Valencia en fallas
Perchè Valencia, per la sua festa più importante ha proprio un inno tutto suo!
E, a furia di sentirlo a fine mascletà e in giro per le strade dagli altoparlanti finisci per impararlo a memoria, almeno il ritornello!
Che dire?
Spettacolare, Magnificente, Assurda, Pazza.
Però ti resta nel cuore. Non lo so, è un qualcosa che a parole è difficile da raccontare, perchè è una festa così ricca che alla fine sicuro ti perdi qualche pezzo.Voglio provarci ugualmente.
Da cosa comincio? Partiamo dai numeri di questa festa: circa 400 fallas dislocate per tutta la città, all'incirca un milione di persone (numeri ufficiali) in giro per la città, 19 giorni di festa matta, 1.600.000 lampadine nel solo quartiere di Ruzafa.
Botti ad ogni ora, intervalli di pochi secondi fra di loro. Odore di polvere da sparo. Tanto colore. E tutti quei fiori in plaza Virgen.
Ho visto tante cose, ho camminato chilometri, ogni sera andavo a dormire sempre più tardi e non mi saziavo mai gli occhi di cose e storie nuove.
Ogni giorno alle due del pomeriggio la mascletà. quegli spari in pieno petto, la polvere che si impasta nelle narici, quel rumore che diventa sempre più forte ad ogni secondo che ci si avvicina sempre di più alla fine, una danza folle, un rito tribale, e quella voglia di urlare quando tutto sta per finire, perchè quel rumore ti batte nel cuore e ti senti impazzire.
Le luci di Ruzafa, una cattedrale di colori che guardavo a bocca aperta mentre camminavo estasiata, senza curarmi della gente che mi spintonava e del rumore, delle chiacchiere e della musica a tutto volume.
L'offrenda dei fiori alla Virgen de lo desamparados. Un riproduzione della virgen alta quasi venti metri completamente ricoperta dei fiori offerti dalle donne di Valencia, vestite con i loro abiti tradizionali, spilloni d'oro nei capelli e gonne di broccato con fiori che non avvizziscono con il passare degli anni, come non avvizzisce il senso di festa nello spirito dei valenciani. Quelle lacrime quando sfilavano davanti alla Madonna.
E ieri sera l'atto finale: la cremà di tutte le fallas. Burn them all.
La parte più bella, l'atto finale della festa. brucia tutto,non si risparmia niente, i polmoni si riempiono di cenere e polvere e colori e pensieri.
Ieri sera ho capito il senso della festa. Ho capito perchè è necessario bruciare tutto. Il fuoco purifica, riduce in cenere i pensieri ingombranti e lascia spazio a nuove cose, nuova vita. Si saluta così a Valencia l'arrivo della primavera, liberandosi della zavorra della stagione fredda, levandosi i cappotti e il torpore della tramontana, ci si mette davanti ad un fuoco ad urlare, a polverizzare un anno di lavoro in meno di un'ora.
Ero lì, davanti ad una falla alta metà palazzo, in mezzo a quelle vie strette e osservavo il fuoco.
Ho bruciato tutto, i vecchi pensieri, i momenti di cattiveria, le amicizie sbagliate, gli incontri che mi hanno causato amarezza, i litigi partiti da un nulla, i tempi morti e le attese infinite, l'ozio tolto per creare qualcosa di costruttivo. Ho lasciato passare tutto dai miei occhi e ho depositato tutto quel vecchiume che rimaneva a prendere polvere dentro la mia testa.
E tutto ha preso fuoco.
è iniziata una nuova primavera anche per me.
Un nuovo inizio.
E, a furia di sentirlo a fine mascletà e in giro per le strade dagli altoparlanti finisci per impararlo a memoria, almeno il ritornello!
Che dire?
Spettacolare, Magnificente, Assurda, Pazza.
Però ti resta nel cuore. Non lo so, è un qualcosa che a parole è difficile da raccontare, perchè è una festa così ricca che alla fine sicuro ti perdi qualche pezzo.Voglio provarci ugualmente.
Da cosa comincio? Partiamo dai numeri di questa festa: circa 400 fallas dislocate per tutta la città, all'incirca un milione di persone (numeri ufficiali) in giro per la città, 19 giorni di festa matta, 1.600.000 lampadine nel solo quartiere di Ruzafa.
Botti ad ogni ora, intervalli di pochi secondi fra di loro. Odore di polvere da sparo. Tanto colore. E tutti quei fiori in plaza Virgen.
Ho visto tante cose, ho camminato chilometri, ogni sera andavo a dormire sempre più tardi e non mi saziavo mai gli occhi di cose e storie nuove.
Ogni giorno alle due del pomeriggio la mascletà. quegli spari in pieno petto, la polvere che si impasta nelle narici, quel rumore che diventa sempre più forte ad ogni secondo che ci si avvicina sempre di più alla fine, una danza folle, un rito tribale, e quella voglia di urlare quando tutto sta per finire, perchè quel rumore ti batte nel cuore e ti senti impazzire.
Le luci di Ruzafa, una cattedrale di colori che guardavo a bocca aperta mentre camminavo estasiata, senza curarmi della gente che mi spintonava e del rumore, delle chiacchiere e della musica a tutto volume.
L'offrenda dei fiori alla Virgen de lo desamparados. Un riproduzione della virgen alta quasi venti metri completamente ricoperta dei fiori offerti dalle donne di Valencia, vestite con i loro abiti tradizionali, spilloni d'oro nei capelli e gonne di broccato con fiori che non avvizziscono con il passare degli anni, come non avvizzisce il senso di festa nello spirito dei valenciani. Quelle lacrime quando sfilavano davanti alla Madonna.
E ieri sera l'atto finale: la cremà di tutte le fallas. Burn them all.
La parte più bella, l'atto finale della festa. brucia tutto,non si risparmia niente, i polmoni si riempiono di cenere e polvere e colori e pensieri.
Ieri sera ho capito il senso della festa. Ho capito perchè è necessario bruciare tutto. Il fuoco purifica, riduce in cenere i pensieri ingombranti e lascia spazio a nuove cose, nuova vita. Si saluta così a Valencia l'arrivo della primavera, liberandosi della zavorra della stagione fredda, levandosi i cappotti e il torpore della tramontana, ci si mette davanti ad un fuoco ad urlare, a polverizzare un anno di lavoro in meno di un'ora.
Ero lì, davanti ad una falla alta metà palazzo, in mezzo a quelle vie strette e osservavo il fuoco.
Ho bruciato tutto, i vecchi pensieri, i momenti di cattiveria, le amicizie sbagliate, gli incontri che mi hanno causato amarezza, i litigi partiti da un nulla, i tempi morti e le attese infinite, l'ozio tolto per creare qualcosa di costruttivo. Ho lasciato passare tutto dai miei occhi e ho depositato tutto quel vecchiume che rimaneva a prendere polvere dentro la mia testa.
E tutto ha preso fuoco.
è iniziata una nuova primavera anche per me.
Un nuovo inizio.

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