Un passo avanti e il cielo è blu
Ed eccomi qui, con il primo post del nuovo anno, sempre circondata dalle pareti bianche della mia stanzetta sulla Gran Via, Valencia.
A farmi compagnia la mia musica, una nuova tazza con la solita tisana fumante (giusto per sgonfiarci, depurarci e pentirci per le feste passate all'ingozzo), la cupola blu scintillante della chiesa di San Sebastian che si vede dalla mia finestra.
Sono tornata a Valencia dopo 25 giorni di lontananza. E non potevo immaginare che mi mancasse così tanto. Che mi mancasse il vivere bene qui, le sue cupole piastrellate di blu, questa lingua così musicale, la gente cordiale che ti aiuta a portare le valigie lungo i gradini della metropolitana.
Questo mese è decisivo: è la mia prima sessione d'esame. è il tempo per portare a casa i frutti seminati in quattro mesi, per mettersi davvero alla prova, è il momento in cui bisogna rimanere vigili, mentalmente plastici, pronti alle difficoltà, determinati.
Ma soprattutto, è il banco di prova per capire se davvero Babbo Natale e questi mesi d'erasmus mi hanno portato il dono più atteso: un po' di tranquillità.
Fino ad oggi mi sento di dire che ci siamo quasi, anzi, direi che sono quasi contenta che inizi la sessione!
Non fraintendetemi, non sono una secchiona, però mi piacciono da matti le sfide, e in questo mese si compie la prima parte della sfida vera: gli esami.
Come ho detto più volte, il sistema spagnolo è un sistema che, almeno per quello che ho visto fino ad ora, mi stimola moltissimo. Mi piace il legame che si crea con i professori, la loro attenzione, e la ricerca continua di input da offrire ai ragazzi.
Non so, forse sono stata particolarmente fortunata con i corsi seguiti questo semestre, però sono davvero soddisfatta del metodo di studio adottato nelle classi che ho seguito. Ho fatto la mia prima analisi di sentenza, fatto piccoli progetti, rapportata con tanti tipi di prove che non hanno lasciato spazio alla noia.
E ora, da settimana prossima, ci giochiamo tutto l'impegno di questi mesi. E sono eccitata! E per niente preoccupata (almeno per il momento, alla vigilia del primo esame, che è anche il più importante della sessione, saprò aggiornarvi sulla mia situazione mentale!)
Oggi ho viaggiato tutto il giorno per arrivare fin qui, dalla Calabria fino alla Comunitat valenciana. Sole e nebbia lungo le strade che mi hanno portato fino a Lamezia, in aeroporto. Mi sono ricordata di quella volta, era un febbraio, in cui feci una toccata e fuga a casa, perchè ero troppo demoralizzata per un esame andato male. Ricordo che nevicava fitto quel giorno, papà non poté prendere l'autostrada e si fece un viaggio di tre ore e mezzo lungo la SS 106 per venirmi a prendere. Altre tre ore e mezzo di viaggio per arrivare nel mio paese, pranzo in un autogrill con dei calamari buonissimi (o forse sembrarono a me particolarmente buoni), chiamata a mamma che non sapeva nulla del mio arrivo, le facemmo una sorpresa. la 106 Jonica costeggia il mare, non ero mai arrivata nella mia città dal mare. Le spettacolo del mare d'inverno fu un buon balsamo per le mie amarezze, tornai a Roma più forte di prima.
Volo Lamezia-Roma Fiumicino, un'ora di scalo e poi, di corsa, senza pranzare, partenza da Roma Fiumicino per Valencia.
Dall'aereo ho visto il lago di Bracciano con il suo castello, le rovine di Ostia antica, il porto di Ostia, il Tevere che abbraccia il mare dopo un viaggio lungo e snodato. E poi ho visto Roma. Con il dito toccavo dall'alto Termini, piazza Repubblica, l'Olimpico, castel Sant'Angelo, l'isola Tiberina, San Pietro.
Ho sentito il cuore stringermisi nel petto fino a farmi male, pensavo a quella mia collega che vive dalle parti di Cipro con fidanzato e due gatti, i miei colleghi in Università, qualche amico perso per le strade di Roma, alle vite incrociate di tante persone che avrò incontrato di sfuggita sui mezzi pubblici, per strada, in un negozio, che stavano vivendo quella giornata di un quotidiano gennaio un po' freddo, un po' grigio.
Ho allungato le dita verso le zone dei castelli romani, immaginando il Duci studiare, nella sua stanzetta con la finestra alta puntata verso il cielo. Mi sono chiesta se avesse alzato lo sguardo in quel momento per vedere la scia di un aereo, se avesse pensato che in quel momento i nostri sguardi si stavano incrociando, come tante volte è successo, con colpi all'anima ogni volta diversi.
è stato un viaggio che non saprei definire: non nostalgico, non triste, non particolarmente allegro. Mi sono preparata mentalmente a questo ritorno. Ed ho trovato una Valencia sempre ospitale, mai più fredda dell'Italia, un sole morbido sciolto lungo i bordi delle case che lasciava entrare la sera.
Sei sempre graziosa Valencia, non c'è nulla da fare. E la tua grazia così naturale la porterò sempre nel cuore, anche quando saranno passate mille vite e mille vissuti da te. Mi hai rubato il respiro con il primo sole che mi bagnò lo sguardo quel 4 settembre.
