il babbo si accorgesse
delle letterine di Natale sotto il piatto?
Per
Guccini nutro un rispetto profondo, la sua voce è stata di compagnia durante il
periodo che mi ha traghettato dalla spensieratezza a pensieri più maturi,
ancora oggi le mie canzoni preferite appartengono al suo repertorio, però una
cosa che non mi piace di chi arriva all’età della saggezza è questo voltarsi
indietro e dire “era meglio allora”. Perché magari il suo ricordo del bucato
lavato con la cenere era poetico, ma sono abbastanza convinta che la lavatrice
sia sicuramente meno faticosa e più redditizia, e sarebbero d'accordo con me tutte le lavandaie delle passate generazioni.
Non
ho compiuto ancora venticinque anni, eppure di cose che ormai sono cadute in
disuso ne ho viste tante: ma dico, ve le ricordate le videocassette? O gli
squilli che si facevano fra amici per dire “ti penso”? Per copiare durante la
versione di greco qualche anno fa noi usavamo bigliettini volanti e trucchi
degni del mago Casanova; cosa ne sanno gli studenti di oggi cercare sul Rocci
proprio la frase di Senofonte presente nella versione quando oggi hanno gli
smartphone e in meno di cinque minuti tutte le opere senofontee tradotte in tre
lingue a portata di dita? Loro non potranno raccontare delle soluzioni del
compito di matematica che arrivavano in classe nella busta dei panini, ma
avranno il loro mondo, le loro storie da raccontare.
Il
Nuovo dizionario resta però una lettura da fare per chi, come me, adora sentir
raccontare storie. E siccome questo sentir narrare storie fa venire a mia volta in mente storie che vanno raccontate, colgo l'occasione di questo spazio per annunciare una nuova rubrica del blog, ovvero "Il dizionario delle cose perdute 2.0". In memoria di tutte le cose perdute e a quelle che verranno, e che oggi ci sembrano indispensabili.
Titolo:
Nuovo dizionario delle cose perdute
Autore:
Francesco Guccini
Editore:
Mondadori
Pagine:
148
Prezzo:
10,20 €

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