il dizionario delle cose perdute 2.0: la cabina telefonica, la scheda telefonica e gli squilli
Lorelai:" Si sta valutando se tenere o meno la cabina telefonica."
Rory:" E dove si cambierà Super man quando verrà a salvarci da Ben Affleck?"
Lorelai." Ho fatto la stessa identica osservazione".
Ho da fare un'onesta osservazione alle ragazze Gilmore e a chi per loro scrive le battute: "la stessa identica osservazione" è stata mossa già dal buon Guccini in "Nuovo dizionario delle cose perdute", con l'unica differenza che, ai tempi del Guccio, il supereroe si chiamava Nembo kid.
Io, per non saper né leggere né scrivere, non avevo la più pallida idea che Superman (o Nembo kid, che dir si voglia) usasse le cabine del telefono per cambiar d'abito (sulla mia ignoranza e avversione verso il mondo dei super eroi ne ho parlato qui), per certo posso dire di aver usato le cabine del telefono.
Erano i ruggenti anni di inizio ultima decade del II Millennio, io ero una palletta riccioluta emigrata a Milano che adorava lanciar le macchinine dall'alto del nono piano in cui abitavamo all'epoca (almeno così mi raccontano, io personalmente non conservo molta memoria): ai tempi il babbo continuava a lavorare giù in Calafrica e saliva al Nooooorde all'incirca una volta al mese. Miah Matreh per permetterci di comunicare con lui, ai tempi dell'oscurantismo cibernetico, quando 1000 km pesavano il doppio, ci portava alla cabina telefonica sotto casa. Armata di una dose massiccia di alcool tale da poter incendiare Milano, ci faceva comunicare con Mioh Patreh e dimostrargli tutto il nostro amoreh.
Questa storia di genitorialità a distanza si è conclusa molto presto, perchè Mamma ha ottenuto il trasferimento in terronia, giusto in tempo per non prendere l'accento milanese e cominciare a chiamare la gente mettendo l'articolo determinativo davanti ai nomi. Con l'ausilio di Paneh e Polpetthe sono cresciuta ed ho affrontato le scuole elementari. In terza elementare arrivò il momento di affrontare LA MIA PRIMA GITA SCOLASTICA IMPORTANTE: la località prescelta dalle maestre fu Altomonte, ad un'ora e mezzo di strade sconnesse da casa mia e saremmo tornati ADDIRITTURA PER LE 16:30.
Un giorno da ricordare per tutta la vita praticamente.
Il mio primo evento social, un instameet ante litteram senza instagram.
In quella occasione, il giorno prima di partire, mio padre mi diede lei: la tessera telefonica. Io ero straconvinta che le tessere telefoniche servissero solo per essere collezionate dal mio compagnetto di classe Giandomenico, tipo le figurine (e mi sono sempre chiesta: MA CHE RAZZA DI HOBBY E' COLLEZIONARE STE TESSERE??????? Non fai prima a fare la collezione dei Topolino???? E poi che ci fai con tutte queste schede, ci tagli la ddddroga????? [No, evidentemente quest'ultima cosa non la pensavo ai tempi, ho riflettuto su questo utilizzo solo ora che sto scrivendo. Colpa di narcos, che ancora non ho visto. Quando comincerò a vederlo forse dirò alla gente plata o plomo????']).
"Poi domani con questa ci chiami all'ora di pranzo per dirci se sta andando tutto bene. La tessera ha un traffico di 5000 lire, attenta a consumarle!"
CINQUE MILA LIRE?????????? MADREDIDDDDDIOOOOOOH!!!! Praticamente ci stavano più soldi nella scheda che nel mio portafogli ( e, per dimostrarmi sempre costante nella vita, anche oggi la cosa non è molto diversa). Con la scaltrezza e l'intelligenza di una spia, riuscii a mettermi in contatto con casa mia, vivere con gioia la gita, mangiare il panino che mi aveva preparato mammina e tornare a casa.
