Viaggio in Portogallo, ovvero come perdersi (per davvero) grazie alla guida della National Geographic
Tanto atteso e tanto desiderato: alla fine persino io e l'Ing. siamo partiti per le ferie in Portogallo. Era da diversi mesi che sognavamo entrambi di compiere un viaggio nell'antica Lusitania: l'Ing. per vedere un Paese ancora a lui sconosciuto e fotografare splendidi paesaggi con il suo grandangolo, io per rimpinzarmi di pasteis de nata, di cucina tipica portoghese, di pasteis de nata, di pasteis de Belem, vino Porto (ho già detto Pasteis?).
Ecco qui di seguito il nostro itinerario nella parte centrale del Portogallo, a cominciare da Lei
LISBONA
Arrivare in città non è stata cosa facile, soprattutto se pensate che:
- la sera prima della partenza siamo stati a Latina per l'evento dell'anno, ovvero il concerto di Calcutta;
- il giorno della partenza c'era sciopero dei treni;
- il nostro volo ha avuto un ritardo di oltre due ore.
Sarà stata la stanchezza e un rinvigorente (leggi glaciale) vento atlantico, ma appena arrivata a Lisbona mi sono chiesta "ma che ci faccio qui?". Poi ho dormito, mi sono riposata ed abbiamo iniziato ad esplorare la città. Abbiamo lanciato le cartine per aria e abbiamo fatto quello che ci suggeriva il nostro istinto: abbiamo iniziato a vagare, perdendoci fra le sue rua, i suoi ascensori, le scalinate ricche di murales. I nostri occhi hanno bevuto Lisbona da diversi affacci sulla città: dal mirador de Santa Justa, posto nel centro storico, fino alle spettacolari vedute dal castello di San Giorgio e l'azulejato miradouro di Santa Lucia. La vista che mi resterà nel cuore rimarrà quella che si può vedere dal miradouro do Castillo: il fado in sottofondo mi ha permesso di sentire la vera anima di questa città, piena di gru come se fosse in perenne costruzione, con le facciate dei palazzi decadenti, ma dalle quali pullulava così tanta vita. Ho viaggiato molto, ma non credo esistano parole per descrivere lo spirito di Lisbona, la sua sobrietà e il suo incanto, la decadenza e la dignità.
Il quartiere dell'Alfama è quello che più mi ha rapita, ma anche il Chado ha il suo fascino, specialmente se avete la fortuna di passeggiarvi in un momento di pace dallo schiamazzo dei turisti, Non ho un buon ricordo invece di Belem: troppa confusione e uno spirito commerciale e spenna-turisti forzato. C'è così tanto rumore che hai quasi l'impressione di non essere più a Lisbona, ma in un parco divertimenti grottesco ed irritante.

Per i vicoli dell'Alfama, ancora inghirlandato a festa in onore di Sant'Antonio
Il quartiere Belem: la torre più fotografata del Portogallo (e di instagram), il monastero dos Jeronimos e il monumento alle scoperte

SINTRA
Durante la nostra settimana in Portogallo abbiamo viaggiato in lungo e in largo, utilizzando tutti i mezzi di trasporto a disposizione, con notevoli vantaggi di natura economica, di tempo e di stress. Muoversi da Lisbona verso Sintra è davvero semplice: con meno di 5 euro per il biglietto di andata e ritorno e una quarantina di minuti di viaggio si arriva nella magica Sintra. Non ci sono abbastanza aggettivi per descriverla: fiabesca, romantica, suggestiva sono solo alcune delle sue caratteristiche. Appena arrivati sembra di trovarsi in Baviera, vuoi per il clima fresco (leggi: polare) vuoi per lo stile architettonico quasi giocoso che la rendono una delle mete più amate dai turisti. Anche la famiglia reale portoghese amava questa città, tanto da avere qui due residenze: il Palacio Nacional, in pieno centro, e il palacio da Pena (Palazzo delle Piume) fatto costruire da Re Ferdinando II, nato tedesco, per avere in suolo portoghese qualcosa che ricordasse l'architettura tedesca, in particolare il castello di Neuschwanstein, in Baviera. Il Palazzo domina l'intera città e la valle sottostante e dalle sue terrazze è possibile vedere l'Atlantico. Per arrivare in cima il 95% dei turisti si fa scarrozzare dai tuktuk: noi ci siamo fatti 1000 metri di sentieri montani a piedi. E io non avevo proprio l'abbigliamento giusto per fare trekking, con i miei sandaletti color cuoio e uno sciantoso vestito a pois. Lo ammetto però: nonostante la fatica, in cima a quella montagna ho provato quel senso di
waldeinsamkeit (ovvero il senso di straniamento che diventa estasi che si prova a passeggiare in un bosco) tanto caro al popolo tedesco. Ed ogni volta che avrò bisogno di silenzio (e fresco) ritornerò lì con la mente.


