agua de março

Tom Jobim e Elis Regina cantano una delle canzoni del genere bossa nova fra le più famose al mondo, e,  per il ritmo che ha la musica, mentre la ascolti, non riesci ad immaginare un lingua migliore del portoghese per interpretarla e darle voce di parole.
 Vi consiglio di ascoltare agua de março mentre leggete questo post, vi accorgerete che le orecchie vi si approcceranno come se stessero ascoltando il picchiettare delle gocce di pioggia sui vetri della vostra finestra nella prima settimana di primavera, quando la terra si ricarica di colori e profumi per accogliere le stagioni più calde dell'anno. In realtà quando si parla di "acqua di marzo" nella canzone si fa riferimento alle piogge che, in Brasile, annunciano la fine dell'estate; credo che la pioggia sia una bella metafora per pensare ai momenti di passaggio della vita, quando la terra fertile della nostra pelle si prepara ad un nuovo cambiamento, che sia neve bianca o giardini di erba verde.
 Questa settimana a Roma ha piovuto un bel po', perchè una città così bella ha bisogno di purificarsi a lungo prima di splendere sotto le luci calde della nuova stagione. E io ero lì, ad osservare il suo rito di purificazione e il mio, ho aspettato che spiovesse prima di esporre la mia pelle ai raggi del sole nuovo.
 Sono tornata in Italia ed è stata una delle settimana più emozionanti di questo nuovo anno: sono tornata per la laurea del Duci.
  Dottore ingegnere eh, mica pane e bruscoletti.
Ci siamo conosciuti quando le nostre esperienze universitarie erano appena iniziate, quando ancora indossavamo gli occhiali e i jeans che usavamo alle superiori, quando i ricordi della maturità erano ancora freschi, così come la cera sulle nostre candeline di diciott'anni. Un legame alchemico che si è saldato all'incontro dei nostri primi sguardi in collegio, che non ci ha permesso più di separarci l'uno dall'altra, che non ci ha dato il tempo di pensare se era cosa buona metterci insieme, solo il tempo ci ha dato ragione di questa decisione da matti.
 E non ci siamo abbandonati mai, ci siamo sempre stretti fisicamente e metaforicamente le mani, quando l'università diventava sempre più difficile, quando ci raccontavamo dei problemi in famiglia, degli screzi con gli amici, del pranzo bruciato e dei lavaggi in lavatrice sbagliati.
Ti ho accompagnato fino alla fine di questo percorso, e se Dio lo vorrà sono pronta a continuare ad accompagnarti alla fine di ogni percorso e iniziarne con te tanti altri, sapendo che farai lo stesso con me.
Le cose facili non ci sono mai piaciute nè tanto meno ne siamo mai andati alla ricerca, le piogge, i fiocchi di neve caduti sul nostro cammino, le folate di vento e i momenti di sole allo zenit ci hanno sempre trovati abbracciati.
 E spero tanto che il tempo per continuare a restare abbracciati non finisca mai.
Grazie per avermi fatto emozionare come solo tu sai fare, continuerò a stringerti le mani anche adesso che sono ritornata a Valencia, dove mi ha accolto una leggera pioggerella che oggi si è trasformata in un sole furioso, continuerò a guardare con meraviglia tutto quello che mi circonda, immaginando che per mezzo dei miei occhi ben aperti anche tu possa vedere e stupirti per tutto quello che vedo, anche se sono a tanti chilometri da te. Respiro a fondo questo odore di fiori d'arancio che si respira per le strade e che trasforma tutto quello che sta intorno in un paradiso, aspettandomi che possa sentirlo anche tu.
E nel fine settimana porterò il mio aquilone al mare e lo farò volare, sono sicura che così i miei pensieri arriveranno più veloci da te. E anche il tempo passerà più velocemente, così che possa rivederti presto.
"è flauto, tuffo dalla sponda del fiume, è il profondo mistero, è il volere o non volere, è il vento che soffia, è la fine della discesa, è la trave, è il vuoto, è la festa del tetto, è la pioggia che cade, è l'incontro con il ruscello delle piogge di marzo, è la fine della fatica."

Commenti

Post più popolari