DilloConUnLibro: "Latinoamericana" di Ernesto "Che" Guevara
Potevo io nel giorno dedicato ai libri e alla lettura, lasciarvi senza un consiglio di lettura? Ovviamente no: scorrendo la luuuunga lista di libri che ho letto e di cui, piano piano, vi farò la recensione, ho preso quello più ideale a questo periodo dell'anno: un libro che parla di viaggi, di paesaggi lontani, un diario di bordo il cui autore e protagonista è, niente di meno che Ernesto "Che" Guevara.
Intanto, una curiosità: sapete da dove deriva il soprannome "Che"? Da un intercalare tipico argentino: difatti in Argentina l'espressione sincopata "che" pare essere un intercalare tipico del linguaggio colloquiale, con la quale si sono distinti anche Ernesto e Alberto Granado, compagno di viaggio, durante il loro viaggio alla scoperta del versante ovest dell'America Latina, espressione con cui bonariamente hanno iniziato a chiamarli i vari personaggi che hanno la fortuna, o sfortuna, di incontrare questo duo di viaggiatori allo sbaraglio nel 1952.
Alberto, biochimico, ed Ernesto, studente di medicina, il 4 gennaio del 1952 lasciano Buenos Aires, le loro famiglie, gli studi e gli amori, per intraprendere un lungo viaggio che li terrà lontani da casa per otto mesi, alla scoperta cruda e disincantata di quattro paesi, Cile, Perù, Colombia e Venezuela.
A bordo della Poderosa II, la motocicletta di Alberto, i due amici entrano nel vivo degli antichi fasti e delle moderne miserie di questi quattro paesi dimenticati sulla punta Sud del mondo, scoprono posti di cui, ai tempi, si conosceva ancora poco, Macchu Picciu e Cuzco, compongono un itinerario di viaggio che nulla ha a che fare con il divertimento e l'aria vacanziera, ma nasce dal bisogno curioso di conoscere, di viaggiare, di vedere la vita vera e senza fronzoli, diretta, spesso dolorosa. Cercano in tutti i modi di partire per l'isola di Pasqua, ai tempi vi si trovava un dei più famosi lebbrosari del Sud America, non riuscendoci trascorreranno molto tempo presso il lebbrosario di San Pablo in Perù.
La miseria e la povertà che dilagano in Sud America colpisce Alberto ed Ernesto come un pugno nello stomaco; il diario di Ernesto non è solo il racconto di un itinerario fatto di luoghi e posti visti, bensì di volti e popoli incontrati, poveri, troppo poveri, e ad una analisi del sistema economico per nulla equo e che si rifà sui più deboli, analisi che prenderà sempre più piede nei racconti del Che, diventando il punto focale della narrazione.
Si può dare a questa storia una chiave di lettura politica, dicendo che le idee del Che nascono e si definiscono anche e soprattutto durante quel viaggio, dato incontrovertibile. Oppure si può leggere questo racconto in chiave prettamente letteraria: un diario di viaggio, onestamente ben scritto, ricco di storie, aneddoti, costruito ad arte ovviamente un volta che Che Guevara sarà tornato in Argentina ( Ernesto durante il viaggio ha costantemente preso appunti sulle tappe toccate, a distanza di tempo darà ai suoi appunti la struttura narrativa giunta fino a noi). il libricino supera di poco le cento pagine, l'ho infilato distrattamente nella mia borsa da lavoro perchè piccolissimo (anche se per quattro fermate, non riuscivo a stare in metropolitana senza qualcosa da leggere) e quindi non eccessivamente pesante. Ammetto che Che Guevara scrittore è stata una bella scoperta: non ho una grande ammirazione di Ernesto Che Guevara come politico, certamente è un personaggio molto controverso e con notevoli sfaccettature, pur tuttavia leggere le sue memorie scritte di suo pugno mi ha fatto accedere al personaggio storico sotto un altro punto di vista: Ernesto ragazzino e mio coetaneo, ventiquattrenne e sbarbatello, asmatico e innamorato, mi ha fatto tenerezza, me lo ha reso più umano, anche più autentico nelle sue battaglie. Se Che Guevara è un personaggio che la storia ci ha restituito con luci ed ombre, "Latinoamericana" rappresenta un po' l'inizio di un sogno, il fondamento di un ideale, un sistema equo per tutti, che non dimentica nessuno, che si prende cura degli altri.
Mi ha fatto sentire più giovane di quella che sono, ha dato smalto ai miei ideali, alle cose in cui credo. è stato quasi profetico, o provvidenziale, perchè mi sono trovata a leggerlo in un momento di passaggio, in cui mi è stato chiesto di fare una scelta lavorativa fra una vita in giacca e ventiquattrore e un'altra con lo zaino in spalla, meno certa, da costruire, quasi vergine. Mi sono permessa di essere incosciente e scegliere la seconda strada anche spinta da questa storia scelta per caso e infilata di sfuggita in borsa.
