In cucina con Chiara: la ricetta dei baci perugina handmade

Si sa, l'amore è un sentimento che ci porta ad andare oltre i nostri limiti, a migliorarci, a sublimarci per rendere felici le persone cui vogliamo bene.
Sulla base di tutto codesto lirismo, quest'anno per San Valentino, decido di fare (per la prima volta dalla nascita della nostra longeva storia d'amore) le cose per bene: l'Ing. avrebbe finito la sessione d'esame il giorno prima e noi ci saremmo potuti rilassare e amare tranquillamente il 14 febbraio.
Di conseguenza, non decido solo di comprargli un regalo scemo, trovare un outfit accattivante per la serata o prenotare nel nostro locale preferito, ma ADDIRITTURA decido di cucinare qualcosa per lui.
E già qui parte la prima improprietà: il verbo cucinare comporta ovviamente la cottura di qualcosa, cosa che, in questo caso, non è stata fatta. La seconda improprietà in tal contesto, invece, comporta immaginare me alle prese con del cibo, intenta a fare qualcosa di commestibile. Io, però, credo fortemente nel potere dell'amore e quindi mi cimento in un'impresa che, ai miei occhi profani, sembra decisamente semplice, ovvero i baci perugina fatti in casa.
La ricetta la trovo sul blog di petit patisserie, la leggo, mi munisco degli ingredienti nelle dovute quantità, inizio.
Primo passo: sciogliere a bagnomaria il cioccolato al latte e il cioccolato bianco. Dal momento che non ho a disposizione il numero richiesto di pentolini, decido di sciogliere il cioccolato al latte a bagnomaria, quello bianco, presente in quantità nettamente inferiori, nel microonde. Lascio sciogliere il cioccolato bianco per 20 secondi: non si è sciolto del tutto. Lascio sciogliere per altri 20 secondi: cioccolato bianco completamente bruciato, con tanto di tanfo cenerino in cucina, per tutta casa, per tutto il condominio, per tutta Roma.
Forse voleva essere un monito, decido di non interpretarlo in maniera nefasta, continuo, imperterrita, nella preparazione.
Sciolti i due cioccolati, incorporo una quantità imprecisata di Nutella, cacao in polvere, granella di nocciole. Provo ad amalgamare, ma la poltiglia non è neanche vagamente paragonabile ad un composto plastico, bensì ad un qualcosa troppo liquido per essere anche solo immaginato vicino al solido con la forza del pensiero.
Seguo il consiglio presente nella ricetta: infilo la ciotola in frigorifero (non in freezer, perchè il mio freezer straborda di prodotti calabri che servono al mio sostentamento nei giorni bui da frigo vuoto).
Metto a caricare sul pc "50 sfumature".
Rido a crepapelle, visto che è il film comico per eccellenza.
Dimentico il composto in frigo per più di mezz'ora.
Me ne ricordo mentre bevo il caffè e i miei occhi cadono su una enorme macchia di cioccolato sul tavolo della cucina.
Prendo la ciotola.
Il composto è ormai rappreso come calcestruzzo a presa rapida.
Ci piango sopra, nella speranza che le mie lacrime lo ammorbidiscano.
Il composto non si scompone, i miei baci perugina hanno decisamente un cuore di pietra.
Con l'ausilio di un martello pneumatico, provo a frantumare quella poltiglia, ricevo feedback positivi.
Continuo a seguire la ricetta: formare delle palline, adagiarvi sopra una nocciola e conferire al cioccolatino la classica forma del bacio perugina.
Facile, direte voi: peccato che il composto era così asciutto che le nocciole non stavano su neppure con l'ausilio delle mie preghiere.
Armata di mastice, incollo le maledette nocciole sulle maledette palline.
Grazie al cielo le terribili battute di 50 sfumature mi tengono allegra.
Nel mentre, sciolgo il cioccolato fondente per la copertura; le palline, invece, si rivelano a me sempre più ostili: nel tentativo di scrostare l'amalgama dalle pareti della ciotola, schegge di nocciole si depositano sotto le mie unghie, ferendomi quasi mortalmente.
Le palline di cioccolata di Belzebù sono finalmente pronte, è il momento di immergerle nel cioccolato fondente. Seguono momenti di indecisione: insaporire il cioccolato fondente con dell'arancio? Ma chi mi credo di essere, Iginio Massari? "No Maria, chiudi la busta all'aroma di arancio" e mi avvio verso la fase finale.
Adagio delicatamente il primo cioccolatino del demonio su un cucchiaio, gli faccio fare un bagnetto nel fondente sciolto, lo adagio nuovamente sulla carta forno.
Il calore eccessivo del fondente scioglie il cioccolatino e i miei vani sforzi: piuttosto che un bacio perugina, somiglia ad una frittella, letteralmente spalmato sulla carta forno.
Seguono lamenti nella lingua dei miei padri.
 Seguono mani che si battono il petto e vesti stracciate e capelli recisi con la forza delle unghie.
  Seguono lacrime, copiose lacrime, che inondano la cucina. Lacrime che hanno l'effetto di raffreddare il cioccolato fondente, il quale acquista il magico potere di non sciogliere più le mie palline, ma di amarle, abbracciarle, renderle lontanamente paragonabili a dei baci Perugina, il tutto è coinciso con la fine della visione del film.
Comprendo che i miei cioccolatini sonoresi nervosi dallo sguardo di fuoco di Mister Grey, canto loro autentiche canzoni d'amore, i miei cioccolatini si trasformano da Erinni in Eumenidi, finalmente assumono la forma desiderata.
Questo il risultato finale

So che non sembra possibile, eppure li ho fatti proprio io.
Anche oggi, nella primitiva lotta fra materie prime e Chiara, ha vinto Chiara.
Carlo Cracco scansate, è in arrivo una nuova Mastercheffa. 

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