E comincio a credere che starti lontano definitivamente, un giorno, sarà difficile.
A farmi compagnia la mia musica, una nuova tazza con la solita tisana fumante (giusto per sgonfiarci, depurarci e pentirci per le feste passate all'ingozzo), la cupola blu scintillante della chiesa di San Sebastian che si vede dalla mia finestra.
Sono tornata a Valencia dopo 25 giorni di lontananza. E non potevo immaginare che mi mancasse così tanto. Che mi mancasse il vivere bene qui, le sue cupole piastrellate di blu, questa lingua così musicale, la gente cordiale che ti aiuta a portare le valigie lungo i gradini della metropolitana.
Questo mese è decisivo: è la mia prima sessione d'esame. è il tempo per portare a casa i frutti seminati in quattro mesi, per mettersi davvero alla prova, è il momento in cui bisogna rimanere vigili, mentalmente plastici, pronti alle difficoltà, determinati.
Ma soprattutto, è il banco di prova per capire se davvero Babbo Natale e questi mesi d'erasmus mi hanno portato il dono più atteso: un po' di tranquillità.
Fino ad oggi mi sento di dire che ci siamo quasi, anzi, direi che sono quasi contenta che inizi la sessione!
Non fraintendetemi, non sono una secchiona, però mi piacciono da matti le sfide, e in questo mese si compie la prima parte della sfida vera: gli esami.
Come ho detto più volte, il sistema spagnolo è un sistema che, almeno per quello che ho visto fino ad ora, mi stimola moltissimo. Mi piace il legame che si crea con i professori, la loro attenzione, e la ricerca continua di input da offrire ai ragazzi.
Non so, forse sono stata particolarmente fortunata con i corsi seguiti questo semestre, però sono davvero soddisfatta del metodo di studio adottato nelle classi che ho seguito. Ho fatto la mia prima analisi di sentenza, fatto piccoli progetti, rapportata con tanti tipi di prove che non hanno lasciato spazio alla noia.
E ora, da settimana prossima, ci giochiamo tutto l'impegno di questi mesi. E sono eccitata! E per niente preoccupata (almeno per il momento, alla vigilia del primo esame, che è anche il più importante della sessione, saprò aggiornarvi sulla mia situazione mentale!)
Oggi ho viaggiato tutto il giorno per arrivare fin qui, dalla Calabria fino alla Comunitat valenciana. Sole e nebbia lungo le strade che mi hanno portato fino a Lamezia, in aeroporto. Mi sono ricordata di quella volta, era un febbraio, in cui feci una toccata e fuga a casa, perchè ero troppo demoralizzata per un esame andato male. Ricordo che nevicava fitto quel giorno, papà non poté prendere l'autostrada e si fece un viaggio di tre ore e mezzo lungo la SS 106 per venirmi a prendere. Altre tre ore e mezzo di viaggio per arrivare nel mio paese, pranzo in un autogrill con dei calamari buonissimi (o forse sembrarono a me particolarmente buoni), chiamata a mamma che non sapeva nulla del mio arrivo, le facemmo una sorpresa. la 106 Jonica costeggia il mare, non ero mai arrivata nella mia città dal mare. Le spettacolo del mare d'inverno fu un buon balsamo per le mie amarezze, tornai a Roma più forte di prima.
Volo Lamezia-Roma Fiumicino, un'ora di scalo e poi, di corsa, senza pranzare, partenza da Roma Fiumicino per Valencia.
Dall'aereo ho visto il lago di Bracciano con il suo castello, le rovine di Ostia antica, il porto di Ostia, il Tevere che abbraccia il mare dopo un viaggio lungo e snodato. E poi ho visto Roma. Con il dito toccavo dall'alto Termini, piazza Repubblica, l'Olimpico, castel Sant'Angelo, l'isola Tiberina, San Pietro.
Ho sentito il cuore stringermisi nel petto fino a farmi male, pensavo a quella mia collega che vive dalle parti di Cipro con fidanzato e due gatti, i miei colleghi in Università, qualche amico perso per le strade di Roma, alle vite incrociate di tante persone che avrò incontrato di sfuggita sui mezzi pubblici, per strada, in un negozio, che stavano vivendo quella giornata di un quotidiano gennaio un po' freddo, un po' grigio.
Ho allungato le dita verso le zone dei castelli romani, immaginando il Duci studiare, nella sua stanzetta con la finestra alta puntata verso il cielo. Mi sono chiesta se avesse alzato lo sguardo in quel momento per vedere la scia di un aereo, se avesse pensato che in quel momento i nostri sguardi si stavano incrociando, come tante volte è successo, con colpi all'anima ogni volta diversi.
è stato un viaggio che non saprei definire: non nostalgico, non triste, non particolarmente allegro. Mi sono preparata mentalmente a questo ritorno. Ed ho trovato una Valencia sempre ospitale, mai più fredda dell'Italia, un sole morbido sciolto lungo i bordi delle case che lasciava entrare la sera.
Sei sempre graziosa Valencia, non c'è nulla da fare. E la tua grazia così naturale la porterò sempre nel cuore, anche quando saranno passate mille vite e mille vissuti da te. Mi hai rubato il respiro con il primo sole che mi bagnò lo sguardo quel 4 settembre.
E comincio a credere che starti lontano definitivamente, un giorno, sarà difficile.

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