DilloConUnLibro: "Ciò che inferno non è" di Alessandro D'Avenia
Ora
che è davvero estate e ferie per tutti, anche per me, la rubrica
"DilloConUnLibro"- summer edition- ha ancora più senso e più valore.
E
allora, dove ce ne andiamo in vacanza metaforica oggi? Con questa recensione si
va al mare, si varia da sfumature blu cobalto all'azzurro acquamarina. Questo
romanzo è ambientato in una città di mare, una città che è tutta porto, παν-όρμος, ovvero Palermo. Una città fatta di
monumenti dorati, di mosaici, di sabbia, di giardini riparo per il caldo, di
asfalto, di colate di cemento, di sangue. Eh lo so, questi ultimi elementi non
sono invitanti, nè per descrivere una meta turistica, nè per leggere un libro,
eppure la vita, le città, le periferie di tutto il mondo sono fatte anche da
questi ignobili elementi e Alessandro D'Avenia, il prof 2.0 diventato famoso
fra i giovani italiani con il romanzo "bianca come il latte, rossa come il
sangue" lo sa bene. Lo ammetto, seguo il prof su facebook perchè mi piacciono molto i
suoi post, mi piace il suo approccio educativo e il rapporto che ha con i
ragazzi, ancor di più mi piace il suo personaggio e la sua storia personale,
perchè non è un uomo che segue la moda, anzi è decisamente contro tendenza: il
suo essere cattolico praticante e la scelta di abbracciare il celibato lo
rendono decisamente trasgressivo, in un mondo in cui parlare di sesso e della
propria sessualità è diventata monotonia.
Anche
questo romanzo è trasgressivo: protagonista di questa storia è una persona che
ha vissuto l'inferno della Palermo delle stragi di mafia dei primi anni
Novanta, un prete: don Giuseppe Puglisi. D'Avenia ha avuto la fortuna di avere
don Pino Puglisi come su insegnante di religione al liceo classico Vittorio
Emanuele di Palermo: la figura di don Pino, insieme a quella del suo insegnante
di lettere, segneranno molto la sua vita, la ispireranno e daranno un senso al
suo concetto di insegnamento. Guarda caso, un altro protagonista di questo
romanzo è un giovane studente del liceo classico Vittorio Emanuele: si chiama
Federico (che nome normanno!), biondo e con il mare negli occhi, usa le parole
per ancorarsi alla vita. Il romanzo racconta l'ultima estate di don Pino
Puglisi, ucciso il giorno del suo compleanno del 1993: nel 2013 viene
proclamato beato, primo martire della Chiesa ucciso dalla mafia.
Ammetto
che all'inizio leggevo con un po' di insofferenza le pagine dedicate a
Federico, perchè mi sembrava un personaggio un po' troppo costruito: il giovane
intellettuale che passa le sue giornate a cerchiare parole, a leggere Petrarca,
a sentirsi diverso dagli altri suoi coetanei (forse perchè l'ho trovato
terribilmente simile a me negli anni di liceo, quindi mi sembrava di leggere
una versione macchiettistica di me stessa!), mentre divoravo le pagine dedicate
a Padre Puglisi. Più le pagine scivolavano fra le mie dita però, più mi
accorgevo che i veri protagonisti di questo romanzo non erano don Puglisi, Federico e neppure la città di Palermo, descritta lucidamente nei suoi
spasimi e nei suoi miasmi: i veri protagonisti di questo romanzo sono i bambini
di Brancaccio, i bambini cui don Puglisi ha rivolto gli ultimi anni della sua
vita, quei bambini e quei ragazzi che voleva a tutti i costi togliere dalla
strada per farli studiare, per farli diventare persone oneste e iniziare da
loro quel cammino di rinnovamento che tutte le periferie del mondo aspettano.
Per
puro caso, ieri ho partecipato alla presentazione di un'opera d'arte del
maestro Claudio Parmiggiani che l'Associazione Musei Ecclesiastici Italiani
(AMEI) gli ha commissionato per la Casa Museo Puglisi di Palermo. L'opera ha
iniziato il suo viaggio il 27 marzo a Milano presso il Museo San Fedele e fino
al 26 agosto sarà esposta presso il Museo diocesano e del Codex di Rossano; il
13 settembre terminerà il suo pellegrinaggio a Palermo, a Brancaccio. Durante la
serata è stato trasmesso il film di Roberto Faenza "Alla luce del
sole": anche qui, oltre all'interpretazione intensa di Luca Zingaretti,
spicca la presenza di bambini, tanti bambini, il loro vociare continuo e le
loro risate sono la colonna sonora del film. Mentre guardavo il film ho
iniziato a pensare che la sensibilità, il lasciarsi toccare da determinate
storie e situazioni sia in realtà non un pregio, ma un vero e proprio difetto,
perchè ti espone, lascia scoperte delle parti di te soggette ai pungolamenti ed
ai colpi di spada dei comportamenti altrui. Verso la fine del film però sono
arrivata a cambiare idea: ho capito che tutte queste piccole e grandi
manifestazioni portano avanti un dovere: il dovere di ricordare. Questo ricordo
però non deve rimanere solo una medaglia sul petto, ma deve essere una spinta:
una spinta che ci porta ad informarci, a documentarci, una spinta che ci porta
ad agire. Agire è un verbo meraviglioso, perchè indica il compimento di una
azione; l'azione, in questo caso, ha molteplici direzioni; agire sostenendo le
associazioni che lottano contro la criminalità organizzata, agire parlando con
gli altri e sensibilizzando quante più persone possibili sul tema, agire per
non lasciare nessun bambino indietro. Perchè Brancaccio e i suoi bambini non si
trovano solo a Palermo: tutte quante le città del mondo hanno le loro periferie
degradate dove si diffonde la criminalità. Il dovere morale che abbiamo tutti
quanti noi che viviamo nelle nostre case tranquille è quello di riappropiarci delle
periferie e saperle trasformare in qualcosa di meglio. Questo libro lo fa, e
riesce a farlo con un linguaggio delicato e sincero, a tratti forse più aulico
rispetto al classico registro linguistico che gli adolescenti usano, ma se
anche questo vuole essere uno strumento per uscire dal piattume di termini come
"figa" e "sballo", allora che ben venga anche questo.
D'Avenia è uno degli scrittori contemporanei più amato dai giovani e apprezzo
molto la rivoluzione culturale che sta cercando di mettere in atto: non un
mondo popolato di calciatori e pseudo imprenditori cinquantenni che si beano
della loro ricchezza e parlano solo di follower e brand, ma preti di strada,
poeti di tutti i tempi, sentimenti come la gentilezza e la bontà personificati.
Lo
ammetto Prof, io trovo il tuo stile a volte troppo adolescenziale, ma in questa
impresa che stai portando avanti fatta di esempi positivi, delicatezza e
trasgressione gentile io sono dalla tua parte.
Titolo:
Ciò che inferno non è
Autore:
Alessandro D'Avenia
Editore:
Mondadori
Pagine:
317
Prezzo:
19 €

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