Quello che non...

Se c'è una cosa che ho capito dopo quasi sei mesi che vivo a Valencia è questa: controllate TUTTI I GIORNI il calendario con il santo del giorno.
Perchè potrebbe capitarvi che voi decidiate di fare la spesa settimanale proprio il giorno in cui si festeggia uno degli innumerevoli santi patroni di cui questa città si fregia di avere e vi troviate a dover pranzare con le lenticchie che fortunatamente avevate cucinato in precedenza e messo nel freezer.
Questa è la mia triste storia di oggi: una povera studentessa erasmus in una grande casa, sola, all'ottavo piano, che vaga per le strade pioggerellanti di Valencia alla ricerca di un Mercadona aperto. Ma oggi è San Vincenzo martire, concittadino illustre e patrono di Valencia. Che non lo sapete che oggi TUTTO è completamente, miserabilmente, terribilmente CHIUSO???? Che fai Chiara, non controlli il calendario la mattina?
Grazie al cielo la mia cara coinquilina, la dolce Ele, tornando in Italia definitivamente mi ha lasciato in eredità quintali di lenticchie congelate, di cui vado ghiotta, ed ha salvato il mio pranzo a distanza di molti km.
Vi ho raccontato questa storia perchè voglio avvertirvi del fatto che a Valencia c'è almeno una festa religiosa/laica al mese, e qui non succede come in Italia che i supermercati stanno aperti pure la mattina di Natale, qui c'è un qualcosa di sacro che viene chiamato tiempo de la siesta y de la fiesta  e si rispetta, possa cascare il mondo o l'economia globale e nazionale, ma non togliete agli spagnoli il loro spazio di riposo.

Notavo proprio questa cosa, questa grande differenza rispetto all'Italia, un modo di vivere la vita che ci rende molto distanti dai cugini iberici. Quando vedo la gente camminare per strada, fare la spesa, comprare il giornale o il biglietto del bus, noto che non hanno fretta. Hanno un concetto intrinseco nella loro persona del tempo che rende ogni azione da loro compiuta solenne. Anche nella semplice azione del respirare c'è tanta solennità. Non so, forse queste sono quelle differenze che si acquisiscono quando si vive sotto una monarchia, dove c'è un certo rispetto dei tempi e dei protocolli, ma è bellissimo vivere in un posto che non subisce il richiamo angustiante della fretta. E se alla fine dei conti si arriva a dire che in Spagna, o comunque a Valencia, c'è una buona qualità della vita credo che il modus vivendi della gente del posto facciano impennare di molto questo indice in positivo.
Certo, credo che qualsiasi città in giro per il mondo sia meno caotica di Roma, dove ho vissuto in questi ultimi anni, e che i paragoni siano difficili da mantenere in piedi, però non vi nascondo il terribile fascino che tutto questo esercita su di me.
Spesso mi concedo il lusso di farmi lunghe passeggiate, di studiare in terrazza prendendo il sole se fuori non fa troppo freddo. Qui sembra essere nell'ordine naturale delle cose riuscire a trovare del tempo da dedicare anche alla bellezza meno visibile del proprio Io, a Roma mi sembrerebbe di perdere terribilmente il mio tempo.
Forse l'immagine migliore per descrivervi lo stile di vita che si muove silente in questa città è quella che ho gustato lunedì pomeriggio, facendo una passeggiata dopo un esame. Un palazzotto non troppo alto, molto signorile, che si affaccia sulla Gran Via. Un balcone aperto, per far entrare nell'appartamento al primo piano l'aria buona di una giornata quasi tiepida di gennaio. E questa tenda bianca, che svolazza fuori dall'appartamento, abbagliata dal sole. Si solleva stanca e gioca con il vento. Lenta. Pesante. Libera.
Valencia è una città che sa giocare con il tempo che scorre, le piace vedersi bella nei riflessi del sole che si rincorrono sulle facciate di monumenti e palazzi con sfumature sempre diverse, suonare campane ad ogni ora del giorno, ciarlare per le sue vie.
E tutto questo, dopo mesi che vivi qui, non può restarti indifferente, lo assorbi e lo vivi tu stesso nella tua quotidianità.

Ne parlavo con la Ele, qualche giorno prima della sua partenza definitiva per Roma. Il suo erasmus è finito, e posso immaginare la malinconia che ti prende quando un bel sogno vissuto a pieni polmoni si consuma. Questo post è anche per te, e per tutti quelli che cominciano a ritornare alla vita di sempre in Italia, Francia, Cile, Brasile, Germania... in ogni parte del mondo dove una casa aspetta.
Ed è una promessa per quanti arriveranno ora: l'erasmus è tutto e il contrario di tutto, è la vita parallela che non si immagina, la ninfea che nasce spontanea nel polmone e che fa male al respiro quando tutto si conclude e si ritorna.
Non ci sono parole per descriverla, se non solo un consiglio: godetevi lo scorrere solenne del tempo.

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