I tempi poi sono cambiati, si sono digievoluti, e nelle nostre case e tasche sono entrati i cellulari. Come tutte le cose che si trovano all'inizio della loro carriera, costavano un fracco e anche il mantenimento del servizio era esoso, pertanto io, giovane pischelletta di terza media, facevo di tutto per fare in modo che quei cinque euro di ricarica durassero almeno un mese. La tentazione era fortissima: da un lato si aveva in mano uno strumento per poter essere sempre in contatto con la propria amichetta del cuore, dall'altro tale bisogno di vita sociale veniva minato dagli alti costi e dai magri guadagni personali.
Come ovviare al problema? Ancora non è chiaro chi sia stato il genio che ha inventato il sistema di comunicazione dello squillo.
Più evoluto dei messaggi di fumo, più sicuro del piccione viaggiatore, il sistema degli squilli era una sorta di alfabeto morse della comunicazione dei primi anni 2000: l'alfabeto era:
-1 squillo: ti penso;
-2 squilli: io ti penso, tu mi pensi?
-3 squilli: ehi amica! Chiamami!
-il quarto squillo era ormai una chiamata che iniziava, più o meno così:" A 'MBRANATAAAAAAA!!!! Ma me voj chiamà????????"
Come potete immaginare, in the game of squilli You win or you die, e quindi, dal primo squillo partiva una gara a rispondere allo squillo per dire che ti penso, a sospirare quando a farti due squilli era il tipo che ti piaceva, a scoppiare di gioia quando sentivi nell'altra stanza che il tuo cellulare emetteva non uno, non due, ma più di tre squilli, salvo poi scoprire che era una compagnia telefonica avversaria che ti invogliava a passare in campo nemico.
Nell'epoca di whatsapp, delle chat di gruppo e di internet che ha di fatto eliminato i confini, stare lì a ricordare gli squilli, o addirittura le cabine del telefono, è diventato un passatempo vintage: i primi ormai sono stati sonoramente banditi, le seconde, con annesse schede del telefono, ormai sono andate perdute, o, quelle poche rimaste fanno da tetto a qualche anima infelice senza casa e no sa dove ripararsi in un giorno di pioggia.
Di certo ad aver fatto una fine peggiore sono state le cabine telefoniche inglesi, usate come elemento di decoro e ormai immortalate solo per scatti banali sui social (che sia chiaro: appena andrò a Londra anche io sarò la prima a fare questo tipo di foto, ma si sa; io sono The Queen of mainstream).
Rory:" E dove si cambierà Super man quando verrà a salvarci da Ben Affleck?"
Lorelai." Ho fatto la stessa identica osservazione".
Ho da fare un'onesta osservazione alle ragazze Gilmore e a chi per loro scrive le battute: "la stessa identica osservazione" è stata mossa già dal buon Guccini in "Nuovo dizionario delle cose perdute", con l'unica differenza che, ai tempi del Guccio, il supereroe si chiamava Nembo kid.
Io, per non saper né leggere né scrivere, non avevo la più pallida idea che Superman (o Nembo kid, che dir si voglia) usasse le cabine del telefono per cambiar d'abito (sulla mia ignoranza e avversione verso il mondo dei super eroi ne ho parlato qui), per certo posso dire di aver usato le cabine del telefono.
Erano i ruggenti anni di inizio ultima decade del II Millennio, io ero una palletta riccioluta emigrata a Milano che adorava lanciar le macchinine dall'alto del nono piano in cui abitavamo all'epoca (almeno così mi raccontano, io personalmente non conservo molta memoria): ai tempi il babbo continuava a lavorare giù in Calafrica e saliva al Nooooorde all'incirca una volta al mese. Miah Matreh per permetterci di comunicare con lui, ai tempi dell'oscurantismo cibernetico, quando 1000 km pesavano il doppio, ci portava alla cabina telefonica sotto casa. Armata di una dose massiccia di alcool tale da poter incendiare Milano, ci faceva comunicare con Mioh Patreh e dimostrargli tutto il nostro amoreh.
Questa storia di genitorialità a distanza si è conclusa molto presto, perchè Mamma ha ottenuto il trasferimento in terronia, giusto in tempo per non prendere l'accento milanese e cominciare a chiamare la gente mettendo l'articolo determinativo davanti ai nomi. Con l'ausilio di Paneh e Polpetthe sono cresciuta ed ho affrontato le scuole elementari. In terza elementare arrivò il momento di affrontare LA MIA PRIMA GITA SCOLASTICA IMPORTANTE: la località prescelta dalle maestre fu Altomonte, ad un'ora e mezzo di strade sconnesse da casa mia e saremmo tornati ADDIRITTURA PER LE 16:30.
