Cumpleaños feliz
7 marzo.
Pare che sia una data abbastanza ricorrente nella mia vita, che mi ha sempre portato bene, che ha segnato passaggi importanti, l'inizio di nuove esperienze e un segnale positivo per l'arrivo di altre avventure, altre storie.
è il giorno nel quale sono nata io, un venerdì notte del 1992, per avvisare quanti mi stavano vicino circa la mia capacità innata di rompere In ogni momento della giornata.
7 marzo 1999.
Mi ero appena trasferita con la mia famiglia in una bella casetta con giardino. Ero così contenta di poter festeggiare il compleanno con i miei compagni di classe saltellando nell'erbetta del mio prato, accarezzando i micetti, facendo attenzione a non sgualcire il vestitino comprato dalla mamma. Due settimane prima della fatidica data, io e tutte le mie sorelle ci ammalammo di pertosse. Niente corse in giardino, nè amichetti nè micetti.
Mi rifeci l'anno dopo, quando il mio compleanno capitò di martedì grasso e facemmo una festa in costume a casa: ricordo mascherine di zorro, abiti da principessa Sissi, coriandoli e una torta a forma di maschera. Il mio vestito quell'anno era da ballerina di flamenco. Sapore di Spagna già allora.
Tutti i miei compleanni li ho festeggiati con mia sorella, perchè siamo nate a cinque giorni di distanza. Feste chiassosissime con più di trenta bambini per casa, festoni attaccati alle pareti, il babbo che gonfiava palloncini, mamma che non smetteva di cucinare.
La danza delle feste a classi unite finì quando mia sorella compì 18 anni. La festa fu tanto bella, ma quella che rimase più impressionata di tutti fu mia nonna, che le sembrò strano e allo stesso tempo bellissimo il fatto che fossimo andati al ristorante per festeggiare. Ne parlò per settimane, con quel suo tono di voce che aveva la consistenza dei petali dei fiori, ne parlava con noi come se non ci fossimo stati alla festa e non avessimo potuto vedere quelo di cui lei parlava, o forse non potemmo mai vederlo con i suoi occhi, di una tenerezza che ho sempre immaginato non fosse umana. Le feci promettere che sarebbe venuta anche alla mia festa, che toccava aspettare meno di due anni, che ci saremmo divertite un sacco e che ad aprire le danze saremmo state noi due. Glielo feci promettere più volte. Ridemmo tantissimo sulle poltroncine sistemate fuori in giardino, al sole di marzo che in Calabria in genere comincia già a brunire la pelle.
Alla mia festa dei diciott'anni non c'era e io non ballai, perchè davvero non ne avevo voglia. Così come non avevo voglia di fare la festa in realtà, nè di mangiare dolci o ricevere auguri. Però ho un ricordo bellissimo dell mia ultima sera da minorenne, due amiche pazzissime, da cui mi sono allontanata e avvicinata e poi aggrappata con forza nei momenti più difficili, una torta piccolina ma così bella che non dimenticherò mai più, un paio di scarpe nere altissime appena comprate che facevano un male cane e sostituite con un paio di ciabatte magari più bruttine ma così comode.
L'anno dopo passai la serata vedendo "Ho voglia di te" sottotitolato in inglese, con una sceneggiatura nella lingua di Shakespeare spassosissima e l'arrivo dei Ferrero Rocher allo scoccare della mezzanotte perchè il leitmotiv di quell'anno fra i miei amici era "Ambrogio, ho voglia di qualcosa di buono". Non chiedetemi perchè, onestamente non lo ricordo più nemmeno io, ma se ci penso ancora rido di riflesso. Era già iniziata l'università, avevo finito la mia prima sessione d'esami, non potevo immaginare le migliaia di cose che sarebbero successe fra un 7 marzo e l'altro.
Però ricordo quello dell'anno scorso, perchè non mi ha fatto dimenticare il valore simbolico che ha questa data per me. Il 7 marzo 2013 ci fu la riunione di assegnazione delle borse di studio Erasmus per l'anno accademico 2013/14.
Dissi Valencia.
E a distanza di un anno dico ancora Valencia, che mi ha regalato tanto, che ancora tanti regali mi prospetta, che mi ha consegnato il compleanno più internazionale che potessi immaginare in mezzo ad italiani, messicani, svedesi, scozzesi, ecuadoregni, colombiani e cubani. Che anche quest'anno ha consegnato la sua mole di auguri come mazzi di fiori, alcuni inaspettati, altri originalissimi, altri ancora privati, pieni di affetto.
Non so cosa avrò da raccontare fra 365 giorni, dove mi troverò, se sarà più lunga la lista dei desideri avveratisi o quelli rimasti ancora in sospeso.
Io il mio desiderio, ieri sera, davanti alle mie candeline, l'ho espresso.
E di una cosa ne sono sicura: ogni 7 marzo è sempre un nuovo inizio.