1000 metri più su. La gioia mista ad incredulità di essere ancora vivi.
OBIDOS
Una gita nell'entroterra portoghese ci vuole, anche solo per vedere com'è la vita lontano dalla città. Ve lo dico io: alcolica. Questo Paese è il paradiso per tutti coloro che hanno rimosso il proprio fegato dagli amici su Facebook. Forse non è stato un caso se siamo andati proprio ad Obidos, il paese di nascita della Ginjinha: un liquore a base di ciliegie che viene servito in bicchierini di cioccolato. Un antenato portoghese del mon cherì. Arrivare ad Obidos è sicuramente la parte più divertente dell'esperienza: all'ombra dello stadio vi aspetta una corriera carica di over 65 che vi dirà in portoghese stretto che siete arrivati nella città. è un borgo bellissimo che conserva intatte le sue cinta murarie di origine medievale. Entrare nel centro storico è pura magia: la porta principale di ingresso alla città, Porta da Vila, è completamente rivestita di azulejos, e i toni del bianco e del blu accompagnano il viaggiatore per tutto il giro attraverso le casette piccole e bianche bordate di blu e zafferano. Obidos è la meta ideale per inarrestabili fotografi e mangiatori di cioccolato.

CASCAIS- CABO DA ROCA
Se a Cascais siamo stati solo di passaggio, giusto per pucciare i piedi nelle fredde acque oceaniche, Cabo da Roca ha riversato sui nostri occhi di giovani viaggiatori tutti il suo selvaggio fascino. Arrivar fino alla punta più occidentale del continente non è difficile: una volta arrivati a Cascais basta prendere l'autobus 403 e, in mezz'ora, i vostri occhi troveranno pace. A Cabo de Roca potrete trovare solo il monumento che segna la fine dell'Europa e il faro. Tolte queste strutture (e un ufficetto turistico) le vere attrazioni le ha create la natura: splendide scogliere a picco sull'oceano contornate da un vento imperioso che scompiglia i capelli e i pensieri, solo di fronte alla tua piccolezza di essere umano ed alla grandiosità del creato.
Se non si fosse capito Cabo da Roca è stato senza dubbio il momento più bello di tutto il viaggio. Vedere dall'alto i sentieri che si perdevano fra le scogliere mi ha fatto molto riflettere sulla strada come metafora del tempo trascorso e degli ostacoli superati. Dopo un anno ricco di soddisfazioni, di stress, di momenti di crescita, mi sono voltata indietro con la memoria ed ho visto la strada fatta. Ho chiuso il telefono, ho lasciato il mondo abituale lontano da me e sono rimasta da sola a guardare la strada. Tutta quella che ancora c'è da percorrere, tutta questa vita irruenta che non si ferma e schiuma fra le nostre dita, fra i capelli, attaccata alle ginocchia.
In un pezzo di terra poco colonizzato dall'uomo ho visto nello stesso momento la mia grandezza e la mia piccolezza.
P.S.= su instagram (chiara.mente92) nelle stories in evidenza trovate il mio diario di bordo del viaggio. Ci vediamo lì!)
Ecco qui di seguito il nostro itinerario nella parte centrale del Portogallo, a cominciare da Lei
LISBONA
Arrivare in città non è stata cosa facile, soprattutto se pensate che:
- la sera prima della partenza siamo stati a Latina per l'evento dell'anno, ovvero il concerto di Calcutta;
- il giorno della partenza c'era sciopero dei treni;
- il nostro volo ha avuto un ritardo di oltre due ore.
