Dove il mare non ha porte: viaggio in Calabria (parte 1 di 3)
Tempo di viaggi e vacanze: in tanti sono alla ricerca di una meta che
sappia coniugare relax, panorami da sogno, arte, cultura e divertimento e
che, possibilmente, non costi un occhio della testa.
Qualche giorno fa ho letto un articolo di
Lonely Planet che consigliava un itinerario di viaggio in Calabria di due settimane:da calabrese l'ho trovato da un lato riduttivo (e comprendo
che le esigenze di spazio spesso vanno a discapito dei contenuti),
dall'altro mi è sembrato non aggiunga nulla rispetto all'immagine ideale che in
molti hanno già della Calabria: vengono citate le mete note ai più (Pizzo
Calabro, Tropea, Zambrone, Chianalea di Scilla, Soverato e Stalettì) e
le immancabili cipolle di Tropea, 'nduja e Tartufo di Pizzo.
Il fatto è però che la Calabria non comincia da Lamezia in giù, ma la parte più
selvaggia, più autentica e meno vicina ai luoghi comuni si trova altrove.
L'articolo dà una panoramica velocissima sulla provincia di Cosenza, la più estesa
della Calabria e la quinta per estensione di tutta l'Italia.
Su questo blog dunque, dove non abbiamo
problemi di spazio, di regole ceo e dove si può parlare tranquillamente di
tutto, vi porto con me in un viaggio di tre episodi alla scoperta di questa
provincia meravigliosa.
Venite con me, prendete la mia mano, vi
porto a casa. Perchè la Calabria, che ha dato il nome all'Italia, terra da
cui è partita la colonizzazione Greca che tutti portiamo nel sangue,
patria primigenia del vino, è l' ombelico del nostro mondo.
Questa nostra prima puntata ripercorre il
viaggio compiuto dai Greci alle prese con la colonizzazione del Sud Italia, e
proprio dalla loro venuta prende il nome la costa dell'alto Jonio cosentino,
chiamata Costa degli Achei.
Chiudiamo gli occhi ed immaginiamo di
trovarci nel centro della piana Jonica ai tempi degli Achei, proviamo ad
immaginare lo spettacolo che i conquistatori si trovarono di fronte: un golfo
solcato da centinaia di torrenti provenienti dai massicci montuosi della Sila e
del Pollino che rendono la piana particolarmente fertile, protetta naturalmente
dal mare ad est e dai monti da nord a sud. In quello che venne considerato
da subito un paradiso, gli Achei fondarono la colonia di Sybaris, una città le
cui ricchezze sono entrate nel mito per raffinatezza ed eleganza.
L'aggettivo italiano "sibarita" indica una persona avvezza a costumi
raffinati e lussuosi, dedita ad ogni tipo di vizio causa la mollezza della
propria tempra: si dice che gli abitanti di Sybaris dormissero su morbidi materassi fatti da petali
di rosa provenienti dalla colonia satellite di Roseto Capo Spulico, indossassero abiti di alta sartoria fatti di tessuti pregiati, frutto dei commerci con gli etruschi e
gli Ioni, le coltivazioni di oliveti e frutteti da loro posseduti fossero simili a splendidi
giardini, gli uomini e le donne fossero avvezzi a costumi licenziosi.
La prosperità della mitologica Sybaris sparì sotto il corso del fiume Crati che
i Crotonesi deviarono per porre fine alla guerra combattuta contro una delle colonie più ricche della Magna Grecia. La gloria e i fasti di Sybaris
risplendono oggi nei mosaici riportati alla luce nel parco archeologico e nei
reperti esposti presso il Museo di Sibari, piccolo gioiello museale della
Calabria.
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| foto di proprietà del MIBAC |
Lasciamoci alle spalle Sibari e i
suoi laghi artificiali e procediamo verso nord: sospinti dall'odore di rose
risaliamo la costa fino a Roseto Capo Spulico: il Castrum Petrae Roseti era
un luogo caro all'imperatore Federico di Svevia, che lo sequestrò all'ordine dei
templari per ammodernarlo a roccaforte militare. Bella la vita dei militari del
tempo! il Castello di Roseto è uno dei luoghi più suggestivi della costa
jonica, con le sue torri a picco sul mare e la vista che spazia sull'intero
golfo di Taranto. Leggenda vuole che di qui sia passata anche la Sacra Sindone.
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| Foto di proprietà del sito "Autostrade del Mediterraneo" |
Legata alla presenza di Federico II di Svevia
anche la città di Rocca Imperiale, situata a confine con la Basilicata,
dominata dalla rocca fatta costruire dall'Imperatore, come tramanda la tradizione
orale, per creare una stazione di posta per le proprie milizie nei viaggi verso
la Puglia. Suggestiva la vista dalla rocca sul golfo di Taranto, con lo sguardo
rivolto alle acque cristalline della baia e l'odore dei limoni di Rocca Imperiale.
Ritorniamo verso Sud per lasciarci stupire
dalle bellezze delle due città più grandi e affascinanti dell'alto
Jonio: Corigliano Calabro e Rossano (oggi fuse nel terzo comune più grande
della Calabria).
