Il dizionario delle cose perdute 2.0: il Natale dei bambini degli anni '90
Siamo entrati nel pieno delle feste natalizie: io finalmente, dopo una lunga traversata a tappe, sono giunta nel mio paesello natìo (sebbene in quanto a lavoro da fare... Dio ce ne scampi!) e passo le miei giornate davanti al fuoco:
- io davanti al fuoco che lavoro;
- io davanti al fuoco che leggo;
- io davanti al fuoco che gioco a candycrush.
Lo scorso fine settimana però sono stata a Viterbo (e della mia esperienza nella Tuscia vi parlerò nel prossimo post per darvi qualche suggerimento di viaggio durante le vacanze di Natale) la quale è stata addobbata a festa per accogliere i bambini in un percorso a loro dedicato.
E dunque ho aperto gli scatoloni dei ricordi, insieme a quelli delle decorazioni dell'albero di Natale, e ho messo qui, word su carta, i miei ricordi di Natale.
L'ALBERO DI NATALE
Lo ricordo bene: era un alberello che andava un sacco di moda negli anni '90, con la neve finta e posticcia sui rami, mamma che diceva (leggi URLAVA) di non toccare i rami per non far cadere la neve finta a terra per non spampinare l'albero. Poi mia mamma, che è la donna più garbata del mondo, ha fatto le decorazioni con le sue mani: comprò questo vellutino rosa pesca bordato d'oro ed ha cucito a mano i fiocchi da appendere sul ramo.
E lo ha fatto di notte, mentre noi dormivamo.
Poi ha comprato questi uccellini alla coin, tipo delle rondinelle: io e mia sorella più grande ci divertivamo a mettere sotto il dito e a fingere di essere Biancaneve che cantava insieme agli uccelletti. Poi abbiamo preso un mega set di palline a forma di cuoricini e pigne completamente dorate che abbiamo rotto progressivamente in numero sempre maggiore di Natale in Natale.
Poi c'è stato l'anno che abbiamo preso le decorazioni sbrilluccicose.
Poi l'anno delle cosine fatte con le nostre mani.
Poi l'anno delle decorazioni fatte in feltro.
E ad oggi il nostro albero è multicolore con le decorazioni più vecchie tenute ai rami con lo spago
(nascoste nel parte di dietro) e decorazioni in vetro finissimo che, chissà perchè, nessuno mi fa toccare.
IL PRESEPE
Se l'albero di Natale era competenza di mamma, il presepe è sempre stato un lavoro da papà. Noi avevamo (e abbiamo tutt'ora) un solo compito: togliere i pastori dal loro involucro di fogli di giornali. E mentre papà montava le montagne e ne innevava le punte con la farina e il borotalco, noi giocavamo a ad accoppiare i pastori.
Avevamo una pastorella preferita che lavava i panni presso una fontana che avevamo chiamato Cenerentola ( ovviamente eravamo delle #disneyaddicted), poi accoppiavamo gli altri pastori in base all'altezza, perchè non ci sembrava giusto far stare insieme la pastorella con le anfore dell'acqua alta 15 cm con lo zampognaro alto 30 cm. E infatti lo zampognaro restava sempre da solo, ma negli ultimi anni abbiamo reso felice anche lui, perchè abbiamo preso una splendida pastorella con le trecce e le fiaschette di vino: insomma la parabola della trasformazione dell'acqua in vino si è compiuta anche nel nostro presepe.
Negli anni il presepe si è arricchito di fontanelle con acqua vera e forni e falò animati: ad oggi quindi il nostro sport preferito è mettere un animaletto diverso ogni giorno ad arrostire sul fuoco, ovvero:
- una pecora
- un coniglietto
- un maialino
- un cigno
- un elefante senza proboscide e senza zampe
- un cane senza zampe
- un pastorello.
E mio padre si arrabbia con noi ogni mattina "ma quando eravate piccole non eravate così impunite!" No papà, non lo eravamo: tu facevi il presepe così in alto che per mettere il bambinello nella grotta la vigilia di Natale dovevi prenderci in braccio!
LE RECITE
Era già ottobre quando a scuola, fra le maestre, girava il copione della recita di Natale. terza elementare si decide di fare un grande classico, ovvero la nascita di Gesù bambino. E io volevo essere la sola ed unica protagonista: ovvero la Madonna. tutto si giocava sulla lunghezza dei capelli per accaparrarsi il ruolo così ambito. non mi feci toccare i capelli da mia madre neanche per pettinarli. Alla fine la parte fu mia, ma mai avrei immaginato che il ruolo di Giuseppe sarebbe toccato in sorte al compagno di scuola che tanto mi piaceva.
