Casa è dove si trova...una cucina (e una parmigiana)

Celebriamo il mio ritorno in grande stile sul blog dopo due mesi di assenza parlando con voi delle mie ossessioni: parliamo di Bake off. 
Da quando una mia cara amica, pasticcera nell'anima, mi ha detto di voler provare ad entrare a Bake off, ho iniziato a vederlo e da allora ne sono dipendente, facendo cadere in questo vizio quanti mi stanno intorno (e scatenando lotte intestine con l'Ing., il quale invece è un simpatizzante di Carlo-Re Mida- Conti e non si perde una puntata di "Tale e quale show" dal 2013). 

Fra un consiglio di stile di Clelia e i muscoli di Damiano, qualche settimana fa i novelli pasticceri erano alle prese con la puntata a tema letteratura. Invitata speciale la scrittrice Simonetta Agnello Hornby (qui la recensione di "Caffè amaro"), la quale durante la puntata ha lanciato una frase ad effetto: 

Cucinare è ciò che ci ha permesso di distinguerci dagli animali.

E quindi ho ripensato a quanto accaduto qualche domenica fa. 

Dovete sapere, infatti, che, i primi di ottobre, ho assistito ad un evento già di per sè emozionante: l'Ing. ha incontrato, dopo sette anni!, il suo compagno di banco del liceo. Greco. Per la prima volta in visita a Roma. 
Per un fine settimana pieno di opere d'arte e tramonti romani, cosa potevamo fare, io e l'Ing., se non mostrare il nostro affetto per Nik tramite la cucina? 
Abbiamo trascorso la mattinata a cucinare fianco a fianco, a rendere l'appartamento carino e accogliente per Nik e la sua ragazza E. 
Il menù prevedeva:
Antipasto
- bruschette alla romana;
- cacciatorino
Primo (ma non ditelo a mia nonna!)
- parmigiana di melanzane (dall'antica ricetta di donna Pupetta);
Secondo
- bocconcini di pollo all'arancia (ricetta raffinata presa in prestito dal ricettario di donna Nerina);
Frutta, dolce e calabresità
- Tiramisù (antica e segreta ricetta di famiglia);
- liquore alla liquirizia
- frutta calabrese a volontà
- caffè Guglielmo. 

Sì, non ho fatto la pasta su espressa richiesta degli ospiti e abbiamo optato per un qualcosa di più tipico, ovvero la parmigiana, pietanza poco conosciuta all'estero,  ma dall'impatto sicuro e garantito.
Sarà stato l'odore di fritto che aleggiava nell'aria o la polvere di cacao che si sollevava dal tiramisù, ma abbiamo trasmesso molto calore ai nostri ospiti e io e l'Ing. siamo stati felici del buon esito del pranzo, visto anche che si trattava della prima puntata del nostro show "cortesie per gli ospiti- Chiara e l'Ing. special edition".
Quando, di sera, stravaccati sul divano, guardavamo a manetta le puntate de "Il castello delle cerimonie (#intrashwetrust), ho ripensato ai miei pranzi della domenica da bambina. 

Mi sono ricordata degli gnocchi al ragù fatti a mano dalla sorella nubile di mia nonna, i rosari sgranati mentre schiacciava le patate appena bollite. 
Ho ripensato a mia nonna, al sugo con le costine di maiale, al cucchiaino di caffè e zucchero (più zucchero che caffè!) a fine pranzo, dato in cucina di nascosto dagli occhi di mamma. 
Ricordo mio padre giovanissimo che faceva roteare la fede sul tavolo davanti ai miei occhi meravigliati, mentre parlava a fine pasto con mio nonno, suo padre: uno spicchio di percoca nel vino, uno a me e il resto a lui. 
La nonna paterna, un piatto fumante di "lasagne calabresi" (ovvero: ragù, polpettine, salsiccia, caciocavallo silano, uovo sodo e "due olive perchè oggi ho fatto pochi contorni!") e una bottiglietta di succo di frutta alla pesca perchè "così diventi alta" (il connubio improbabile, ovviamente, non ha sortito effetti).
La casa che profuma di burro e mia mamma intenta a cuocere crepes, la pioggia di parmigiano nell'impasto (segretissimo!) delle polpette di melanzane, le ricette tramandate da generazioni insieme a quelle più nuove, più sue. 

So già che io non sarò mai capace di replicare esattamente le ricette delle matriarche di famiglia: nessuno è stato capace di rifare i pipi chini di Nonna Rosa e nessuno prova a rifare le caramelle di vetro della mia bisnonna, perchè non sarebbero uguali. Però, quando ho salutato Nik, lui mi ha detto "grazie per tutto l'amore che hai messo nei piatti". 

Sì, questa frase mi ha fatto capire tutto: saper cucinare non vuol dire saper replicare esattamente una ricetta. Cucinare bene vuol dire saper lasciare negli altri un ricordo, far commuovere per l'affetto trasmesso. Anche in cucina, fra cavoli e pomodori, è tutta una questione d'affetto. Io sono riuscita a trasmetterlo, quindi mi spetta un [piccolo] angolino fra le donne della famiglia.

Sul tavolo imbandito quella parmigiana trasmetteva amore.

                                [la tavola prima della tempesta. Non ho foto del dopo, eravamo impegnati a mangiare!]

(piccolo O.T.: cosa ne pensate del nuovo blog? E del titolo? Giuro che adesso non cambio più! Io ne sono letteralmente innamorata! *.*)

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