Un giorno da ricordare per tutta la vita praticamente.
Il mio primo evento social, un instameet ante litteram senza instagram.
In quella occasione, il giorno prima di partire, mio padre mi diede lei: la tessera telefonica. Io ero straconvinta che le tessere telefoniche servissero solo per essere collezionate dal mio compagnetto di classe Giandomenico, tipo le figurine (e mi sono sempre chiesta: MA CHE RAZZA DI HOBBY E' COLLEZIONARE STE TESSERE??????? Non fai prima a fare la collezione dei Topolino???? E poi che ci fai con tutte queste schede, ci tagli la ddddroga????? [No, evidentemente quest'ultima cosa non la pensavo ai tempi, ho riflettuto su questo utilizzo solo ora che sto scrivendo. Colpa di narcos, che ancora non ho visto. Quando comincerò a vederlo forse dirò alla gente plata o plomo????']).
"Poi domani con questa ci chiami all'ora di pranzo per dirci se sta andando tutto bene. La tessera ha un traffico di 5000 lire, attenta a consumarle!"
CINQUE MILA LIRE?????????? MADREDIDDDDDIOOOOOOH!!!! Praticamente ci stavano più soldi nella scheda che nel mio portafogli ( e, per dimostrarmi sempre costante nella vita, anche oggi la cosa non è molto diversa). Con la scaltrezza e l'intelligenza di una spia, riuscii a mettermi in contatto con casa mia, vivere con gioia la gita, mangiare il panino che mi aveva preparato mammina e tornare a casa.
I tempi poi sono cambiati, si sono digievoluti, e nelle nostre case e tasche sono entrati i cellulari. Come tutte le cose che si trovano all'inizio della loro carriera, costavano un fracco e anche il mantenimento del servizio era esoso, pertanto io, giovane pischelletta di terza media, facevo di tutto per fare in modo che quei cinque euro di ricarica durassero almeno un mese. La tentazione era fortissima: da un lato si aveva in mano uno strumento per poter essere sempre in contatto con la propria amichetta del cuore, dall'altro tale bisogno di vita sociale veniva minato dagli alti costi e dai magri guadagni personali.
Come ovviare al problema? Ancora non è chiaro chi sia stato il genio che ha inventato il sistema di comunicazione dello squillo.
Più evoluto dei messaggi di fumo, più sicuro del piccione viaggiatore, il sistema degli squilli era una sorta di alfabeto morse della comunicazione dei primi anni 2000: l'alfabeto era:
-1 squillo: ti penso;
-2 squilli: io ti penso, tu mi pensi?
-3 squilli: ehi amica! Chiamami!
-il quarto squillo era ormai una chiamata che iniziava, più o meno così:" A 'MBRANATAAAAAAA!!!! Ma me voj chiamà????????"
Come potete immaginare, in the game of squilli You win or you die, e quindi, dal primo squillo partiva una gara a rispondere allo squillo per dire che ti penso, a sospirare quando a farti due squilli era il tipo che ti piaceva, a scoppiare di gioia quando sentivi nell'altra stanza che il tuo cellulare emetteva non uno, non due, ma più di tre squilli, salvo poi scoprire che era una compagnia telefonica avversaria che ti invogliava a passare in campo nemico.
Nell'epoca di whatsapp, delle chat di gruppo e di internet che ha di fatto eliminato i confini, stare lì a ricordare gli squilli, o addirittura le cabine del telefono, è diventato un passatempo vintage: i primi ormai sono stati sonoramente banditi, le seconde, con annesse schede del telefono, ormai sono andate perdute, o, quelle poche rimaste fanno da tetto a qualche anima infelice senza casa e no sa dove ripararsi in un giorno di pioggia.
Di certo ad aver fatto una fine peggiore sono state le cabine telefoniche inglesi, usate come elemento di decoro e ormai immortalate solo per scatti banali sui social (che sia chiaro: appena andrò a Londra anche io sarò la prima a fare questo tipo di foto, ma si sa; io sono The Queen of mainstream).


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