DilloConUnLibro: “L’amore che ti meriti” di Daria Bignardi
è un periodo un po' pesante questo per me; ho molta difficoltà a raccontare ciò che mi succede intorno, quello che mi passa dentro. è per questo motivo che mi sto attaccando con forza ai libri e al loro potere curativo, perchè senza le storie che mi affollano la mente avrei davvero troppo spazio per pensare a quello che succede. Raccontare dei libri che leggo è il contattp che voglio continuare a tenere saldo con voi.
Arriva
la recensione di un libro scritto da una donna! Ci riflettevo giusto ora,
davanti a questa pagina bianca che non sapevo come iniziare a riempire: di
tutte le recensioni fatte fino ad ora per la prima volta ospito un romanzo al
femminile. Dopo aver scritto già ben tre romanzi nell’arco di quattro anni, la
Bignardi è ritornata sugli scaffali delle librerie nel 2014 con un mistero
ambientato nella sua Ferrara, dalla bella copertina in bianco e nero. Alma e
Antonia sono madre e figlia, diverse fra loro per carattere, accomunate però da
un alone di mestizia che trae origine dalla famiglia materna; la scomparsa del
fratello di Alma, Maio, più di trent’anni fa, che portò la sua famiglia a
sgretolarsi completamente nell’arco di poco più di un anno. Erano gli anni ’80,
Ferrara una città ancora più piccola e chiusa di quella che è ora, tutti sanno
tutto di tutti, eppure nel feudo estense Maio fa perdere completamente le sue
tracce, forse morto d’overdose in qualche canneto sulle rive del Po, forse
precipitato giù da qualche ponte, e Alma non riesce a sopportare la cappa
opprimente della nebbia ferrarese, si sente responsabile per quello che
è successo alla sua famiglia, scappa a Bologna, nasconde tutta la sua storia ad
Antonia, per rivelargliela circa trent’anni più tardi, quando Antonia è incinta
della sua prima figlia. Di fronte ad una nuova vita in arrivo, Alma sente il
bisogno di sciogliere i nodi del passato, raccontare e raccontarsi. Dietro
questo racconto in bianco e nero, Antonia decide di calarsi nei panni
dell’investigatrice, come la protagonista dei romanzi gialli che lei scrive,
per scoprire che fine ha fatto davvero suo zio.
Ero
piccola quando ho visto Daria Bignardi per la prima volta: conduceva la prima
edizione del “Grande Fratello”, il primo reality show arrivato in Italia,
quando mettere 10 persone per 3 mesi in una casa senza contatti con l’esterno
era un esperimento sociologico, e non una bufala televisiva collettore di gente
senza né arte né parte. Ai tempi pensavo fosse un conduttrice scema come molte
altre, chiedo scusa per la mancanza di formalismi, poi sono cresciuta ed ho
imparato ad apprezzare il suo lavoro di giornalista e di donna dello
spettacolo, soprattutto in una delle sue ultime fatiche, “le invasioni
barbariche”. Lo stile narrativo è esattamente come lei; una scrittura pacata e
posata, priva di grandi spasmi energici, molto equilibrata e pulita, soda. Uno
stile che si scontra invece con una trama un po’ più articolata, che forse
necessitava di qualche tratto di penna più marcato e deciso e che risente di
queste due forze opposte sul finale, che si scioglie con una facilità che non
avrei dato così tanto per scontato, su cui forse bisogna dilungarsi un po’ più
a lungo per permettere al lettore di arrivare al punto finale con più calma,
senza fretta. Alla fine il mistero della famiglia Sorani è rimasto nascosto per
più di trent’anni, regalarci qualche pagina in più non ci avrebbe fatto male.
Ho adorato invece la descrizione fatta di Ferrara. Il primo anno di liceo a
scuola ci fecero leggere “Il giardino dei Finzi Contini” di Bassani, che mi
lasciò un graffio sul cuore e mi piacque così tanto che durante l’estate
convinsi i miei genitori, durante le vacanze in Romagna, a passare da Ferrara,
solo per vedere dove sorgeva villa Finzi Contini. La delusione fu cocente
quando scoprii che la villa non era mai esistita. Fra le righe del romanzo ho
trovato immutate quelle atmosfere ferraresi che tanto mi colpirono allora, che
mi fecero adorare subito quella città bianca e pulita e dove vorrei ritornare
presto.
La
caratterizzazione dei personaggi nel complesso funziona, anche se forse avrei
bilanciato un po’ di più le informazioni in possesso del lettore: alcuni
personaggi sono troppo opachi per poter essere riconosciuti nell’immaginario
del lettore, altri invece sono caratterizzati in maniera forzata: la madre di
Alma non ricordo neppure come si chiamasse, mentre invece sul personaggio di
Alma ci sono delle forzature: hai già detto una volta che Alma è una persona
forte, perché ripeterlo ogni volta che ritorna sulla pagina? I personaggi di un
romanzo vanno lasciati liberi di svolazzare nella mente del lettore, ognuno
deve estrarre quanto può da ogni profilo.
Nel
complesso è un romanzo che funziona, anche se il finale troppo frettoloso resta
la pecca di questa storia che poteva aspirare a molto di più. La vera
chiave di lettura resta la copertina del libro.
Titolo:
L’amore che ti meriti
Autore:
Daria Bignardi
Editore:
Mondadori
Pagine:
247
Prezzo: 18 €

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