Grazie Roma

è un periodo bello questo.
 Un momento in cui le mie giornate hanno un sapore più intenso, più vero (eccezzion fatta per questa tisana al finocchio che sto bevendo in questo preciso momento: non ho fatto riscaldare bene l'acqua e il 10 dicembre c'è solo voglia di roba calda, ma vabbè).
 Provo un piacere particolare nello studiare. Mi immagino fra un anno alle prese con la costruzione del mio futuro. Mi vedo impegnata fino all'inverosimile, forse sfruttata e magari sottopagata, però mi vedo presa, piena di speranze, con in mano sogni come grani di un rosario, come una angelica preghiera.
E poi c'è Roma.
 Questa città che tanto mi piace, tanto mi fa penare, tanto mi stupisce. Ancora non mi sono stancata di te.
Sabato sono stata allo stadio per la prima volta. Ottima compagnia, esaltazione a mille per me che il calcio l'ho sempre vissuto con gli occhi e la voce di mio padre, un misto di gioia e bestemmie, di rabbia e imprese epiche. Non è stata la Roma migliore che abbia mai visto, il Sassuolo si è dato da fare e alla fine è terminata con un pareggio.
 Le facce entusiaste di tutti quei bambini mi hanno dato conferma di quanto sia bello lo sport e quanta stupidità si nasconde negli atteggiamenti di quanti sanno rovinare questi momenti di magia, che si apprezzano solo quando sono circondati da sana allegria e passione vera, quella stessa passione che ti fa esultare nei momenti delle vittorie e fa fare un passo indietro di silenzioso rispetto quando le cose vanno meno bene.
Sono scappata verso il mare anche questo fine settimana. Qualcuno saprebbe descrivere la bellezza autentica, sincera del mare d'inverno?
 Mi sono nascosta dentro Torre Flavia, che dal suo lembo di bagnasciuga posizionato fra gli scogli, assediato dalle onde e dai ricci di mare durante i periodi di alta marea, osserva la spiaggia e ci protegge dai tempi di Roma caput mundi. Mi son chiesta cosa avranno visto da lì migliaia di anni fa gli occhi umani. Quante volte avranno visto, allarmati, navi nemiche. Quanta paura si sarà nascosta fra queste quattro mura in laterizio oggi diroccate.
 Duci poi mi ha fatto sedere fra gli scogli antistanti e mi ha fatto vedere i pescatori, benedetti dalla luce dorata di uno dei più bei soli di Dicembre. Sulla spiaggia il mare aveva depositato tutti i suoi tesori, ho preso un'altra conchiglia e l'ho depositata insieme alle altre.
 Questo pomeriggio mi sono goduta il portico di Ottavia e le sue delizie, artistiche e non: davanti ad una porzione esagerata di Dobostorte, un dolce austriaco che se ve lo descrivo morirete di invidia, mi sono goduta la pace di uno degli angoli più intimi di Roma. Il ghetto ebraico fa risuonare i passi di chi si avventura in esso con solenne musicalità e si respira un'aria di mistica contemplazione. In questo quartiere sono rimaste le cicatrici di tante ferite non ancora del tutto rimarginate: dal rastrellamento del 16 ottobre 1943 ai fatti di Via Caetati "l'alba dei funerali di uno Stato". Eppure con dignità il cuore di questa città continua a mostrarsi, va avanti senza dimenticare.
 Non saranno i loschi affari di "Roma capitale" a metterti in ginocchio, mia dolce Roma, sopravviverai anche a questo sacco morale che hai subìto. Hai un'anima più forte di chi ti abita.
 Per le belle donne come te il tempo e le storie che passano non hanno la forza di ucciderti.

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