Pare che sia una data abbastanza ricorrente nella mia vita, che mi ha sempre portato bene, che ha segnato passaggi importanti, l'inizio di nuove esperienze e un segnale positivo per l'arrivo di altre avventure, altre storie.
è il giorno nel quale sono nata io, un venerdì notte del 1992, per avvisare quanti mi stavano vicino circa la mia capacità innata di rompere In ogni momento della giornata.
7 marzo 1999.
Mi ero appena trasferita con la mia famiglia in una bella casetta con giardino. Ero così contenta di poter festeggiare il compleanno con i miei compagni di classe saltellando nell'erbetta del mio prato, accarezzando i micetti, facendo attenzione a non sgualcire il vestitino comprato dalla mamma. Due settimane prima della fatidica data, io e tutte le mie sorelle ci ammalammo di pertosse. Niente corse in giardino, nè amichetti nè micetti.
Mi rifeci l'anno dopo, quando il mio compleanno capitò di martedì grasso e facemmo una festa in costume a casa: ricordo mascherine di zorro, abiti da principessa Sissi, coriandoli e una torta a forma di maschera. Il mio vestito quell'anno era da ballerina di flamenco. Sapore di Spagna già allora.
Tutti i miei compleanni li ho festeggiati con mia sorella, perchè siamo nate a cinque giorni di distanza. Feste chiassosissime con più di trenta bambini per casa, festoni attaccati alle pareti, il babbo che gonfiava palloncini, mamma che non smetteva di cucinare.
La danza delle feste a classi unite finì quando mia sorella compì 18 anni. La festa fu tanto bella, ma quella che rimase più impressionata di tutti fu mia nonna, che le sembrò strano e allo stesso tempo bellissimo il fatto che fossimo andati al ristorante per festeggiare. Ne parlò per settimane, con quel suo tono di voce che aveva la consistenza dei petali dei fiori, ne parlava con noi come se non ci fossimo stati alla festa e non avessimo potuto vedere quelo di cui lei parlava, o forse non potemmo mai vederlo con i suoi occhi, di una tenerezza che ho sempre immaginato non fosse umana. Le feci promettere che sarebbe venuta anche alla mia festa, che toccava aspettare meno di due anni, che ci saremmo divertite un sacco e che ad aprire le danze saremmo state noi due. Glielo feci promettere più volte. Ridemmo tantissimo sulle poltroncine sistemate fuori in giardino, al sole di marzo che in Calabria in genere comincia già a brunire la pelle.
Alla mia festa dei diciott'anni non c'era e io non ballai, perchè davvero non ne avevo voglia. Così come non avevo voglia di fare la festa in realtà, nè di mangiare dolci o ricevere auguri. Però ho un ricordo bellissimo dell mia ultima sera da minorenne, due amiche pazzissime, da cui mi sono allontanata e avvicinata e poi aggrappata con forza nei momenti più difficili, una torta piccolina ma così bella che non dimenticherò mai più, un paio di scarpe nere altissime appena comprate che facevano un male cane e sostituite con un paio di ciabatte magari più bruttine ma così comode.
L'anno dopo passai la serata vedendo "Ho voglia di te" sottotitolato in inglese, con una sceneggiatura nella lingua di Shakespeare spassosissima e l'arrivo dei Ferrero Rocher allo scoccare della mezzanotte perchè il leitmotiv di quell'anno fra i miei amici era "Ambrogio, ho voglia di qualcosa di buono". Non chiedetemi perchè, onestamente non lo ricordo più nemmeno io, ma se ci penso ancora rido di riflesso. Era già iniziata l'università, avevo finito la mia prima sessione d'esami, non potevo immaginare le migliaia di cose che sarebbero successe fra un 7 marzo e l'altro.
Però ricordo quello dell'anno scorso, perchè non mi ha fatto dimenticare il valore simbolico che ha questa data per me. Il 7 marzo 2013 ci fu la riunione di assegnazione delle borse di studio Erasmus per l'anno accademico 2013/14.
Dissi Valencia.
E a distanza di un anno dico ancora Valencia, che mi ha regalato tanto, che ancora tanti regali mi prospetta, che mi ha consegnato il compleanno più internazionale che potessi immaginare in mezzo ad italiani, messicani, svedesi, scozzesi, ecuadoregni, colombiani e cubani. Che anche quest'anno ha consegnato la sua mole di auguri come mazzi di fiori, alcuni inaspettati, altri originalissimi, altri ancora privati, pieni di affetto.
Non so cosa avrò da raccontare fra 365 giorni, dove mi troverò, se sarà più lunga la lista dei desideri avveratisi o quelli rimasti ancora in sospeso.
Io il mio desiderio, ieri sera, davanti alle mie candeline, l'ho espresso.
E di una cosa ne sono sicura: ogni 7 marzo è sempre un nuovo inizio.

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