Sarà stata la stanchezza e un rinvigorente (leggi glaciale) vento atlantico, ma appena arrivata a Lisbona mi sono chiesta "ma che ci faccio qui?". Poi ho dormito, mi sono riposata ed abbiamo iniziato ad esplorare la città. Abbiamo lanciato le cartine per aria e abbiamo fatto quello che ci suggeriva il nostro istinto: abbiamo iniziato a vagare, perdendoci fra le sue rua, i suoi ascensori, le scalinate ricche di murales. I nostri occhi hanno bevuto Lisbona da diversi affacci sulla città: dal mirador de Santa Justa, posto nel centro storico, fino alle spettacolari vedute dal castello di San Giorgio e l'azulejato miradouro di Santa Lucia. La vista che mi resterà nel cuore rimarrà quella che si può vedere dal miradouro do Castillo: il fado in sottofondo mi ha permesso di sentire la vera anima di questa città, piena di gru come se fosse in perenne costruzione, con le facciate dei palazzi decadenti, ma dalle quali pullulava così tanta vita. Ho viaggiato molto, ma non credo esistano parole per descrivere lo spirito di Lisbona, la sua sobrietà e il suo incanto, la decadenza e la dignità.
Il quartiere dell'Alfama è quello che più mi ha rapita, ma anche il Chado ha il suo fascino, specialmente se avete la fortuna di passeggiarvi in un momento di pace dallo schiamazzo dei turisti, Non ho un buon ricordo invece di Belem: troppa confusione e uno spirito commerciale e spenna-turisti forzato. C'è così tanto rumore che hai quasi l'impressione di non essere più a Lisbona, ma in un parco divertimenti grottesco ed irritante.
Cose da vedere nel Chiado: la chiesa del Carmen. Decadente e romantica

Per i vicoli dell'Alfama, ancora inghirlandato a festa in onore di Sant'Antonio
Azulejos. Sembra sempre estate.
Un tram chiamato desiderio, ovvero il 28: salirci è un'impresa
Cose da vedere nell'Alfama: il Castello di San Giorgio e il miradouro di Santa Lucia
Il quartiere Belem: la torre più fotografata del Portogallo (e di instagram), il monastero dos Jeronimos e il monumento alle scoperte

SINTRA
Durante la nostra settimana in Portogallo abbiamo viaggiato in lungo e in largo, utilizzando tutti i mezzi di trasporto a disposizione, con notevoli vantaggi di natura economica, di tempo e di stress. Muoversi da Lisbona verso Sintra è davvero semplice: con meno di 5 euro per il biglietto di andata e ritorno e una quarantina di minuti di viaggio si arriva nella magica Sintra. Non ci sono abbastanza aggettivi per descriverla: fiabesca, romantica, suggestiva sono solo alcune delle sue caratteristiche. Appena arrivati sembra di trovarsi in Baviera, vuoi per il clima fresco (leggi: polare) vuoi per lo stile architettonico quasi giocoso che la rendono una delle mete più amate dai turisti. Anche la famiglia reale portoghese amava questa città, tanto da avere qui due residenze: il Palacio Nacional, in pieno centro, e il palacio da Pena (Palazzo delle Piume) fatto costruire da Re Ferdinando II, nato tedesco, per avere in suolo portoghese qualcosa che ricordasse l'architettura tedesca, in particolare il castello di Neuschwanstein, in Baviera. Il Palazzo domina l'intera città e la valle sottostante e dalle sue terrazze è possibile vedere l'Atlantico. Per arrivare in cima il 95% dei turisti si fa scarrozzare dai tuktuk: noi ci siamo fatti 1000 metri di sentieri montani a piedi. E io non avevo proprio l'abbigliamento giusto per fare trekking, con i miei sandaletti color cuoio e uno sciantoso vestito a pois. Lo ammetto però: nonostante la fatica, in cima a quella montagna ho provato quel senso di
waldeinsamkeit (ovvero il senso di straniamento che diventa estasi che si prova a passeggiare in un bosco) tanto caro al popolo tedesco. Ed ogni volta che avrò bisogno di silenzio (e fresco) ritornerò lì con la mente.


