l'età in cui: bilancio di un anno

"Avevamo tutti più o meno quell'età in cui non hai ancora deciso se mettere su famiglia o perderti per il mondo"
Ho trovato questa frase fra i pensieri di una mia cara amica di avventura a Valencia, italiana anche lei, studentessa Erasmus incontrata per caso fra le sedie di uno strano corso di spagnolo. La frase è tratta dal film "Mediterraneo" ed ho pensato che fosse semplicemente perfetta per questo ultimo post del 2013.
Sono successe tutta una serie di cose, di incontri, di eventi, di chiacchierate non previste da quando sono tornata a casa che mi hanno portato tutti sulla stessa strada: ma sarà che sto diventando grande?
Che poi, se ci pensate, quale periodo migliore, se non la fine di un anno, per fare bilanci?
Ieri sera ho rivisto il mio gruppo di amiche storiche per il consueto momento dell'aperipittulo: ovvero l'aperitivo creato allo scopo di aggiornarci sulle nostre vite e spettegolare su quelle degli altri (pittuliare, appunto).
Ammetto che io sono restia dal parlare delle mie faccende private davanti ad un gruppo di dieci e più persone, però questo è un rito cui non saprei proprio rinunciare, e soprattutto è il modo perfetto per rivedere tutte le mie amiche, quelle persone che, senza saperlo, mi sono state vicino in passato in un momento molto delicato della mia vita. Alla fine di un aperitivo sostanzioso preparato dalle sante manine della Giampy (eravamo ospiti nella sua nuova e deliziosa casetta!), ho rapito Zia B, me la sono caricata in macchina e siamo rimaste a parlare, per due ore buone sotto casa sua. E non lo facevamo da una vita.
Zia B è una donna straordinaria, che se vi dico come ci siamo conosciute mi prenderete per una matta secchiona da liceo: era la mia insegnante di Italiano al Ginnasio. E poi è diventata la mia educatrice in oratorio. Non c'è qualcosa di me che lei non conosca.
è un'amicizia strana la nostra, bella, matura, credo una delle amicizie migliori che ho avuto la capacità di coltivare con cura. Potrebbe essere mia madre, ma non vorrei mai avere con mia madre il rapporto che ho con lei. Io con mia mamma voglio litigare (come abbiamo fatto stamattina! XD), voglio essere coccolata, rimproverata. E zia B... no, alla fine lei mi dice ciò che vorrei sentirmi dire da un'amica con un po' di esperienza in più.
Abbiamo parlato tanto, di tutto quello che mi passa per la testa, mi preoccupa, mi emoziona. Le ho confessato che sono perennemente inquieta, che soffro quando qualcuno mi dice di quietarmi, di calmarmi. E forse l'unica cosa che dovrei quietare è questo mio inquietarmi perchè sono inquieta. Ieri sera, una volta a letto, per la prima volta mi sono chiesta: ma io, fra dieci anni, dove sarò sbarcata? Sì, se penso a me non riesco mai a pensarmi in una attività statica, non posso usare verbi come "stare" o "trovarsi". Io sbarco, mi muovo, mi agito, trottolo. Alla fine una risposta l'ho trovata, e mi sono vista con una valigia. Ho un cuore sempre aperto per le esperienze, non riesco a star ferma, Sono un'onda anomala che fa finta di essere acqua cheta prima di invadere spiagge sempre nuove. Ho tanto da fare, non mi posso fermare, ho tante cose ancora da vedere, storie da raccontare, lasciare che i miei occhi cambino colore in base ai paesaggi nuovi che incontro. E in questo momento Valencia è l'apice di questo mio sentimento viandante, che non ha mai le gambe stanche. Spero che le persone che mi stanno accanto e che mi staranno vicine in futuro possano capire le ragioni di questo mio modo d'essere. Che si emozionino con me e per me. Spero che ciò faccia soffrire il meno possibile chi mi sta accanto, che il mio entusiasmo non sia mai un limite o un ostacolo per chi mi vuol bene.
Arriverà il giorno in cui mi siederò su una bella sedia di vimini, davanti ad un sole che sorge, e racconterò tutto ciò che ho visto. Per il momento però, inizio questo nuovo anno lasciando la valigia aperta e pensando come riempirla per il prossimo viaggio.

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