Perchè tutti gli artisti passano almeno una volta nella loro vita da Parigi? In viaggio per scoprire un mistero

Avete presente quella voglia di partire e farsi una vacanza un po' fuori stagione che prende soprattutto nei periodi di maggiore stress?
Quelle voglie che ti fanno dire "Dai, perchè non partiamo per un fine settimana ad Amsterdam? Oppure andiamo a trovare due giorni quella coppia di nostri amici che vive a Londra?"

Poi vedi le ferie maturate (non poche). 
Vedi i soldi maturati (stranamente non pochi anche quelli). 
e allora ti chiedi "ma com'è Parigi in un pomeriggio di fine maggio?"
Presi da questo sogno mistico di vivere una settimana da bon viveur, con l'Ing. troviamo un volo Alitalia quasi più conveniente di Ryanair, un albergo in centro che promette di non rivelarsi una topaia e prenotiamo così la nostra vacanza fuori stagione a Parigi. 

Parigi

Ancora oggi non mi sembra vero di essere davvero stata lì.
Sia chiaro: non era la mia prima volta nella capitale dei mangia baguette e credevo di essere immune al fascino suadente di questa città: eppure questa volta, con il suo sole da piena estate, le centinaia di coppie innamorate che ci passeggiavano accanto e una serie di altri trucchi di viaggio che vi rivelerò, Parigi mi ha completamente vinta e fatta sua. 
e posso proprio dirlo: in queste settimane sono afflitta dal mal di Parigi. 
Ma andiamo con ordine e vediamo di raccontare le cose più salienti di questo viaggio. 

Foto a tradimento di Parigi per ingannare l'attesa della lettura

Primo giorno, primo sole
Se c'è una cosa che davvero non ci aspettavamo al di là delle Alpi è stata trovare tutto questo sole. Dopo un maggio italiano piovoso chi si aspettava esistesse il sole? ebbene, è vero che il detto dice "Parigi cieli grigi", ma godersi la città con sei giorni di (quasi) incondizionato sole è stata la prima sorpresa del viaggio. Ci siamo così goduti gli ori luccicanti di Place de l'Opéra, i giochi d'acqua di Place Vendome e una lunga, lunghissima, infinita passeggiata sugli Champs elisèe. Ma quanto sono lunghi gli Champs? e soprattutto, come si fa ad arrivare sotto l'Arco di Trionfo? In volo? Con gli occhi del cuore? Fingendosi morti? 



Io novella Anne Hathaway che scappo da Meryl Streep come ne "Il diavolo veste Prada"

Il nostro primo pomeriggio di esplorazione si è concluso ammirando la luce sui tetti di Parigi. 


Viste previste e viste inaspettate

Nel nostro secondo giorno parigino ci siamo dati la carica con un pain au chocolat e burro nelle vene e siamo partiti alla volta della Tour eiffel. Quando si scende alla fermata della metro Trocadèro bisognerebbe mettere un cartello con su scritto 
Attenzione! Vista shock!! 
(con tanto di voce sensazionale alla Barbara D'urso che rivela nuovi particolari sulla vicenda Pratiful). Appena svoltato l'angolo trovarsi la Torre in bella vista svettare sul piazzale è davvero emozionante. e dire che non era neppure la prima volta che la vedevo! 
La vista incredibile, il sole, i giochi d'acqua delle fontane: tutto predisponeva all'amore e alla pace universale.
Tranne loro

La coppia di fidanzati-influencer asiatici

Il dramma che si è consumato era il seguente: lei si ostinava a fare dirette su ig con vista Torre, mentre il fidanzato faceva il mulo portaborse. Ad un certo punto, di fronte a tutto questo amore sprecato, lui se n'è andato. Lei, incurante di tutto, ha continuato a mandare bacini su ig. Da lì è scoppiato un litigio i cui decibel hanno fatto tremare le fontane di Trocadero. Oltre a questo litigio di cui non sappiamo i dettagli per evidenti gap linguistici, abbiamo visto il piazzale pieno di coppie innamorate... con fotografo al seguito. A quanto pare a Parigi esiste un vero e proprio business di servizi fotografici con tanto di fari, flash giganteschi, cambio d'abiti e tutto il resto. Noi abbiamo pensato di investire quei soldi salendo sulla torre con l'ascensore. Questione di priorità (e di senilità galoppante). 


Uno dei tanti set fotografici che abbiamo beccato, ma questo era di una casa di moda sposa nipponica


 Dopo una baguette al volo (pagata più di una pizza da Cracco) e un caffè preso in un bar italiano trovato per puro caso (costato meno di un caffè a Venezia), siamo arrivati in prossimità di un dei miei luoghi del cuore: il Museo D'Orsay. 

Ma abbiamo commesso un grave errore.


(.... Suspence...)


siamo entrati alle 16 e il museo avrebbe chiuso alle 18. 


