Mostre a Roma: LOVE al Chiostro del Bramante

Su questo blog, fra serio e faceto, affrontiamo pagine di vita in ordine sparso: esperienze personali, libri, serie tv, momenti di sclero, racconti di vita quotidiana.
Apriamo il mese di ottobre con un inserto culturale: sono pronta a raccontarvi la mostra "LOVE" al chiostro del Bramante.
Premessa necessaria: non sono un'amante dell'arte contemporanea, non ho la sensibilità giusta per capire subito cosa un artista vuole dire con la sua opera.
Ora, se fossi stata una persona seria che vuole fare una recensione di una mostra, prima spiegherebbe di cosa si tratta, se è una esposizione su un tema o su un artista, obiettivi della mostra, breve storia degli artisti e via discorrendo, io invece, che sono una perfetta signora Nessuna, ho introdotto il discorso con una premessa evidentemente inutile al nostro discorso.
Molto bene, continuiamo a raccontare allora perchè ho deciso di andare ad una mostra che, di per sè, sembrava non mi interessasse.
Il motivo per cui ho deciso di andare, devota e pellegrina, verso il chiostro è che chi cura le mostre di questo polo espositivo deve essere una persona che, evidentemente, ci sa fare. E anche i social media manager ci sanno fare, e pure parecchio, perchè a furia di vedere i profili social del chiostro ho capito che rischiavo di perdere l'evento culturale dell'autunno, e così mi sono portata dietro l'Ing. e, allegramente, abbiamo zompettato fino a piazza Navona.
La mostra inizia già nel Chiostro: due quadrati di lettere di Robert Indiana, LOVE e AMOR fanno bella mostra di sè, davanti agli occhi dei visitatori.
E noi chi siamo, dal rifiutarci di fotografarli e fotografarci con le opere? Io, vestita in perfetto stile Instagram mi sono posata languida e a più riprese sulle opere, facendo finta di non sapere di essere immortalata dall'Ing.
Si vede che non mi ero AFFATTO ACCORTA di essere fotografata? Bene, perchè è essenziale questo atteggiamento se vuoi fare un Instagram dall'alto tasso culturale.
Vabbè, dopo essermi spalmata per mezz'ora su ogni lettera, finalmente siamo entrati nel vivo della mostra. L'audio guida è inclusa nel prezzo del biglietto ed è fondamentale: quel gran genio che ha curato la mostra ha creato ben cinque diversi percorsi audio e tu, spettatore attento e radical chic, dovresti decidere il profilo giusto sulla base delle tue sensazioni.
Io ho scelto DAVID, che mi si è presentato così: "Un uomo senza tempo e senza età. Come and dream by me".
Sono troppo, ma troppo radical per non scegliere un profilo del genere.
il profilo dell'Ing.; AMY: "Sono la ragazza della porta accanto. Ascoltami che ti stupirò"
L'Ing. è troppo, ma troppo sgallettato per non scegliere un profilo del genere.
La mostra inizia e DAVID comincia a cantare canzoni suadenti alle mie orecchie ad ogni opera che sfila di fronte a noi. Grazie al cielo sono radical, troppo radical, per trattenermi dal tirare l'Ing. dentro il primo angolo appartato per fare camporella. Oh, d'altra parte si parla di amore, baci, carezze, canzoni romantiche: questa mostra potrebbe essere più efficace di una qualsiasi campagna sul fertility day della Lorenzin.
DAVID e AMY ci spingono da una stanza all'altra: Marc Quinn rappresenta un amore lussureggiante e graffiante insieme: fiori coloratissimi attaccati alle pareti e, al centro di una grande sala, una statua che immortala un bacio fra due innamorati: lei senza un braccio, lui con gli arti superiori atrofizzati.
L'amore non conosce linee perfette.
Una Marilyn Monroe di Andy Warhol  lascia il posto alle opere scritte di Tracey Emin: "My forgotten heart", scritto con il neon, freddo e imperituro.
Se con le sculture di Francesco Vezzoli ci si diverte, Joana Vasconcelos un enorme cuore rosso fatto di posate di plastica si muove e canta sulle note e con la voce di Amalia Rodriguez, regina del fado.
Che ve lo dico a fare, anche in questo caso sono stata DISTRATTAMENTE fotografata.
Ovviamente, da regina dei social qual sono, l'istallazione che più mi ha colpita è quella di Yayoi Kusama e la sua "Infinity mirrored room, All the eternal love I have for the pumpkins".
Sì sì, avete capito bene: in questa istallazione ci sono specchi e zucche insieme. Cosa c'entri con il tema dell'amore una stanza piena di specchi insieme a delle zucche psichedeliche personalmente non lo so, probabilmente le zucche sono un feticcio della Kusama: lei le zucche, io le puntate di "Beautiful", ognuno ha il suo. Per certo, posso dire che l'installazione è davvero ben riuscita, e 20 secondi da trascorrere in solitaria nella infinity room sono più che sufficienti; credo che se fossi rimasta qualche secondo di più mi avreste trovato con mazzi di capelli in mano.
 Giusto per rendere l'idea.
La mostra ci è piaciuta? Moltissimo, anche perchè quei geniacci che lavorano al chiostro hanno reso la mostra decisamente social, permettendo di fotografare tutte le opere e creando anche un hastag ad hoc, #chiostrolove. Noi siamo malati di social, figurarsi se potevamo tirarci indietro.
è davvero l'evento culturale della stagione? Assolutamente sì, perchè è una mostra ambiziosa e sa soddisfare a pieno il suo pubblico. 
ANDATE ANDATE ANDATE!
perchè sarà una mostra di cui vi porterete dietro l'indelebile e psichedelico ricordo.
(per maggiori informazioni/orari/prezzi/altri artisti in mostra vi invito ad andare qui.)

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