DilloConUnLibro: "After dark" di Haruki Murakami

Prima ti viene la pericardite, ma fai finta di non ascoltare il tuo corpo, e continui a lavorare e stressarti come sempre. Poi interviene un raffreddore cosmico, con perdita totale dell'olfatto e parziale dell'udito, ma niente, continui a lavorare come se niente fosse. 
Alla fine per costringermi a stare a letto ci ha pensato una congiuntivite acuta: con un occhio di meno lavorare diventa praticamente impossibile se devi stare 12 ore davanti ad un pc, ed alla fine decidi che sì, è arrivato il momento di ascoltare questa serie di messaggi neanche tanto impercettibile che il tuo corpo ti manda: ti fermi, stacchi cellulare e pc per più di 24 ore, decidi che gli atti posso aspettare, ti prendi uno spavento che ti urta come una botta in testa, ma almeno ti sei fermata. 
Giorno 2 di convalescenza: l'occhio destro si è (finalmente) schiuso come un bucaneve alla fine dell'inverno: con quattro paia d'occhiali riesco finalmente a riaprire un libro e leggere. 
 
Vista la letizia che lo stare in salute comporta, ho deciso di festeggiare questo giorno di pausa dalla vita con una recensione cromaticamente in tema con la stagione più fredda e buia dell'anno: "After dark", il primo libro di Murakami letto in vita mia (in attesa di reperire da qualche parte "Norwegian wood", definito il capolavoro di Murakami per eccellenza).
 La storia si svolge in un arco temporale piccolissimo per essere un romanzo, ovvero in sette ore circa, ed è una storia che si svolge tutta in notturna, come lo stesso titolo suggerisce. È un romanzo corale a più voci; ci sono Mari alla ricerca di una notte da trascorrere in solitudine, Takahashi che suona in una band jazz universitaria, sorveglianti di motel e relativo personale, impiegati che vivono e lavorano in notturna, prostitute picchiate e loschi individui della mafia cinese che si muovono su velocissimi e rumorosi scooter. E poi c’è Eri, sorella di Mari: lei è bellissima, ma ha deciso di dormire, per sempre (un po’ il sogno di tutti noi, peccato che persino io ad una certa mi sveglio, invece lei riesce indisturbata a dormire da mesi). Più dorme e più diventa bella (anche questo il sogno di tutte noi, perché io se dormo più di dieci ore i segni del cuscino dalle guance vanno via la sera dopo. Per non parlare dei capelli). Sullo sfondo si muove una Tokyo avvolta dalla notte eppure luminosissima nelle sue luci al neon e i suoi bar all’americana aperti praticamente a tutte le ore, i taxi che sfrecciano veloci, i supermercati aperti h24; mi è sembrato davvero di veder passare davanti agli occhi le scene di “Lost in traslation” di Sofia Coppola.

In questo caso l’aggettivo che meglio descrive questa storia è onirico: alla fine sembra di vivere in un sogno (o in un incubo, in base al punto di vista che prendiamo sulla narrazione), e sicuramente lo stile denota una grande maturità stilistica da parte dello scrittore, credo abbia delle peculiarità che lo distinguono da molti scrittori contemporanei, ha una penna innovativa anche solo rispetto ai suoi colleghi europei. Non mi sento di dire di aver apprezzato a pieno il romanzo, l’ho letto con un po’ di fatica, soprattutto la parte centrale, però non posso neppure dire che non mi sia piaciuto affatto, diciamo che vorrei leggere di più su di lui per pronunciarmi in maniera complessiva su Murakami. Un altro aggettivo con cui lo definirei è strano, ma da quel poco che ho letto di letteratura giapponese spero di non sbilanciarmi se dico che tutti i personaggi e le storie raccontate hanno caratteri che oscillano fra lo strano e l’inquietante.
Per me è un “ni”, a metà strada fra un libro perfetto e un libro da non leggere assolutamente; lo stile mi ha colpito molto, ma la storia con le sue trame volutamente irrisolte, il numero di personaggi crescenti cui facevo fatica a stare dietro e il clima grottesco tendente al macabro non mi hanno permesso di apprezzarlo.

Titolo: After dark
Autore: Haruki Murakami
Editore: Einaudi
Pagine: 164
Prezzo: 11 €

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