Gite fuori porta: Viterbo e la magia del Natale

Buongiorno e Auguri di buon Natale passato! (questa espressione mi fa molto sentire in piena atmosfera da Canto di Natale di Dickens [o Disney, dipende dai punti di vista]).
Ora, se fossi una persona cattiva, vi chiederei: MA COSA FATE A CAPODANNO????
Siete delle persone fortunate: non sono così crudele, però ho un consiglio a portata di mano per chi vuole concedersi una gita fuori porta in zona centro Italia: perchè non andare a Viterbo?

Mica dico Viterbo tanto per dire: l'antica città sede dei papi è stata infatti trasformata in un borgo a tema natalizio grazia all'iniziativa del Caffeina Christmas village: un villaggio natalizio a misura di famiglie  ricco di eventi e intrattenimenti adatti a grandi e piccini.
Io e l'Ing. siamo andati a vedere per voi come si sta a Viterbo sotto le feste: ecco il nostro racconto di un freddo fine settimana nella Tuscia.

Partiamo dal presupposto che l'Ing. è originario della Tuscia, quindi quando si avvicina agli ambienti dell'infanzia entra in pieno spirito waldeinsamkeit ovvero il senso di straniamento (che diventa estasi) che si prova a passeggiare in un bosco. Io che sono nata a livello del mare non è che lo capisco molto e quindi siamo tipo gli Albert e Victoria della situazione, senza titoli nobiliari alle spalle.
                      (Solo per dire che l'Ing. è bello uguale a Tom Hughes. Anche un po' di più).

Dopo un viaggio in treno di da Roma a Viterbo durato due ore (di cui una passata dentro Roma. Il treno si è fermato in ogni singola stazione. Una cosa esagerata), la città, con le sue mura, si è mostrata a noi dai finestrini del treno. Superbo lo sguardo sulle mura medievali perfettamente conservate, l'ingresso nel centro storico da porta romana ti fa sentire subito dentro le pagine dei Pilastri della terra.
Lasciate le valigie nel b&b che avevamo prenotato (e dove siamo stati benissimo, per dare un'occhiata andate qui), siamo usciti per immergerci nella nostro viaggio indietro nel tempo alla riscoperta del Medievo.

Viterbo è una città che se l'è comandata tantissimo nel periodo dei Guelfi e Ghibellini: rase al suolo la città di Ferento, acquisendo nel suo stemma la palma, simbolo della città distrutta e assoggettata (una simbologia che non colgo: fa un freddo becco nella Tuscia, ma come vi viene di mettere la palma come simbolo????), divenne sede vescovile nel 1192 per poi divenire centro delle lotte fra Papato e Impero, con la giovane Rosa (poi diventata Santa, cui la città e devotissima) da una parte e Federico II dall'altra. Un po' come dire Malala e Trump oggi, per intenderci.
Divenuta città filo-papale, inizia il periodo aureo della città, la quale divenne sede pontificia per un periodo: sarà a Viterbo che nascerà il conclave, ovvero il metodo di elezione papale clausi cum clave ancora oggi adottato.
Questo perchè, dopo venti mesi di mancata elezione del nuovo papa, i Viterbesi si erano così scocciati che li hanno chiusi a chiave, ci davano pane e acqua ai cardinali e hanno pure scoperchiato il tetto del luogo in cui erano stati rinchiusi.
Guarda caso, il papa venne eletto subito. Questo un po' per far capire di che pasta sono fatti i viterbesi.
Passato questo momento in cui la storia ha puntato i riflettori sulla città, con il ritorno della sede papale a Roma, inizia il lento declino di Viterbo.
C'è da dire però che l'aspetto attuale della città è frutto proprio di quel periodo, che la rende un piccolo gioiello che consiglio vivamente di visitare.
la valle di Faul, fuori le mura della città

la fontana all'interno del palazzo dei priori, oggi sede del Comune della città. Nella parte alta della fontana lo stemma della città (ovvero i leoni e la palma), cui manca lo stendardo imperiale, altro simbolo presente nello stemma