Il Palacio Nacional con le ciminiere coniche delle cucine, uniche al mondo. Sintra is the new Alberobello.
1000 metri più su. La gioia mista ad incredulità di essere ancora vivi.
OBIDOS
Una gita nell'entroterra portoghese ci vuole, anche solo per vedere com'è la vita lontano dalla città. Ve lo dico io: alcolica. Questo Paese è il paradiso per tutti coloro che hanno rimosso il proprio fegato dagli amici su Facebook. Forse non è stato un caso se siamo andati proprio ad Obidos, il paese di nascita della Ginjinha: un liquore a base di ciliegie che viene servito in bicchierini di cioccolato. Un antenato portoghese del mon cherì. Arrivare ad Obidos è sicuramente la parte più divertente dell'esperienza: all'ombra dello stadio vi aspetta una corriera carica di over 65 che vi dirà in portoghese stretto che siete arrivati nella città. è un borgo bellissimo che conserva intatte le sue cinta murarie di origine medievale. Entrare nel centro storico è pura magia: la porta principale di ingresso alla città, Porta da Vila, è completamente rivestita di azulejos, e i toni del bianco e del blu accompagnano il viaggiatore per tutto il giro attraverso le casette piccole e bianche bordate di blu e zafferano. Obidos è la meta ideale per inarrestabili fotografi e mangiatori di cioccolato.

CASCAIS- CABO DA ROCA
Se a Cascais siamo stati solo di passaggio, giusto per pucciare i piedi nelle fredde acque oceaniche, Cabo da Roca ha riversato sui nostri occhi di giovani viaggiatori tutti il suo selvaggio fascino. Arrivar fino alla punta più occidentale del continente non è difficile: una volta arrivati a Cascais basta prendere l'autobus 403 e, in mezz'ora, i vostri occhi troveranno pace. A Cabo de Roca potrete trovare solo il monumento che segna la fine dell'Europa e il faro. Tolte queste strutture (e un ufficetto turistico) le vere attrazioni le ha create la natura: splendide scogliere a picco sull'oceano contornate da un vento imperioso che scompiglia i capelli e i pensieri, solo di fronte alla tua piccolezza di essere umano ed alla grandiosità del creato.
Se non si fosse capito Cabo da Roca è stato senza dubbio il momento più bello di tutto il viaggio. Vedere dall'alto i sentieri che si perdevano fra le scogliere mi ha fatto molto riflettere sulla strada come metafora del tempo trascorso e degli ostacoli superati. Dopo un anno ricco di soddisfazioni, di stress, di momenti di crescita, mi sono voltata indietro con la memoria ed ho visto la strada fatta. Ho chiuso il telefono, ho lasciato il mondo abituale lontano da me e sono rimasta da sola a guardare la strada. Tutta quella che ancora c'è da percorrere, tutta questa vita irruenta che non si ferma e schiuma fra le nostre dita, fra i capelli, attaccata alle ginocchia.
In un pezzo di terra poco colonizzato dall'uomo ho visto nello stesso momento la mia grandezza e la mia piccolezza.
Qui...
dove la terra finisce
e comincia il mare
(Camoes)
P.S.= su instagram (chiara.mente92) nelle stories in evidenza trovate il mio diario di bordo del viaggio. Ci vediamo lì!)



























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