Ripetete con me:in Nord europa, nonostante il sole tramonti a mezzanotte, i musei chiudono presto. e così siamo rimasti buona parte del tempo a bighellonare a piano terra e abbiamo visto le sale più famose in mezz'ora. Ciò che però la fretta non mi ha tolto è stata l'emozione di veder sbucare la città, e più precisamente la collina di Montmartre, da uno degli enormi orologi esposti sul lato della Senna. Non dimentichiamo infatti che il Museo è stato allestito in una vecchia stazione ferroviaria convertita in polo espositivo. Un palazzo enorme, in pieno stile liberty, con questi meravigliosi orologi a segnare il tempo che passa su Parigi, lasciandola sempre jeunet jolie.  
Dopo questa esperienza mistica e veloce insieme, decisa a godermi quanto di impressionista può regalare questa città, abbiamo predisposto un piano d'attacco per non farci fregare una seconda volta.

Persa di fronte a questo quadro 



State of mind



Come in un paesaggio impressionista. Verde su tela
 Come detto, non avevamo intenzione di farci fregare una seconda volta, così ci siamo immersi nella meraviglia e nel verde del giardino delle Tuileries per raggiungere il museo dell'Orangerie. 
Vi ho già detto che sono innamorata dell'arte impressionista? 
e come posso descrivere la bellezza delle due sale dedicate alle ninfee di Monet? Quasi un'ora siamo rimasti seduti ad ammirare i giochi di luce sulle tele, tanto da credere di trovarmi sulle rive tanto care a Monet. Ho chiuso gli occhi, ho sentito il vento sul viso, i giochi del sole fra le foglie dei salici piangenti, i profumi della natura. e poi ho aperto gli occhi, e mi sono trovata di fronte l'amore. 

Chissà chi sono questi due giovani. 
Chissà da dove venivano, perchè hanno scelto l'Orangerie proprio quella mattina, se si amano ancora, se lui sorriderà dentro di sè ogni mattina nello scostarle i capelli sul viso addormentato. chissà se in questo momento lei sta scrivendo un messaggio per lui. Si saranno innamorati anche loro di Parigi? era il loro primo viaggio da soli? Ci ho pensato tutto il giorno, mentre vedevo i quadri di Marie Laurencin (di cui mi sono innamorata) e di Modigliani, mentre passeggiavamo lungo la Senna, mano nella mano anche noi, davanti allo splendore di Notre Dame avvolta dai colori del tramonto. è stata una giornata di passeggio, di contemplazione, di baci e mani più unite del solito, di verde incontaminato e di tramonti scintillanti dopo la pioggia. è stata una giornata di colori e amore, privata e mistica, alla ricerca dell'anima artistica di questa città. 
Il mio quadro preferito di Marie Laurencin


A spasso nel quartiere degli artisti

e se vuoi capire l'anima artistica e privata di Parigi che fai, non passi da Montmartre? Abbiamo bighellonato per il quartiere tutta la mattina, facendo colazione con crepes dolci seduti in un bar all'aperto, passeggiando per la piazza degli artisti per vederli all'opera (ma attenti alle foto! Se vi beccano sanno essere molto scorbutici!), arrotolando stampe appena comprate e portandole sotto braccio, mangiando macarons all'ombra degli alberi in giardini quieti e silenziosi. La luce sulla Butte Montmartre è diversa e selvaggia rispetto al resto della città, agreste e dionisiaca, delicata a contatto con ogni viso. 


Quand il me prend dans ses bras
Il me parle tout bas
Je vois la vie en rose...

Dopo aver raccolto la magia artistica che solo il quartiere più scapestrato di Parigi sa offrire, ci siamo concessi una romantica serata con cena in battello lungo la Senna (grazie Paris cityvision!): una cena intima e romantica, in cui non riuscivamo a non guardarci negli occhi e tenerci le mani mentre vedevamo scorrere la città sotto ai nostri occhi, fino al momento in cui la tour eiffel si è illuminata davanti a noi, lasciandoci senza fiato e senza parole. 


Facce felici!


Considerazioni finali

Qual è l'aggettivo migliore per descrivere Parigi? Luminosa? Fiabesca? Romantica? Caotica? 
Parigi ha così tante anime che sarebbe un crimine etichettarla con un paio di aggettivi. è tanto messo insieme: per me è stata sensuale e divertentissima (come la giornata passata a  Disneyland e di cui non ho parlato in questo post: se volete per quello posso farvi un post a parte), intraprendente e malinconica. 
Ma la prima cosa che penso ricordando Parigi è: intima. Nonostante la confusione e la marea di gente che si riversa giorno dopo giorno in strada, Parigi ha la singolare capacità di metterti in connessione con la tua parte più privata. L'ho capito qualche ora prima di partire quando, grazie ad un incontro con un mio caro amico che vive lì, ho avuto modo di vedere quella parte di città poco raccontata sulle guide, fatta di cafè dove sedevano per giornate intere Hemingway e Picasso, di librerie filosofiche,  di mura che recitano poesie, quadri di Delacroix inaspettati, grandinate improvvise e camminamenti antichi e nascosti. In quelle ore sono riuscita ad immaginare la città così come viene vissuta dai suoi abitanti, il suo fascino quotidiano, la malinconia mista all'aria umida che sale dalla Senna. 

A Parigi la luce è diversa che in qualsiasi altra città, è fuoco vivo per poeti, filosofi, architetti, pittori, per quanti hanno bisogno di nutrire la propria anima con il bello, con l'alito dell'immortale grandezza che Parigi regala ogni giorno. 




   
     


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