DilloConUnLibro: “L’amore ai tempi del colera” di Gabriel Garcia Marquez

Non è facile per me scrivere questa recensione: ho impiegato più di un anno per finire questo romanzo, ed ora che l’ho finito sento nel cuore un vuoto inconsolabile. Due anni fa, ero a Valencia, passeggiavo con la Cami qualche giorno prima del mio compleanno e le dissi che volevo comprare qualche libro di Marquez in spagnolo. Il giorno del mio compleanno feci una festa (se volete sapere come è andata vi aspetto qui) e i miei quattro caballeros di avventure spagnole mi aspettavano con due libri di Marquez fra le mani. Iniziai a leggerlo che ero già tornata da un po’ in Italia, lo lasciavo sul comodino a prendere polvere perché non avevo voglia di leggere nulla, e poi mi sono ritrovata a distanza di un altro anno, sulla metropolitana di ritorno verso casa, in lacrime per la fine della più bella storia d'amore che io avessi mai letto.
Marquez pubblicò questo libro nel 1985, eppure il tono del romanzo è molto più antico, è un linguaggio ancestrale e universale, quello che muove i destini di Fermina Daza e Florentino Ariza, di un amore lungo 53 anni, 7 mesi e 11 giorni, notti incluse, di una Cartagena immobile e imperturbabile, il mare dei Caraibi di fronte che non risponde ai cambi di secolo, alle rivoluzioni e alle guerre civili, ai cambi di stagione e di cuore.
Fermina ci viene descritta semplicemente come la fanciulla più bella di tutta la Colombia di fine Ottocento, che si innamora di un giovanotto povero, tal Florentino Ariza, una persona non pratica di cose terrene, non propenso a quei mestieri terreni che portano soldi a casa, è dedito alle arti, a suonare il violino, a scrivere, solo a scrivere, scrivere lettere d’amore per coppie che non conosce, a rendere meravigliosa la vita degli altri con le sue parole montate a cesello su quei fogli di carta odorosi di odore di donna e fiori marciti. Ma il padre di Fermina non può permettere che la sua unica figlia vada in sposa ad un ragazzo senza né arte né parte, fa di tutto per distruggere quel fragile amore giovanile e alla fine Fermina cede alle pressioni paterne e sposerà il dottor Juvenal Urbino, giovane medico affascinante e capace, considerato eroe della città per aver combattuto il colera che imperversava nella città.
Meno di 500 pagine per raccontare ottant’anni di vita, per raccontare la vita felice di Fermina con suo marito e le scappatelle notturne e diurne di Florentino, che si mantiene vergine nei pensieri aspettando di potersi ricongiungere, anima e cuore, con la sola Dea incoronata della sua vita.
È un romanzo davvero di un’altra epoca, che contiene in sé tutte le storie d’amore, tutte le tappe della vita, tutte le miserie dell’essere umano. Sullo sfondo la tela sporca di un golfo caraibico sudicio di progresso e povertà, strade spazzate dal vento, i continui toni dell’ocra che dominano il cielo dell’altra parte del mondo.
Un romanzo che non smetterò mai di amare, il romanzo che mi apparterrà per sempre, perché Fermina farà parte di me fino a quando la pelle del mio viso inizierà a prendere pieghe non volute e i ricordi cominceranno a sbiadirsi. Fermina, che non vuole chiedere scusa, perché sentirsi sulle spalle il peso delle colpe gli è impossibile, che odia le melanzane per poi imparare a mangiarle, che prende in mano le redini della sua vita sin da piccola, che si impone nel luogo in cui si trova con la presenza. Di questa donna mi sento dentro tutte le fragilità, mi perseguiterà quando sbaglio, mi sarà vicina nei momenti di felicità e quando ci sarà bisogno di tirar fuori le unghie.
Da quando ho letto “Cent’anni di solitudine” avevo capito che Marquez me lo sarei portata dentro ogni giorno che passa, e aver letto questo romanzo in lingua originale mi ha permesso di entrare ancor più dentro il mistero di questo grande scrittore. Che c’era affinità fra noi avrei dovuto capirlo quando ho visto che siamo nati giusto a distanza di qualche ora ( e qualche anno, ma è un dettaglio).
“Era inevitabile: l’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati”: l’incipit letterario più bello di sempre, la scena che non lascerò mai più è un Florentino di mezza età che vede Fermina Daza riflessa nello specchio di un ristorante e comprerà lo specchio per avere quel riflesso solo per sè.
Quando Marquez è morto ho pianto lacrime dal sapore amaro di mandorla.

Titolo: l’amore ai tempi del colera
Autore: Gabriel Garcìa Marquez
Editore: Oscar Mondadori
Pagine:392

Prezzo:11 €

Commenti

Post più popolari