DilloConUnLibro: "Notturno indiano" di Antonio Tabucchi
"Le corps humain pourrait bien n'etre qu'uneapparance-disse.- Il cache notre réalité, il s' épaissit sur notre lumière ou sur notre ombre."
Ho avuto molta difficoltà nel ricominciare a riprendere parola dopo gli attentati di Parigi di venerdì scorso; mi sono chiesta se ci fosse qualcosa da dire. Credo e temo si sia detto davvero tutto a riguardo, e anche di più e poichè provo profondo rispetto per chi vive l'angoscia di questi giorni, non solo per chi non c'è più e per le loro famiglie,ma anche per chi è sopravvissuto e continua a temere per la propria vita, compresi alcuni cari amici che vivono in Francia, credo che il silenzio sia la forma più sincera di vicinanza a tutti.
Devo ricominciare a parlare però, non solo qui sul blog, ma anche nella vita di tutti i giorni; avevo programmato un post allegro e spensierato, perchè era da un po' di tempo che non mi concedevo due risate nello scrivere; personalmente non me la sento. Ecco che allora riprendo a fare una delle cose che so fare meglio; leggere e scrivere di ciò che ho letto.
In mio soccorso in questi giorni spenti è arrivato Antonio Tabucchi con il maneggevole "Notturno indiano": un libricino di appena cento pagine, che in teoria impieghi un giorno a leggerlo se sei un affamato di scrittura, ma che mi sono trovata a spezzettare in più giorni perchè ho avuto la necessità di elaborare ogni capitolo dopo averlo letto.
Partiamo da una prima costatazione: io adoro la Sellerio editore e le sue copertine, tanto che inventerei il pantone "blue Sellerio". Ogni volta che mi trovo un libro di questa casa editrice fra le mani mi sembra di stringere una Bibbia, non so perchè mi fa questo effetto così solenne.
Sulla trama della storia abbiamo pochi elementi: sappiamo che il nostro protagonista (nome non pervenuto, chiamiamolo per il momento Roux, una volta che prenderete in mano questo libro capirete perchè) è alla ricerca di Xavier, amico dai legami interrotti che ha fatto perdere le sue tracce in India. L'io del nostro romanzo comincia così un lungo viaggio introspettivo dell'India e di se stesso, così alla ricerca di sè che mi sono chiesta più di una volta se il protagonista si conoscesse per davvero o se non si stesse disegnando per la prima volta al mondo in queste pagine. è una storia, una ricerca, spezzettata, che si compone tassello dopo tassello ad ogni capitolo che scorre, in un itinerario che ho ricostruito visivamente con una cartina alla mano: un cammino che inizia sul finire del giorno a Bombay in un hotel laido, che sa di schifo mentre leggi, ma così schifo che ti sembra di avere le dita unte, tocca Madras (viaggio in notturna in treno da una parte all'altra della penisola indiana, dal mar Arabico fino al golfo del Bengala), si ferma in una località sconosciuta fra Madras e Mangalore, trova pace a Goa.
è un libro fatto di hotel e chilometri macinati in notturna, con ogni mezzo di locomozione, incontrando ogni tipo di essere umano, dalla donna dalla pelle più liscia all'uomo più deforme.
La cosa che più mi ha fatto amare questo libro è stato leggerlo al mattino presto o all'ora di pranzo, quando mi muovo da e per l'università, immaginando che in India ci trovassimo davvero alle prime ore del nuovo giorno o in piena notte, e lo facevo su ogni mezzo di trasporto, in simbiosi con il protagonista.
Ho sentito gli odori di una terra che vorrei conoscere nel profondo, ho visto la sua abiezione grazie alle foto di Christine, ma soprattutto ho provato un forte senso di rispetto per il diverso, che era forse ciò di cui più avevo bisogno in questi giorni.
Leggetelo, amatelo, scioglietene le pagine a furia di leggerlo; l'inchiostro vi rimarrà sulle mani, arriverà ai vostri occhi e alla vostra bocca; queste parole non saranno state lanciate invano.
Dedicato a Valeria Solesin.