E nel copione era previsto addirittura un abbraccio.
SCON-CE-RI-E
Mi ricordo che durante le prove saltavamo sempre l'abbraccio "che poi lo proviamo" dicevamo io e lui. Insomma, il primo abbraccio avvenne il giorno della recita: la cosa più imbarazzante della mia vita: lui si è tipo abbassato ( io ovviamente ero alta già un metro e uno gnocco) e mi ha abbracciato tutto storto, io sono rimasta impalata tipo ghiacciolo perchè ero troppo emozionata e lui per sbaglio mi ha calato giù il velo che non ho più saputo rimettere in testa, perchè me lo aveva sistemato mamma.
E diciamolo, se il bambino di cui ero tanto innamorata era una schiappa come abbracciatore, lo era anche come falegname: per il nostro bambinello aveva preparato una culletta fatta con le cassette di legno della frutta.
In quel momento ho visto in faccia il nostro futuro ed ho deciso che non era il bambino giusto per me
I REGALI
Se si parla di bambini e Natale non si può non citare la questione regali. Io da bambina desideravo molte cose:
- emilio il robot
- la pista delle hot weels shark attack
- la fabbrica degli schifidol.
Cosa ho invece ricevuto:
- il set di gioielli con tanto di tiara ( cosa che ho molto apprezzato, poichè ai tempi dicevo a tutti "sono bellissima perchè ho i capelli biondi e gli occhi chiari [giuro, dicevo così]);
- il piccolo chimico, che mi è stato sequestrato dopo aver fatto esplodere una provetta perchè giocavo davanti al camino
- il dolceforno: ci ho cotto una sola crostatina,che è rimasta attaccata allo stampino e quindi da lì il dolceforno è finito sulla mensola più alta della libreria.
Ma ho ricevuto anche dei regali fighissimi, come il torchio del vasaio, barbie giovane studentessa con tanto di armadietto in cui potevo metterci anche bigliettini segreti ( a me rivolti e da me scritti), il gioco da tavola "giorno di paga".
Che poi vi dirò: una delle cose belle di avere tre sorelle è il fatto che si gioca anche con i giochi delle altre, quindi i giocattoli da uno si moltiplicavano in quattro.
Il Natale è sempre una festa bellissima, ma ammettiamolo: quando si è bambini c'è tutta un'altra magia
- io davanti al fuoco che lavoro;
- io davanti al fuoco che leggo;
- io davanti al fuoco che gioco a candycrush.
Lo scorso fine settimana però sono stata a Viterbo (e della mia esperienza nella Tuscia vi parlerò nel prossimo post per darvi qualche suggerimento di viaggio durante le vacanze di Natale) la quale è stata addobbata a festa per accogliere i bambini in un percorso a loro dedicato.
E dunque ho aperto gli scatoloni dei ricordi, insieme a quelli delle decorazioni dell'albero di Natale, e ho messo qui, word su carta, i miei ricordi di Natale.
L'ALBERO DI NATALE
Lo ricordo bene: era un alberello che andava un sacco di moda negli anni '90, con la neve finta e posticcia sui rami, mamma che diceva (leggi URLAVA) di non toccare i rami per non far cadere la neve finta a terra per non spampinare l'albero. Poi mia mamma, che è la donna più garbata del mondo, ha fatto le decorazioni con le sue mani: comprò questo vellutino rosa pesca bordato d'oro ed ha cucito a mano i fiocchi da appendere sul ramo.
E lo ha fatto di notte, mentre noi dormivamo.
Poi ha comprato questi uccellini alla coin, tipo delle rondinelle: io e mia sorella più grande ci divertivamo a mettere sotto il dito e a fingere di essere Biancaneve che cantava insieme agli uccelletti. Poi abbiamo preso un mega set di palline a forma di cuoricini e pigne completamente dorate che abbiamo rotto progressivamente in numero sempre maggiore di Natale in Natale.
Poi c'è stato l'anno che abbiamo preso le decorazioni sbrilluccicose.
Poi l'anno delle cosine fatte con le nostre mani.
Poi l'anno delle decorazioni fatte in feltro.
E ad oggi il nostro albero è multicolore con le decorazioni più vecchie tenute ai rami con lo spago
(nascoste nel parte di dietro) e decorazioni in vetro finissimo che, chissà perchè, nessuno mi fa toccare.
