SOVRUMANI SILENZI E PROFONDISSIMA QUIETE: VIAGGIO IN CALABRIA (PARTE 2 DI 3)
Chi dice Calabria dice meraviglia (della natura): spesso la penisola
calabra è associata al mare e alle sue coste da sogno, in parte ancora selvagge
e non raggiunte dal turismo di massa. Quello che però in molti non sanno
(calabresi in primis) è che la Calabria ha quasi 800 km di costa, ma i picchi
montuosi costituiscono il 41% della sua orografia, a conferma del fatto che, se
venite in Calabria, potete trascorrere la mattinata al mare e osservare il
tramonto in montagna.
Se ben ricordate nella prima parte di questo viaggio ci siamo lasciati
girovagando lungo la costa sud dell’alto jonio cosentino: ripercorriamo la
strada percorsa lungo la costa in direzione Nord, per poter esplorare i due
massicci montuosi della Calabria: il Pollino e la Sila. Da Sibari in poi ci
inerpichiamo lungo le pendici del Pollino, parco nazionale che si estende a confine
fra Calabria e Basilicata. Il primo borgo che incontriamo è quello di Cerchiara
di Calabria.
Racconti sacri e racconti profani in questo paesino di appena 2.000
abitanti: famoso è il santuario della Madonna delle armi, in parte costruito
scavando nella roccia e abbellito nei secoli da splendidi affreschi
rinascimentali. Leggenda narra che alcuni cacciatori di Rossano (giusto a
sottolineare che noi rossanesi siamo ovunque), mentre erano sulle tracce di una
cerva, finirono in una grotta: la cerva era sparita, ma al suo interno
trovarono delle tavolette bizantine di pregevole fattura. Dopo averle portate a
Rossano (#caputmundi) le tavolette sparirono nella notte, per essere ritrovate
di nuovo nella grotta. E riportale a
Rossano, e ritrovale a Cerchiara, così per qualche giorno finchè si arrivò a
capire che forse, a ste tavolette, ci piaceva l’aria di montagna, e via a
costruire un santuario. Durante la sua costruzione, un capomastro si trovava
sempre una pietra inutilizzabile ai fini della costruzione fra i piedi. E
sposta la pietra, e ritrovati la pietra, e sposta la pietra, e ritrovati la
pietra, alla fine questo povero Cristo decide di spaccarla in due, e cosa
trova? Da un lato l’immagine della Vergine, dall’altro l’immagine di San
Giovanni Battista. Cosa ci insegnano dunque queste storie? Che se avete a che
fare con gente di Cerchiara date loro subito ascolto, altrimenti rischiate di
andare avanti all’infinito.
Anche perché a Cerchiara si produce il pane migliore di tutta la
Calabria, quindi è un luogo da tenersi cari! Che fosse un posto speciale lo
sapevano persino i Greci: a Cerchiara è presente una sorgente sulfurea chiamata
“Grotta delle ninfe”. In questo angolo di paradiso naturale le ninfe Lusiadi
dimoravano e qui Calipso aveva il suo talamo, prima di essere confinata
sull’isola di Ogigia per essersi schierata in favore del padre, e quindi contro
Zeus, durante la Titanomachia. Se aspirate quindi alla bellezza immortale, un
tuffo nella Grotta delle Ninfe è d’obbligo.
Foto gentilmente offerta dal profilo instagram cerchiara_escursioni
Percorrendo il Pollino fra strade e sentieri, lasciamoci affascinare
dalle Gole del Raganello, uno dei Canyon più suggestivi d’europa (solo se
attrezzati come si deve e con l’ausilio di guide esperte. Nel 2018 si è
consumata una terribile tragedia che ha coinvolto turisti inesperti e
impreparati: la natura è tanto meravigliosa quanto imprevedibile, sta all’uomo
saperla comprendere e non sfidarla) e raggiungiamo Morano Calabro, uno dei
borghi più belli d’Italia secondo Touring Club.
Foto gentilmente offerta dal profilo Instagram historicclubcastrovillari e scattata durante l'evento "Circuito Felice Nazzaro"
E ditemi se non è davvero suggestiva, appollaiata su di un costone
montano come un presepe: bianco più della neve, il Paese è da sempre porta
d’ingresso verso l’altopiano del Pollino per chi giunge da Sud. Il mito
racconta che i suoi abitanti furono particolarmente ardimentosi nel difendersi dagli
attacchi saraceni e a ricordarcelo è il suo stemma: una testa di moro con fez e
il motto latino “Vivat sub umbra” (che stia sotto l’ombra [il moro]). Dopo aver
scacciato i saraceni nella battaglia di Petrafòcu, gli abitanti rientrarono in
città con la testa di un soldato moro. Dopo questo ricordo storico dai toni
splatter, perdiamoci fra le meraviglie della città: il castello Normanno-svevo,
ormai diruto, offre una vista mozzafiato sulla serra del Prete e sulle vette
del Dolcedorme. Il borgo è ricco di testimonianze religiose: imperdibile la
visita al monastero di San Bernardino da Siena ed alla Collegiata di S. Maria
Maddalena, che conserva il Polittico di Bartolomeo Vivarini.