Titolo: Notturno indiano
Autore: Antonio Tabucchi
Editore: Sellerio Editore Palermo
Pagine: 109
Prezzo: 10 €
Ho avuto molta difficoltà nel ricominciare a riprendere parola dopo gli attentati di Parigi di venerdì scorso; mi sono chiesta se ci fosse qualcosa da dire. Credo e temo si sia detto davvero tutto a riguardo, e anche di più e poichè provo profondo rispetto per chi vive l'angoscia di questi giorni, non solo per chi non c'è più e per le loro famiglie,ma anche per chi è sopravvissuto e continua a temere per la propria vita, compresi alcuni cari amici che vivono in Francia, credo che il silenzio sia la forma più sincera di vicinanza a tutti.
Devo ricominciare a parlare però, non solo qui sul blog, ma anche nella vita di tutti i giorni; avevo programmato un post allegro e spensierato, perchè era da un po' di tempo che non mi concedevo due risate nello scrivere; personalmente non me la sento. Ecco che allora riprendo a fare una delle cose che so fare meglio; leggere e scrivere di ciò che ho letto.
In mio soccorso in questi giorni spenti è arrivato Antonio Tabucchi con il maneggevole "Notturno indiano": un libricino di appena cento pagine, che in teoria impieghi un giorno a leggerlo se sei un affamato di scrittura, ma che mi sono trovata a spezzettare in più giorni perchè ho avuto la necessità di elaborare ogni capitolo dopo averlo letto.
Partiamo da una prima costatazione: io adoro la Sellerio editore e le sue copertine, tanto che inventerei il pantone "blue Sellerio". Ogni volta che mi trovo un libro di questa casa editrice fra le mani mi sembra di stringere una Bibbia, non so perchè mi fa questo effetto così solenne.
Sulla trama della storia abbiamo pochi elementi: sappiamo che il nostro protagonista (nome non pervenuto, chiamiamolo per il momento Roux, una volta che prenderete in mano questo libro capirete perchè) è alla ricerca di Xavier, amico dai legami interrotti che ha fatto perdere le sue tracce in India. L'io del nostro romanzo comincia così un lungo viaggio introspettivo dell'India e di se stesso, così alla ricerca di sè che mi sono chiesta più di una volta se il protagonista si conoscesse per davvero o se non si stesse disegnando per la prima volta al mondo in queste pagine. è una storia, una ricerca, spezzettata, che si compone tassello dopo tassello ad ogni capitolo che scorre, in un itinerario che ho ricostruito visivamente con una cartina alla mano: un cammino che inizia sul finire del giorno a Bombay in un hotel laido, che sa di schifo mentre leggi, ma così schifo che ti sembra di avere le dita unte, tocca Madras (viaggio in notturna in treno da una parte all'altra della penisola indiana, dal mar Arabico fino al golfo del Bengala), si ferma in una località sconosciuta fra Madras e Mangalore, trova pace a Goa.
è un libro fatto di hotel e chilometri macinati in notturna, con ogni mezzo di locomozione, incontrando ogni tipo di essere umano, dalla donna dalla pelle più liscia all'uomo più deforme.
La cosa che più mi ha fatto amare questo libro è stato leggerlo al mattino presto o all'ora di pranzo, quando mi muovo da e per l'università, immaginando che in India ci trovassimo davvero alle prime ore del nuovo giorno o in piena notte, e lo facevo su ogni mezzo di trasporto, in simbiosi con il protagonista.
Ho sentito gli odori di una terra che vorrei conoscere nel profondo, ho visto la sua abiezione grazie alle foto di Christine, ma soprattutto ho provato un forte senso di rispetto per il diverso, che era forse ciò di cui più avevo bisogno in questi giorni.
Leggetelo, amatelo, scioglietene le pagine a furia di leggerlo; l'inchiostro vi rimarrà sulle mani, arriverà ai vostri occhi e alla vostra bocca; queste parole non saranno state lanciate invano.
Dedicato a Valeria Solesin.
Titolo: Notturno indiano
Autore: Antonio Tabucchi
Editore: Sellerio Editore Palermo
Pagine: 109
Prezzo: 10 €

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