DilloConUnLibro: “Due di due” di Andrea de Carlo

Parto facendo una confessione: questo è stato il primo libro di De Carlo che ho letto, e mi sono avvicinata a questo libro con pregiudizio, perché non sopporto l’autore, o meglio, ho letteralmente odiato il personaggio che si è cucito addosso in quel programma terribile quale fu “masterpierce”, il primo presunto talent letterario della storia della tv (se nessuno ci aveva mai pensato prima un motivo ci sarà dico io…), in cui De Carlo ha voluto interpretare il Joe Bastianich della situazione lanciando manoscritti per aria e facendo l’arrogante. Tutto ciò senza essere Bastianich, il che risultava abbastanza ridicolo. Ammetto, con un pizzico di vergogna, che quel pregiudizio non mi ha abbandonato per tutta la lettura del libro, che mi è davvero pesato, forse perché la lettura che do io a quel periodo storico delle rivolte studentesche è molto più critica rispetto a chi la vissuta, senza girarci intorno non nutro molta stima nei confronti dei presunti sessantottini. Questo insieme di cose mi ha portato ad avere un giudizio negativo sul libro, questo perché i due protagonisti rappresentano quel tipo di persone che nella vita reale rifuggo come la peste: Guido, presunto genio incompreso che non riesce a trovare un posto nel mondo, e Mario, ragazzo timido che vive all’ombra delle gesta di Guido. Il romanzo racconta dell’amicizia fra questi due giovani ragazzi e li accompagnerà per circa vent’anni della loro vita, affrontando la fase della maturità, le scelte compiute, le loro personali risposte alla vita. Studiando un po’ il romanzo e la vita dello scrittore mi sembra di capire che molto della vita di De Carlo è confluita nella storia di Guido, nei suoi viaggi frenetici intorno al mondo,  la vita a Milano, le esperienze da scrittore, al che molti hanno chiesto a De Carlo quanto ci sia di Guido in lui. Io spero ci sia poco in verità; credo che, nonostante l’irrequietezza naturale che accompagna un po’ tutti, il desiderio di saper trovare un proprio posto nel mondo lo abbiamo tutti, e Guido rifugge da sempre qualsiasi legame con ogni tipo di realtà stabile, non solo con il mondo materiale, ma anche con quello immateriale dei sentimenti. Nessuno, nemmeno Mario, ha il coraggio di dire che Guido è autolesionista, e che spesso spinge in questo mondo di ferite interiori anche chi gli sta intorno. Lo fa con tutti i personaggi che vengono in contatto con lui, ed ho cominciato ad apprezzare il personaggio di ario solo nel momento in cui comincia ad affrancarsi faticosamente dalla figura di Guido. Non mi ha lasciato molto questo libro, anche se per certo posso dire che può vantare un tipo di scrittura abbastanza efficace, perché il disgusto per il mondo che Guido prova passa apertamente dalle parole dello scrittore, riesce a portare il lettore nel mondo tradito della generazione di Guido e Mario. Ho sorriso di fronte i racconti della Milano industriale degli anni ’70, perché mi hanno ricordato i racconti di mia madre e del suo faticoso periodo di vita lì, quando io ero troppo piccola per incamerare ricordi. Questi racconti mi permettono di dire che, a distanza di più di vent’anni alcune città, Milano in primis, hanno perso quell’atteggiamento impersonale che negli anni scorsi le etichettavano come città-dormitorio, per le quali non si provava affetto. Forse in parte si sta compiendo il sogno della generazione di Guido di rendere le città più a portata d’uomo.

Titolo: Due di due
Autore: Andrea De Carlo
Editore: Bompiani
Pagine:389

Prezzo: 11 €  

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