La loggia dei papi, il posto più instagrammabile di Viterbo

Viterbo al tramonto


Ma quindi, com'è Viterbo illuminata dalle luci del Natale? 
Semplicemente bellissima: la città viene resa ancor più magica dalle decorazioni, dall'odore di cioccolata calda e vin brulè venduto agli angoli delle strade, dal vociare dei bambini e dal suono delle canzoni natalizie in filodiffusione per tutto il centro storico. Del Caffeina Christmas village mi ha colpito soprattutto questo, ovvero essere stati capaci di creare un evento a dimensione di famiglia: tutto è pensato e predisposto per accogliere famiglie con bambini piccoli e grandi, con bagni pubblici con fasciatoi all'interno (che mancano troppo spesso nei luoghi pubblici!), eventi e attrazioni a misura di bimbi e famiglie, in un clima rilassato e allegro. In un momento storico in cui sembra che nessuno sopporti più i bambini perchè tutti indistintamente vivaci, ingestibili e maleducati (vedi le varie politiche child free che gli esercenti turistici stanno attuando a svantaggio delle famiglie) vedere come vengano messi a punto eventi pensati per le famiglie e per festeggiare l'allegria dei bambini fa bene al cuore. 
quartiere San Pellegrino: qui dove i Pilastri della Terra incontra Elf

il palazzo della bella Galiana, ovvero la ragazza più bella di Viterbo. 

la piazza del Comune. Di spelacchi qui nemmeno l'ombra.

Spelacchio chi?

Loggia dei papi, Michael Bublè in filodiffusione e giostre natalizie

Spelacchio: variazione sul tema. 

Oh, poi certo: non avevamo bambini con noi, il ché lì per lì ci ha fatti quasi sentire fuori luogo, ma noi ci sentiamo dentro alunni della scuola dell'infanzia, e questo ha ovviato ogni problema.
Un piccolo Ing. stella cometa, a supporto di quanto appena detto

Insomma, cosa mi resterà di Viterbo?
- il freddo e l'acqua che ci ha buttato addosso: nonostante le mani paralizzate dal freddo nei guanti, la pioggia ha reso il panorama estremamente poetico e malinconico, mentre il sole che ci ha svegliato domenica mattina, ha reso ogni cosa illuminata, ma di un freddo esagerato (nonostante ciò, ho riportato a casa tutte le dita, un grande risultato).
- il cibo: in montagna si mangia bene, e questo si sa, ma averne la conferma fa proprio piacere. Noi abbiamo mangiato qui, ma ciò che dovete assolutamente mangiare a Viterbo, e nella Tuscia in generale, sono i prodotti da norcineria: salumi e formaggi hanno un sapore rustico e genuino, il vino è corposo (se non bevete vino da queste parti siete proprio scemi!) e le carni meritano: stufati, selvaggina, cinghiale, trippa, fagioli con le cotiche. Anche zuppe e primi piatti meritano decisamente e sembrano quasi la "scelta light" in mezzo agli intingoli vari che i menù propongono (anche se ho letto un articolo in cui si dice che la dieta a dicembre è illegale in 135 Stati, Italia compresa ;P ) 
La faccia soddisfatta di chi ha mangiato bene 
- l'identità viterbese: sembra quasi strano, eppure quando si vive in città grandi come Roma si rischia di perdere l'identità tipica del tessuto antropologico italiano. Viterbo, pur essendo città capoluogo di provincia, è comunque piccola, ed ha mantenuto la propria identità, le proprie abitudini, sa tenere vivo il ricordo del passaggio della storia. Ciò che mi ha colpito, passeggiando per le strade, è il continuo riferimento alla II guerra mondiale, che ha quasi distrutto la città e il viterbese tutto. Ciò che la guerra ha distrutto, la pace è stata capace di ricostruire con grande esattezza. Anche nei nostri piccoli conflitti personali, dovremmo fare in modo di ricostruire e lasciare i segni di ciò che è passato sopra. 

Insomma, che fate? Ci andate a Viterbo? 

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