Da un borgo più bello d’Italia ad un altro: benvenuti nella
meravigliosa Altomonte
Foto gentilmente concessa dal profilo instagram giacomodiego
Altomonte ha mantenuto la sua architettura medievale: passeggiare fra
i suoi vicoli vuol dire compiere un suggestivo viaggio nel tempo. La chiesa di
Santa Maria della Consolazione domina sul paese circostante e sulla valle
dell’esaro: il grande rosone che presente sulla facciata illumina con una luce
meravigliosa la navata unica della chiesa. Se ad attirarvi ad Altomonte la sua
bellezza non basta, sappiate che non c’è borgo in cui si può mangiare meglio:
cara è la tradizione del pane, della pasta fatta in casa (maccarruni, lagani e
ceci… la vita è meravigliosa quando puoi mangiare queste bontà!), delle pitte
(focacce ripiene di ciccioli di maiale o fiori di sambuco), del bucchinotto
ripieno (dolce ripieno a forma rotonda o ovale ripieno di mandorle e cioccolata
o marmellata fatta in casa) che si mangia in un boccone. E dopo tutto questo
banchetto ci vuole un po’ di frutta per chiudere il pasto: le pesche di
Altomonte sono presenti sulle tavole di tutta europa. Se poi vi capita di
trovarvi qui nelle sere di agosto non perdetevi l’Altomonte Festival
euromediterraneo, nella splendida cornice del teatro Belluscio.
Non siete ancora stanchi di paesaggi montani? E allora venite con me:
vi porto in Sila
Parliamo del più grande altopiano d’europa che si estende fra le
province di Cosenza, Catanzaro e Crotone: al suo interno custodisce tre laghi
di origine artificiale e foreste antichissime e vi trovano riparo da
millenni una vasta biodiversità vegetale e animale (175 per la precisione, fra
cui dobbiamo ricordare il lupo della Sila: non esiste animale più adatto a
rappresentare l’animo e lo spirito indomito di questi luoghi). Chi nasce e vive
in Sila sviluppa subito un carattere fiero e libero; infatti l’altopiano della
Sila ha fornito naturale riparo ai briganti che combattevano con la forza la
tirannia culturale e sociale causata dalla piemontesizzazione seguita
all’unificazione della penisola italiana.
Lorica e Camigliatello Silano sono le mete predilette del turismo
invernale ed estivo: adagiate entrambe in prossimità dei laghi Cecita ed Arvo,
offrono panorami suggestivi durante le nevicate abbondanti cui sono soggette e
sono meta del turismo agroalimentare nel periodo primaverile ed estivo, grazie
alle numerose saghe che vengono organizzate, come la sagra del fungo o della
patata silana.
Foto gentilmente concessa dal profilo Instagram rossy_98_
In prossimità del lago Ampollino si trova la città di San Giovanni in
Fiore.
Questo borgo è stato uno dei centri culturali più importanti del
medioevo: qui fondò la sua abbazia Gioacchino da Fiore, abate e teologo
fondatore dell’ordine Florense, citato nella Divina Commedia così come ne “Il
nome della rosa”. Dal suo pensiero teologico, innovativo rispetto a quello
Agostiniano, l’idea delle tre fasi della storia sacra: l’età del Padre
(coincidente con l’Antico Testamento), l’età del Figlio (la venuta in terra di
Cristo) e l’età dello Spirito Santo. Questa sua dottrina ha influenzato il
pensiero medievale, spesso descritto a tinte cupe per il continuo riferimento
alla venuta dell’anticristo e la fine del mondo. E se in questo piccolo borgo
lo spirito è scosso dai moniti e dalle visioni gioachimite, anche l’occhio
viene più volte scosso e percosso: a San Giovanni in Fiore si dice che vi si
trovano le donne più belle di tutta la Calabria. A cosa sarà dovuta questa
leggenda? Sicuramente ad una serie di fattori genetici frutto delle numerose
incursioni straniere cui la regione è stata soggetta. E dunque parliamo di
donne dal profilo greco, ma dalla pelle d’alabastro, capelli lisci come seta,
ma color del grano maturo, occhi persiani, ma con i riflessi di lago, corpi
sinuosi e al contempo pieni di grazia nobiliare. Sarà davvero così o ad
abbagliare gli occhi degli uomini erano gli splendidi monili tipici dell’arte
orafa del borgo? Visitate San Giovanni in Fiore e andate a constatare di
persona!
Foto gentilmente concesse dal profilo Instagram _robylopez_ph
Parlando di briganti, la città di Longobucco ha dato i natali al noto
brigante Palma, che fra le sue valli leggenda narra abbia nascosto il suo
tesoro, mai ritrovato. Longobucco era già famosa ai tempi dei greci che la
chiamavano Themesen, in quanto qui erano presenti delle miniere d’argento oggi
esaurite.
Foto mia. uno dei miei paesaggi del cuore
La ricchezza di Longobucco oggi è costituita dai suoi meravigliosi
filati di ginestra e dalle coperte ricamate al telaio, un esempio
di artigianalità antica come il tempo, che vede ancora oggi le donne della
città all’opera con questo tipo di arte. Longobucco è chiusa a pugno da
meravigliosi boschi di castagni: fermatevi in un forno ad acquistare un po’ di
taralli appena cotti, camminate fino alle pendici della Sila, chiudete gli occhi
e lasciatevi trasportare dalla musica della natura, riempitevi i polmoni con
l’aria più salubre d’europa, ristabilite il vostro contatto con il mondo: anche
oggi la Calabria e le sue meravigliose terre vi hanno riportato a casa.
Si chiude qui la seconda tappa di questo itinerario alla scoperta
della provincia di Cosenza: nell’ultimo episodio ci riaffacceremo di nuovo sul
mare, su una costa che ha il profumo dei cedri. Colgo l’occasione per
ringraziare gli splendidi utenti di Instagram che, con generosità, hanno donato
le loro foto per arricchire questo post. È meraviglioso vedere l’amore
per questa terra che traspare dai vostri scatti! Grazie ancora per la
collaborazione e per la fiducia!











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