Molti mi dicono che ho occhi da orientale
Molti mi dicono che ho occhi da orientale.
Non ci ho mai pensato fino a quando non sono arrivata all'università e un mio amico mi fece notare questa cosa. In seguito, qualche mese dopo feci conoscenza di altre persone e una di loro mi disse: "Hai gli occhi di una principessa persiana." Qualche anno dopo, in Erasmus, in molti mi scambiavano per una indiana, ad oggi confermata come la somiglianza più accreditata. è inutile dirvi come questa cosa mi abbia fatto andare in fissa con i sari indiani e i film di Bollywood, passando anche per i tatuaggi all'hennè sulle mani.
Mia nonna ha proprio la faccia da turca, mio zio, mia zia e mio padre hanno il viso turco. Quando ho detto questa cosa a mia nonna, lei mi ha ribattuto a più riprese "Noi siamo cattolici da generazioni", cosa che non metto in discussione ovviamente, ma non è certo colpa mia se i tratti moreschi ci sono. Tutte le mie sorelle hanno ovviamente ereditato i colori scuri, io invece, avvertita l'esigenza di differenziarmi dl resto della mia famiglia sin da quando avevo le sembianze di una morula, ho ereditato colori non propriamente tipici della gente del Sud: pelle e occhi chiari, capelli biondi alla nascita, scuritisi nel tempo. Una leggenda narra che la mia bisnonna materna fosse molto chiara. Che sia il frutto di ascendenze angioine? Non ci è dato sapere, per certo in Calabria si dice che le donne più belle vengano dai monti, dove la terra le ha generate dai capelli scuri e i lineamenti chiari e delicati, come la mia bisnonna.
Naso decisamente mediterraneo, alta quanto basta per arrivare ai pedali della macchina, cosa che cerco di dissimulare portando quasi sempre scarpe alte, a differenza di mia sorella più piccola, alta come una colonna, come il mio nonno paterno, alto e dai capelli rossicci, un po' crucco, un po' irlandese.
E se conosco gente alta quasi due metri, caratteristica tipica del nord Europa, il nostro dialetto è infarcito di parole greche, cui si aggiunge un substrato consistente di termini ed espressioni spagnolissime, un gusto artistico decisamente iberico, un senso della moda a tratti opulentemente barocco rococò, a tratti gitano, parole dialettali e italiane di origine araba, costruzioni sveve.
Questa riflessione è servita in questi anni a me per comprendere che "la razza", se vogliamo freddamente chiamarla così, non è statica, ma si evolve e si connota di ciò che le sta intorno. Tutto fa Italia e italiano ormai, eppure quegli elementi che compongono la normalità delle nostre azioni sono ricche di esperienze altrui. E se alcuni elementi che inevitabilmente minano alla "purezza" italiana ormai fanno figo, come l'uso dello slang inglese o il sushi del lunedì, ho difficoltà a capire perchè altre possibili e non più future, ma presenti, esperienze di intercultura ci spaventino tanto. Cosa temiamo esattamente dell'altro? Cosa non ci rappresenta di più e unisce agli altri dell'appartenere tutti al genere umano?
Senza la scoperta delle Americhe non ci sarebbe stata la pizza Margherita co a pummalora 'ncoppa, senza il Celeste impero non avremmo imparato a filare la seta, veneriamo un Dio nato in Medio Oriente con un colore della pelle diverso dal nostro. Chissà se in tutti questi secoli abbiamo mai riflettuto sulle mescolanze di usi, costumi e pelli; tutto sommato il risultato finale non è stato così male.
Perchè dovrebbe esserlo in futuro?
Non ci ho mai pensato fino a quando non sono arrivata all'università e un mio amico mi fece notare questa cosa. In seguito, qualche mese dopo feci conoscenza di altre persone e una di loro mi disse: "Hai gli occhi di una principessa persiana." Qualche anno dopo, in Erasmus, in molti mi scambiavano per una indiana, ad oggi confermata come la somiglianza più accreditata. è inutile dirvi come questa cosa mi abbia fatto andare in fissa con i sari indiani e i film di Bollywood, passando anche per i tatuaggi all'hennè sulle mani.
Mia nonna ha proprio la faccia da turca, mio zio, mia zia e mio padre hanno il viso turco. Quando ho detto questa cosa a mia nonna, lei mi ha ribattuto a più riprese "Noi siamo cattolici da generazioni", cosa che non metto in discussione ovviamente, ma non è certo colpa mia se i tratti moreschi ci sono. Tutte le mie sorelle hanno ovviamente ereditato i colori scuri, io invece, avvertita l'esigenza di differenziarmi dl resto della mia famiglia sin da quando avevo le sembianze di una morula, ho ereditato colori non propriamente tipici della gente del Sud: pelle e occhi chiari, capelli biondi alla nascita, scuritisi nel tempo. Una leggenda narra che la mia bisnonna materna fosse molto chiara. Che sia il frutto di ascendenze angioine? Non ci è dato sapere, per certo in Calabria si dice che le donne più belle vengano dai monti, dove la terra le ha generate dai capelli scuri e i lineamenti chiari e delicati, come la mia bisnonna.
Naso decisamente mediterraneo, alta quanto basta per arrivare ai pedali della macchina, cosa che cerco di dissimulare portando quasi sempre scarpe alte, a differenza di mia sorella più piccola, alta come una colonna, come il mio nonno paterno, alto e dai capelli rossicci, un po' crucco, un po' irlandese.
E se conosco gente alta quasi due metri, caratteristica tipica del nord Europa, il nostro dialetto è infarcito di parole greche, cui si aggiunge un substrato consistente di termini ed espressioni spagnolissime, un gusto artistico decisamente iberico, un senso della moda a tratti opulentemente barocco rococò, a tratti gitano, parole dialettali e italiane di origine araba, costruzioni sveve.
Questa riflessione è servita in questi anni a me per comprendere che "la razza", se vogliamo freddamente chiamarla così, non è statica, ma si evolve e si connota di ciò che le sta intorno. Tutto fa Italia e italiano ormai, eppure quegli elementi che compongono la normalità delle nostre azioni sono ricche di esperienze altrui. E se alcuni elementi che inevitabilmente minano alla "purezza" italiana ormai fanno figo, come l'uso dello slang inglese o il sushi del lunedì, ho difficoltà a capire perchè altre possibili e non più future, ma presenti, esperienze di intercultura ci spaventino tanto. Cosa temiamo esattamente dell'altro? Cosa non ci rappresenta di più e unisce agli altri dell'appartenere tutti al genere umano?
Senza la scoperta delle Americhe non ci sarebbe stata la pizza Margherita co a pummalora 'ncoppa, senza il Celeste impero non avremmo imparato a filare la seta, veneriamo un Dio nato in Medio Oriente con un colore della pelle diverso dal nostro. Chissà se in tutti questi secoli abbiamo mai riflettuto sulle mescolanze di usi, costumi e pelli; tutto sommato il risultato finale non è stato così male.
Perchè dovrebbe esserlo in futuro?

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