Intanto, una curiosità: sapete da dove deriva il soprannome "Che"? Da un intercalare tipico argentino: difatti in Argentina l'espressione sincopata "che" pare essere un intercalare tipico del linguaggio colloquiale, con la quale si sono distinti anche Ernesto e Alberto Granado, compagno di viaggio, durante il loro viaggio alla scoperta del versante ovest dell'America Latina, espressione con cui bonariamente hanno iniziato a chiamarli i vari personaggi che hanno la fortuna, o sfortuna, di incontrare questo duo di viaggiatori allo sbaraglio nel 1952.
Alberto, biochimico, ed Ernesto, studente di medicina, il 4 gennaio del 1952 lasciano Buenos Aires, le loro famiglie, gli studi e gli amori, per intraprendere un lungo viaggio che li terrà lontani da casa per otto mesi, alla scoperta cruda e disincantata di quattro paesi, Cile, Perù, Colombia e Venezuela.
A bordo della Poderosa II, la motocicletta di Alberto, i due amici entrano nel vivo degli antichi fasti e delle moderne miserie di questi quattro paesi dimenticati sulla punta Sud del mondo, scoprono posti di cui, ai tempi, si conosceva ancora poco, Macchu Picciu e Cuzco, compongono un itinerario di viaggio che nulla ha a che fare con il divertimento e l'aria vacanziera, ma nasce dal bisogno curioso di conoscere, di viaggiare, di vedere la vita vera e senza fronzoli, diretta, spesso dolorosa. Cercano in tutti i modi di partire per l'isola di Pasqua, ai tempi vi si trovava un dei più famosi lebbrosari del Sud America, non riuscendoci trascorreranno molto tempo presso il lebbrosario di San Pablo in Perù.
La miseria e la povertà che dilagano in Sud America colpisce Alberto ed Ernesto come un pugno nello stomaco; il diario di Ernesto non è solo il racconto di un itinerario fatto di luoghi e posti visti, bensì di volti e popoli incontrati, poveri, troppo poveri, e ad una analisi del sistema economico per nulla equo e che si rifà sui più deboli, analisi che prenderà sempre più piede nei racconti del Che, diventando il punto focale della narrazione.
Si può dare a questa storia una chiave di lettura politica, dicendo che le idee del Che nascono e si definiscono anche e soprattutto durante quel viaggio, dato incontrovertibile. Oppure si può leggere questo racconto in chiave prettamente letteraria: un diario di viaggio, onestamente ben scritto, ricco di storie, aneddoti, costruito ad arte ovviamente un volta che Che Guevara sarà tornato in Argentina ( Ernesto durante il viaggio ha costantemente preso appunti sulle tappe toccate, a distanza di tempo darà ai suoi appunti la struttura narrativa giunta fino a noi). il libricino supera di poco le cento pagine, l'ho infilato distrattamente nella mia borsa da lavoro perchè piccolissimo (anche se per quattro fermate, non riuscivo a stare in metropolitana senza qualcosa da leggere) e quindi non eccessivamente pesante. Ammetto che Che Guevara scrittore è stata una bella scoperta: non ho una grande ammirazione di Ernesto Che Guevara come politico, certamente è un personaggio molto controverso e con notevoli sfaccettature, pur tuttavia leggere le sue memorie scritte di suo pugno mi ha fatto accedere al personaggio storico sotto un altro punto di vista: Ernesto ragazzino e mio coetaneo, ventiquattrenne e sbarbatello, asmatico e innamorato, mi ha fatto tenerezza, me lo ha reso più umano, anche più autentico nelle sue battaglie. Se Che Guevara è un personaggio che la storia ci ha restituito con luci ed ombre, "Latinoamericana" rappresenta un po' l'inizio di un sogno, il fondamento di un ideale, un sistema equo per tutti, che non dimentica nessuno, che si prende cura degli altri.
Mi ha fatto sentire più giovane di quella che sono, ha dato smalto ai miei ideali, alle cose in cui credo. è stato quasi profetico, o provvidenziale, perchè mi sono trovata a leggerlo in un momento di passaggio, in cui mi è stato chiesto di fare una scelta lavorativa fra una vita in giacca e ventiquattrore e un'altra con lo zaino in spalla, meno certa, da costruire, quasi vergine. Mi sono permessa di essere incosciente e scegliere la seconda strada anche spinta da questa storia scelta per caso e infilata di sfuggita in borsa.

che guevara quello che fa le magliette?
RispondiEliminaNo, quello che fa le bandiere!
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