Il mio primo concorso pubblico, ovvero il mito di Checco Zalone
Da diversi mesi i giornali dicono che il Governo stia lentamente inaugurando una nuova stagione di concorsi pubblici per sopperire (lentamente) ai vari turn over che ingolfano le pubbliche amministrazioni rallentandone l'azione.
Posto che a rallentare l'agire della Pubblica Amministrazione molto spesso è la stessa incompetenza di chi ci lavora, ma va beh, non facciamo i soliti Krillini anti ka$ta, presa da un momento di sconforto durante il primo, duro, mese di pratica, mi sono fiondata su di lui, il concorso come assistente giudiziario.
Avrei dovuto cogliere la drammaticità della situazione dal fatto che, perfino alle soglie delle preselettive, molti partecipanti fossero convinti che si trattasse del concorso per cancellieri pur essendo aperto ai diplomati. Nonostante ciò, ho presentato la mia domanda i primi di dicembre, aspettando, invano, l'uscita del calendario.
Alla chiusura delle candidature, le domande inoltrate risultavano essere oltre 308.000, a fronte di 800 posti messi a bando.
Ma come è possibile? Sarà il fuoco sacro della giustizia? Sarà spirito patrio di immolarsi per la propria Nazione fra scaffali polverosi e faldoni senza fine?
No, a spingere noi tutti novelli candidati era un solo desiderio: essere i nuovi Checco Zalone dello Stato italiano, la generazione POSTOFISSO. Già dall'iscrizione nel gruppo su fb del concorso si capiva subito che l'anelito che spingeva tanti uomini e donne a provare il concorso era uno solo: preservare quei talenti che il Signore ci da, come questo.
"io da grande voglio fare il posto fisso".
Passavano i mesi e prima che uscisse il calendario delle prove preselettive le domande che affannavano le menti dei futuri aspiranti assistenti giudiziari erano le più variegate; per esempio
"dove stampo la ricevuta?"
"ma il giorno delle preselettive devo portare il libretto delle vaccinazioni?"
"ah, ma serve la ricevuta?"
"VERGONIAAAA! Questo concorso serve ad avvantaggiare i laureati in giurisprudenza!!! Perchè ci sono solo domande di diritto????? Non è altrettanto importante conoscere in quanti paesi si coltiva la barbabietola da zucchero????? E RENZIE CHE FA?????' DORME?????"
"ragazzi scusate: ma la ricevuta serve?"
"ragazzi, ma voi i trattati lateranensi li state studiando?"
Un po' come i gruppi universitari su facebook, ma peggio.
Poi, finalmente, il 3 aprile 2017 è apparso lui, il decreto con il calendario delle preselettive.
una lettura semplice anche per i non addetti ai lavori: da Abate a Bubu giorno X, da Caballi a Defenestrato giorno Y e così via, fino ad esaurimento di tutte le lettere dell'alfabeto. E qui le domande sui gruppi sono diventate più profonde, ad esempio:
"RAGAZZIIIIIIII, IL MIO NOME NON C'E' SCRITTO!!!! PERCHE' SONO STATO ELIMINATO??????? #vergoniaaaaa"
"Scusate una domanda: ma la ricevuta serve?"
Roba che, in realtà, le vere selezioni dovevano partire da qui, da questi gruppi che raccoglievano il meglio delle domande dei geni nostrani. E invece no, tutti ammassati alla fiera di Roma.
Nell'imminenza della prova ero sempre più tentata a non andare proprio a sostenere la prova, ma, come nel film di Zalone, mio padre fungeva da grillo parlante della situazione e, co la stessa serietà di Lino Banfi nel film, mi diceva: "al posto fisso non si rinuncia MAI!"
Come la più bella delle favole è venerdì, il giorno prima c'è stato sciopero dei mezzi, e io mi trovo a prendere di corsa un treno carico di casi umani diretti tutti alla fiera di Roma. Intorno a me si parla di statistiche e di punteggi sicuri con cui accedere alle selettive, vengono ripetuti a iosa i beni demaniali, ci si dispera ad un tono di voce troppo alto per trovarci in un orario più vicino all'alba che allo spritz.