IL PRESEPE
Se l'albero di Natale era competenza di mamma, il presepe è sempre stato un lavoro da papà. Noi avevamo (e abbiamo tutt'ora) un solo compito: togliere i pastori dal loro involucro di fogli di giornali. E mentre papà montava le montagne e ne innevava le punte con la farina e il borotalco, noi giocavamo a ad accoppiare i pastori.
Avevamo una pastorella preferita che lavava i panni presso una fontana che avevamo chiamato Cenerentola ( ovviamente eravamo delle #disneyaddicted), poi accoppiavamo gli altri pastori in base all'altezza, perchè non ci sembrava giusto far stare insieme la pastorella con le anfore dell'acqua alta 15 cm con lo zampognaro alto 30 cm. E infatti lo zampognaro restava sempre da solo, ma negli ultimi anni abbiamo reso felice anche lui, perchè abbiamo preso una splendida pastorella con le trecce e le fiaschette di vino: insomma la parabola della trasformazione dell'acqua in vino si è compiuta anche nel nostro presepe.
Negli anni il presepe si è arricchito di fontanelle con acqua vera e forni e falò animati: ad oggi quindi il nostro sport preferito è mettere un animaletto diverso ogni giorno ad arrostire sul fuoco, ovvero:
- una pecora
- un coniglietto
- un maialino
- un cigno
- un elefante senza proboscide e senza zampe
- un cane senza zampe
- un pastorello.
E mio padre si arrabbia con noi ogni mattina "ma quando eravate piccole non eravate così impunite!" No papà, non lo eravamo: tu facevi il presepe così in alto che per mettere il bambinello nella grotta la vigilia di Natale dovevi prenderci in braccio!
LE RECITE
Era già ottobre quando a scuola, fra le maestre, girava il copione della recita di Natale. terza elementare si decide di fare un grande classico, ovvero la nascita di Gesù bambino. E io volevo essere la sola ed unica protagonista: ovvero la Madonna. tutto si giocava sulla lunghezza dei capelli per accaparrarsi il ruolo così ambito. non mi feci toccare i capelli da mia madre neanche per pettinarli. Alla fine la parte fu mia, ma mai avrei immaginato che il ruolo di Giuseppe sarebbe toccato in sorte al compagno di scuola che tanto mi piaceva.
E nel copione era previsto addirittura un abbraccio.
SCON-CE-RI-E
Mi ricordo che durante le prove saltavamo sempre l'abbraccio "che poi lo proviamo" dicevamo io e lui. Insomma, il primo abbraccio avvenne il giorno della recita: la cosa più imbarazzante della mia vita: lui si è tipo abbassato ( io ovviamente ero alta già un metro e uno gnocco) e mi ha abbracciato tutto storto, io sono rimasta impalata tipo ghiacciolo perchè ero troppo emozionata e lui per sbaglio mi ha calato giù il velo che non ho più saputo rimettere in testa, perchè me lo aveva sistemato mamma.
E diciamolo, se il bambino di cui ero tanto innamorata era una schiappa come abbracciatore, lo era anche come falegname: per il nostro bambinello aveva preparato una culletta fatta con le cassette di legno della frutta.
In quel momento ho visto in faccia il nostro futuro ed ho deciso che non era il bambino giusto per me
I REGALI
Se si parla di bambini e Natale non si può non citare la questione regali. Io da bambina desideravo molte cose:
- emilio il robot
- la pista delle hot weels shark attack
- la fabbrica degli schifidol.
Cosa ho invece ricevuto:
- il set di gioielli con tanto di tiara ( cosa che ho molto apprezzato, poichè ai tempi dicevo a tutti "sono bellissima perchè ho i capelli biondi e gli occhi chiari [giuro, dicevo così]);
- il piccolo chimico, che mi è stato sequestrato dopo aver fatto esplodere una provetta perchè giocavo davanti al camino
- il dolceforno: ci ho cotto una sola crostatina,che è rimasta attaccata allo stampino e quindi da lì il dolceforno è finito sulla mensola più alta della libreria.
Ma ho ricevuto anche dei regali fighissimi, come il torchio del vasaio, barbie giovane studentessa con tanto di armadietto in cui potevo metterci anche bigliettini segreti ( a me rivolti e da me scritti), il gioco da tavola "giorno di paga".
Che poi vi dirò: una delle cose belle di avere tre sorelle è il fatto che si gioca anche con i giochi delle altre, quindi i giocattoli da uno si moltiplicavano in quattro.
Il Natale è sempre una festa bellissima, ma ammettiamolo: quando si è bambini c'è tutta un'altra magia


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