'O sarracino
Non poteva passare la prima festa valenciana de mi vida senza un post sul blog! E non ho dovuto neppure aspettare tanto per vedere l'anima spagnola in festa! Un mese preciso da quando ho cominciato le lezioni. Perchè qui, ridendo e scherzando, è già passato un mese! Già un mese che sono qui, e quasi mi sento triste!
Prima festa valenciana, e che festa! La fiesta del nou d'octubre, detto proprio in valenciano, festa della sola comunidad valenciana. Il 9 di ottobre infatti si festeggia la cacciata dei mori dalla città, nel lontano 1238 per mano del Re Jaime I.
Ma non solo: siccome ai valenciani piace festeggiare, innamorarsi e festeggiare mentre si è innamorati, hanno pensato bene di festeggiare gli innamorati proprio il 9 di ottobre, quando la chiesa festeggia San Dionigi. E perchè si è scelto proprio San Dionigi? Ecco, questo proprio non si sa, o meglio c'è una leggenda che da una motivazione, ma capirete da voi che serve solo a giustificare la massima di cui sopra (3 cose piace fare ai valenciani: festeggiare, fare all'amore e festeggiare mentre si fa all'amore). Si dice infatti che all'entrata di Jaime nella città, i valenciani abbiano fatto provare alla regina consorte i prodotti tipici della terra valenciana protetti da un fazzoletto in seta. Da allora San Dionigi diventa santo patrono di pasticceri e fornai valenciani e, non si capisce per quale motivo, anche degli innamorati. E a noi sta bene così, perchè in occasione della festa degli innamorati a Valencia si fanno i mocadorà, ovvero marzapane modellato a mo' di frutta e verdura. è inutile dirvi che ieri in mattinata sono uscita appositamente per comprarli.
Così come è inutile dire che sono squisiti.
E che se il Duci si comporta bene ne riceverà qualcuno anche lui a breve.
Ma basta con miti e leggende, andiamo alle cose importanti: come si festeggia?
In grande.
Perchè il ragionamento che fanno in Spagna è il seguente: perchè festeggiare SOLO il giorno della festa quando si può festeggiare ANCHE alla vigilia?
E infatti la sera dell'8 ottobre Valencia saluta l'inizio dei festeggiamenti con un spettacolo pirotecnico di quasi un'ora. Un qualcosa di spettacolare, pensate a questa pioggia di rumore e colore, che sembra abbia il ritmo di una danza e lo scintillio dei meravigliosi vestiti tipici spagnoli, con uno sfondo cupo come il cielo notturno. Credetemi se vi dico che è una delle cose più belle che abbia mai visto.
E poi il giorno di festa, piena di forte patriottismo regionale. Il clima di festa si sente nelle pasticcerie piene e nella gente che per strada ti ferma e ti augura buona festa. C'è tanta solennità nel rito della Real Senyera, ovvero il momento in cui la bandiera valenciana viene calata dall'alto del balcone dell'Ajuntamento (il palazzo comunale) giù in piazza perchè il vessillo, secondo il privilegio ricevuto da Re Pedro, "non si piega davanti a niente e a nessuno", quindi per portarla giù in piazza senza inclinarla va calata dall'alto. Segue poi il corteo della Senyera fino alla cattedrale cittadina, la tipica mascletà, ovvero fuochi pirotecnici (che forse gradiscano l'odore di polvere da sparo qui???) sparati nella piazza principale, balli tipici valenciani e il corteo storico Moros y Cristianos. Con tanto di vecchina che mi spiega come, nel lontano 1238, loro non volessero i mori in città, ma solo Gesù. Come se lei ricordasse bene il momento, e ad occhio e croce mi sentivo di dire che in effetti potesse già essere nata per quella data.
Mi sono davvero sentita parte di questa città ieri, l'ho davvero sentita mia, ero felice come se per me fosse giorno di festa da sempre.
La sera dell'8, con quello spettacolo magnifico di luci e fuochi mi sono sentita, dopo tanto tempo, nel posto giusto. Seduta su un prato, di fronte ad una cosa bella. Il rumore vorticoso di quei fuochi, che sembrava una danza disperata, con scintille che si muovevano sconvolte ed allegre nel cielo mi ha fatto sentire a casa. Mi sento a casa, perchè qui sono libera. Senza più vincoli di orari, e giornate troppo impegnate per una ragazza di vent'anni che studia. Io, il gruppo dei miei colleghi erasmus e coinquilini, e la mia voglia di fare le cose all'ultimo momento, cui ho dovuto rinunciare per troppo tempo. Se c'è un regalo che questa città e questa esperienza mi stanno regalando e farmi riappropriare del mio tempo. La possibilità di uscire le domeniche pomeriggio, bere un'orchata e aspettare che la gente sfili davanti a me in plaza della Virgen. Ho di nuovo il mio tempo, il tempo per dire "questa cosa oggi non la faccio", perchè domani il tempo per farla ci sarà.
Ho chiuso gli occhi quella sera, i lampi multicolori dei fuochi si vedevano anche così, stringevo forte l'erba sotto le dita, respiravo a pieni polmoni l'aria umida e calda della sera. Sono a casa, una casa nuova, non per questo meno casa, non meno mia di altri posti. Quando andrò via da qui, finito l'Erasmus, potrò dire di aver vissuto davvero questo posto, anche quando avevo gli occhi chiusi, perchè è una esperienza così forte, così totalizzante, che bastano anche i soli polmoni e gli occhi serrati per dire di aver fatto davvero nostra questa storia.
è tempo di lasciarvi, domani mi aspetta il mio primo esonero. fatemi un super in bocca al lupo!

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