Io ho portato con me un libro e bacio per terra perchè mi sono pure riuscita a sedere. Dal finestrino intravedo la fiera di Roma ed un fiume umano che inizia a muoversi per i corridoi.
Il sedile di quel treno è l'ultima cosa che vedrò che somigli ad una seduta: prima di sedermi nuovamente passeranno quasi tre ore.
E una lunga attesa.
FILE
Per superare il concorso in verità non era tanto necessario studiare pubblico o amministrativo, quanto compiere un allenamento in palestra di almeno un paio di mesi. Ma anche un corso di yoga che addestrasse alla sacra arte della pazienza.
Fila per entrare alla fiera di Roma.
Fila per salire sulle scale mobili (bloccate).
Fila per il deposito bagagli, perchè nel padiglione non può entrare alcun tipo di apparecchio elettronico, neanche un bypass, pertanto lasciate ogni speranza o voi cardiopatici che entrate.
Men che meno possono entrare fogli, riviste, libri di qualsiasi natura. Avrei voluto almeno cinque mani per reggere la giacca, il portafogli, la maledetta ricevuta, una bottiglia d'acqua e una bustina con quattro gocciole per fare colazione, e invece inizi a tenere le gocciole in equilibrio sulla testa come facevano le nonne con il cesto dei panni da lavare.
Una fila.
Un'altra fila.
La fila al bagno.
La fila nell'unico bar della fiera con rapina a mano non armata (una bottiglietta d'acqua venduta alla modesta cifra di 2 euro).
La fila per il controllo al metaldetector.
Controlli sulla mia persona.
Controlli sulla giacca.
Controlli al portafogli ("Quella cos'è?" "la tessera del Simply." "Ah.")
Controlli alla busta delle gocciole.
Finalmente entro nel mio padiglione. Due funzionari mi chiedono:" quale busta scegli? La 1 o la 2?"
"Come nei quiz di Mike Bongiorno!"
"..."
Il mio entusiasmo non viene compreso, una decina di controllori mi accompagnano alla mia postazione. Finalmente mi siedo.
Mangio le gocciole.
Inizio a leggere tutte le tessere di supermercato accumulate negli anni.
"Signorina, sul banco non può tenere nulla se non la busta, metta tutto il resto nel banco vuoto accanto al suo".
Va bene, metto tutto lì nella speranza di non dimenticare nulla all'uscita. Ma poi "Signorina, l'acqua non può stare vicino al computer della postazione vuota accanto a lei, deve spostarla."
MA DOVE?? In bocca?
Fra un giro e l'altro del gioco della bottiglia, guardo il soffitto e penso a tutte le cose che potrei fare in quell'ora d'attesa nel padiglione senza niente.
Quanto tempo tolto alla mia vita?
Chi mi restituirà le pagine del libro di Marquez che avrei potuto leggere e che mi viene impedito di fare? Chi mi restituirà i minuti preziosi sottratti a giocare a candycrush?
Dopo quaranta minuti d'attesa inizia la prova, il cui esito affiderò al destino ed alla mia imperitura memoria.
Ho imparato molto da questo venerdì: ho imparato che i gomblottari ci saranno sempre, anche nei luoghi che meno immagini come i concorsi pubblici. Ho imparato che il presidente di commissione parla sillabando per permettere a tutti di comprendere, ma per te sarà solo un modo per dilatare ancora di più la concezione di tempo. Ho imparato che anche io sudo e no, caro infasil, pur usando il vostro deodorante non è vero che "più sudi più sai di fresco". Ma soprattutto, una ragazza napoletana in fila con me mi ha rivelato un segreto: come distribuire la farcia dei panzerotti senza che questa sparisca tutta sul fondo.

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