Le due città vantano il privilegio di essere
state edificate sulle dolci colline che, dal massiccio appenninico della
Sila, degradano verso il mare: il paesaggio è quindi dominato dalla macchia mediterranea,
che affascina con i suoi splendidi colori tutto l'anno: il verde è declinato in
tutte le sue sfumature grazie agli oliveti ed agli agrumeti. Da aprile
in poi le colline sono modulate di bianco ed argento grazie alla fioritura
degli oliveti, mentre da maggio in poi è un'esplosione di bianco ed oro
con la fioritura degli alberi da frutto e delle ginestre. Queste due città hanno segnato il passaggio di Santi, Poeti, Navigatori, Uomini di Potere e
artisti: da qui passò San Paolo in viaggio verso Roma, il Re di Spagna Carlo V
ha assistito al banchetto più sontuoso che abbia mai visto, i suoi abitanti resistettero
con fierezza agli attacchi saraceni, Papi e Santi qui sono nati e escher
ha immortalato per sempre queste colline in una delle sue litografie.
Scendete verso la marina di Schiavonea, fatevi incantare dalla vita del borgo marinaro
di Corigliano, oppure perdetevi fra i suoi aranceti fino al Castello di San
Mauro, che ha ospitato per una notte l'imperatore Carlo V il quale rimase stupefatto
dall'accoglienza a lui riservata dal principe Pietro Antonio Sanseverino e
dalla sua bellissima moglie Giulia Orsini e dalla abbondanza dei terreni e
della cacciagione: fra queste campagne che profumano di zagara e mare si
nasconde la vera essenza di questa zona.
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| Foto di proprietà del FAI- Fondo Ambiente Italiano |
e poi Rossano: la mia
città natale. Vorrei dirvi che è bella ai miei occhi solo perchè qui sono nata e
cresciuta, ma non renderei giustizia ad una città che è stata il fulcro e
punto di passaggio di molti degli eventi che hanno segnato il Sud e
l'Italia tutta: capitale dell'impero bizantino nel X secolo, di cui abbiamo testimonianza
nelle costruzioni sacre di architettura bizantina, sede di un importante
Scriptorium in epoca medievale, all'interno del quale sono stati conservati e
miniati codici e preservate dall'oblio opere classiche. Sede di università
popolari, città notabile ricca di famiglie nobiliari, da qui sono passati
garibaldini e briganti, uomini politici e membri della resistenza.
Qui è conservato uno dei Codici miniati fra i più belli al mondo (il Codex
Purpureus Rossanensis, inserito nel 2015 nel Registro della Memoria Mondiale dell'Unesco),
qui si raccontano le storie di Madonne non dipinte da mano umana per le quali sono state erette cattedrali fastose e piccole chiesette sulla riva del mare, qui si
raccoglie e lavora la liquirizia più conosciuta al mondo, che con il suo
odore invade i vicoli e i campi coltivati, accompagnandoti fino al mare. Le ricchezze di questa città non sono racchiuse solo nel centro storico, ma distribuite dal mare alla montagna: nascosta fra pini e castagni potrete ammirare il monastero del Pathirion, con i suoi mosaici del XII secolo. Nel centro storico sono conservate molte testimonianze dell'architettura bizantina, fra cui l'oratorio di San Marco e la chiesetta della Panaghia. Ad attrarvi verso il mare ci penserà l'odore di liquirizia prodotta nella Fabbrica Amarelli, polo industriale e museale al secondo posto in Italia fra i più visitati della sua categoria.
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| Foto di proprietà di TurisCalabria |
Prendete la macchina, girovagate lenti
lungo le strade strette che serpeggiano lungo la costa. Abbassate i finestrini e
godetevi il frinire delle cicale, gli odori campestri dell'erba riarsa dal
sole dal retrogusto salmastro, prestate l'orecchio al rumore delle stoviglie
poggiate sui tavoli, allo sventolare delle lenzuola al sole, al rumore di un
pallone calciato contro una saracinesca. Godetevi un tramonto viola sulle acque
di Cariati mentre mangiate pane e sardella (il "caviale dei poveri",
una salsa di bianchetti macerati con pepe rosso macinato, sale e aromi),
riposatevi all'ombra di un pino marittimo lungo le pinete costiere. Interrogate
il faro dismesso di Capo Trionto, come più volte ho fatto io e Paolo Rumiz
insieme a me: chiedetegli cosa vuol dire vedere ogni giorno un mare senza porte,
aspro e selvaggio e color marsala.
Chiedetegli cosa accade nel momento esatto
in cui inizia l'estate e fiorisce dal mare.
(Questa prima puntata del viaggio nel cuore
della Calabria si chiude qui. Nel prossimo episodio parleremo dell'entroterra
silano e delle pendici del Pollino fra Canyon da fare invidia a quelli
americani, alberi millenari, grotte abitate da ninfe e tessuti ricavati
dalle ginestre.
importante! Le foto qui presenti non
sono mie ed è indicata la loro provenienza in didascalia: ai fini di
questo post i contenuti non sono stati utilizzati per monetizzare
alcunché.
Visto che avete avuto la pazienza di leggere
fin qui vi lascio una chicca: un racconto di Paolo Rumiz sul faro di Capo
Trionto.
Alla prossima!)
https://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/2011/08/09/news/il_faro_sottile_come_lo_stelo_di_un_giglio-20236250/





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