DilloConUnLibro: la saga de "l'amica geniale" di Elena Ferrante

Io quando leggo sono snob, molto snob (perchè invece sul resto... vabbè, altre storie). Quindi, quando è esploso il caso "Elena Ferrante", per molto tempo ho arricciato il naso, questo perchè, e lo dico senza vergogna, io dei giudizi di massa non mi fido affatto, anzi li rifuggo
 Poi, è successo che dovevo fare un regalo di laurea ad una "amica geniale", di nome Elena, come una delle due protagoniste. Non mi faccio incartare il libro poichè dovevo scrivere la dedica sopra, e insomma questa storia finisce con me che dopo mezz'ora avevo letto le prime cinquanta pagine, di un libro che non era mio, ma che anzi dovevo regalare. Ad un certo punto, per vergogna, confeziono tutto, la mia amica (geniale) si laurea, io me ne dimentico e continuo la mia vita. A marzo, una mattina di scazzo, entro in una libreria e lo compro, senza neppure vedere pagine, prezzo, copertina, nulla. Ho letto tutta la tetralogia (contando i giorni tecnici di lettura) in meno di un mese, per un totale di più di mille pagine, e ancora adesso, dopo quasi un mesetto dall'ultima pagina, sono assalita dal dolore della lettrice, che non vuole lasciare andare un libro che ama.
In quattro libri, la nostra scrittrice misteriosa (Elena Ferrante è uno pseudonimo, qualcuno addirittura dubita che ci sia una donna dietro la saga) ci racconta di questa amicizia senza tempo fra Lila e Lenuccia, nate nella Napoli del dopoguerra, che affronteranno insieme tutte le fasi della storia e delle loro storie cercandosi, allontanandosi, ferendosi, riavvicinandosi, sparendo per sempre. E non ci sono solo loro; le loro storie e vicende si intrecciano con le storie e le vicende di quanti il Rione (con la lettera maiuscola, poichè è il vero e proprio protagonista della tetralogia) lo vivono.
I temi che questa storia lunga, letteralmente, una vita tocca sono davvero molteplici, primo fra tutti l'importanza dell'istruzione: Lenuccia non si ferma alla quinta elementare come Lila, prosegue gli studi, addirittura si laurea ("ma la laurea cos'è? A cosa serve?" si chiedono in molti nel Rione), e fra le due amiche si crea così la più profonda spaccatura all'interno della loro amicizia. Lila è una bambina troppo intelligente, eppure si ferma alla licenza elementare, e proietta su Lenuccia tutte le aspettative che lei, sin da piccola, aveva visto nella scuola. L'istruzione, la conoscenza, la scuola; questo è ciò che salva dalla povertà, più dei soldi, dei mobili nuovissimi e degli appartamenti vista Vomero. Ma allora chi delle due è l'amica geniale? Lila dalla intelligenza irrefrenabile, o Lenuccia, che diventa scrittrice di fama mondiale?
Ci sono poi le figure maschili; nessuna di loro fa una bella figura, nessuno ne esce bene, sono tutti frantumi di anime, bestie arrabbiate, spiriti incompleti, menti mai troppo geniali (l'uso di questo aggettivo è fondamentale). Le donne, tutte le donne di questa storia, sono leoni: lottano nella disperazione della povertà, vogliono emergere, cercano di emergere dalla sporcizia in cui sono nate, in cui i loro uomini, padri, fratelli, provano a ricacciarle a suon di botte, minacce, lavoro sfiancante, camorra. Non esistono principi che salvano, sono tutte guerriere che lottano per la loro piccola e personale emancipazione.
Una analisi a parte merita la visione della storia da parte della nostra autrice (perchè sì, per me non c'è dubbio; questa storia non può che essere stata scritta da una donna); a dirci che il tempo passa, che cambiano i tempi, le mode, le generazioni, sono i fatti storici che fanno da sfondo alla storia: il "sogno" del partito comunista visto dagli occhi del proletariato, il colera a Napoli, il femminismo, il terremoto in Irpinia, gli anni di piombo, Tangentopoli; sono proprio questi eventi campali nella storia del nostro Paese a indicarci il passare degli anni, perchè le parole di Lenuccia, voce narrante della nostra storia, raccontano le vicende quasi come se il tempo non passasse, come se stessimo assistendo ad un lunghissimo piano sequenza che "non permette" ai protagonisti di crescere o invecchiare agli occhi immaginari del lettore.
Elena Ferrante è davvero una grande scrittrice? Ebbene sì, e non è necessario citare le grandi riviste internazionali per capirlo, basta leggere il romanzo per capire che ci troviamo di fronte ad uno straordinario spirito letterario. è una saga che vale la pena di leggere? Assolutamente sì, anche se il finale mi ha lasciato la bocca amara, non tanto per il finale in sè e per sè, ma perchè credo che ci fosse una difficoltà di fondo tangibile nel saper trovare la parola "fine" a questa storia.
Infine, voglio "sprecare" qualche parola ai "grandi" giornalisti e lettori che, con voracità e morbosità, vanno alla ricerca del vero volto che si nasconde dietro il nome di Elena Ferrante; è triste pensare che avete bisogno di un gossip per leggere qualcosa di ben scritto. Avete bisogno di smontare la vita di chi scrive in notizione, titoloni di giornale, macchine fotografiche pronte a scattare senza ritegno, leggere queste pagine solo per sapere se si nasconde la vita di chi scrive lì dentro, per giudicarla, per salire su un piedistallo e bacchettare. Perchè non vi basta una storia ben scritta, così vivida da palesarsi davanti ai vostri occhi, di sentire per davvero le scosse del terremoto irpino sulle braccia. Avete bisogno di giudicare il personaggio, non i personaggi (inventati), dovete smontarlo, farlo sentire niente anche se è stato capace di scrivere qualcosa di magico. Per voi l'invito è solo uno: poggiate i libri di Elena Ferrante sulla mensola della libreria, non sprecate soldi, perchè non siete capaci di apprezzare un libro ben scritto. Omero è riuscito a rendere immortali le sue opere anche se non conosciamo il suo volto, su Shakespeare ancora vi sono dubbi sulla sua vera identità, eppure i libri di Elena Ferrante hanno bisogno necessariamente del volto di chi li ha scritti. Lasciate perdere, la letteratura non fa per voi.
Titolo: L'amica geniale (primo di quattro volumi)
Autore: Elena Ferrante
Casa editrice: E/O

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