Storie di Resilienza- ovvero Role model wannabe

Ho difficoltà a trovare l'incipit giusto per questo post, il ché è molto buffo, visto che si tratta di un post nato grazie ad un concorso di scrittura!

"Era una notte buia e tempestosa"... buia lo era davvero, tempestosa non mi pare: insomma girovagavo su  internet alla ricerca di informazioni per un progetto che stavo scrivendo, quando ad un certo punto mi imbatto in un concorso

                               "Storie di resilienza"

Un racconto breve per raccontare la propria storia di resilienza promossa dall'agenzia Indire Italia e dall'unità Epale Italia per raccontare e raccogliere testimonianze di riscatto sociale grazie a percorsi di istruzione e formazione. 

Voi sapete cos'è la resilienza? La resilienza in psicologia è la capacità di un individuo di superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. è la capacità di vedere il bicchiere mezzo pieno, anzi è la voglia di prendere una bottiglia e continuare a riempirlo, quel bicchiere che piange, e magari di prenderne anche altri tre/quattro di bicchieri da riempire mica solo con acqua, ma anche con vino, birra, qualsiasi cosa purchè sia vita. 

Era l'ultimo giorno di concorso, bisognava scrivere questo racconto breve... non è che le parole vengono a comando! E poi che storia di ripartenza potevo presentare? Sì, io la mia ripartenza l'ho avuta, è stato l'anno di erasmus a Valencia... ma come riuscire a far capire cosa ha significato per me Valencia? Come far capire che è stato molto più di quello che il film "l'appartamento spagnolo" prova a raccontare?
E alla fine mi sono trovata lì davanti al camino a scrivere su un foglio bianco 

                                 "Valencia, anno 0"

Ho messo da parte le scadenze di lavoro, i libri che stavo leggendo per rilassarmi, il cellulare e i suoi messaggi che distraggono ed ho scritto di me, di quel segmento di vita che ha preceduto l'anno 0. Non c'è niente di più difficile e terapeutico allo stesso momento che scrivere di un proprio dolore, ancor più quando è un dolore tutto tuo, che ti si espande dentro come una emorragia interna che da fuori non si vede, ma che tu senti ti sta togliendo il respiro, la lucidità, la pace. Ho provato a descrivere in mille caratteri quello che passa per la testa di una studentessa qualsiasi che pensa di non essere portata per l'università, che è tentata a mollare. è un dramma comune e spesso inascoltato, che produce e continua a produrre un numero sempre più elevato di abbandoni universitari. Io però ho continuato e in mille parole ho voluto raccontare questa storia comune di resilienza e il mio rimedio personale per guarire. 
Ho impiegato il mio tempo per guarire, ma alla fine non solo mi sono laureata, ma quel piccolo dolore è stato capace di regalarmi una giornata pazzesca. 
Avvolta ancora dalla nebbia delle abbondanti piogge dei giorni precedenti, Firenze mi ha regalato una inaspettata giornata di sole, uno sguardo sulla cupola del Brunelleschi che ancora non avevo mai visto, una mattinata di relax in giro per i suoi vicoli da cartolina e un pomeriggio speciale in cui sono stata coccolata da tutto lo staff di Indire Italia che in queste 25 storie di resilienza ci hanno creduto tantissimo. Ma soprattutto mi sono state regalate delle storie bellissime di ripartenza, ovvero i racconti di persone tostissime, che hanno attraversato il deserto, in senso letterale e figurato, prima di arrivare qui, dove si trovano oggi. 

Qui potete leggere tutte le storie, a partire dalla mia. Leggetele tutte: non potete immaginare quanta bellezza può nascere anche dal dolore più grande, che persone straordinarie si posizionano nella tela della quotidianità regalando tante piccole storie eroiche di gente comune. 







Giusto per farci prendere dalla malinconia, vi lascio un post per ricordare come vivevo allegra e felice la mia prima sessione d'esami e il post cui sono più affezionata, quello con cui sono tornata in Italia e sono ripartita. Il mio post 0. 

"Alzati una volta in più di quante sei caduto"  (Laurence Peter)

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