DilloConUnLibro: "Il buio oltre la siepe" + "Va', metti una sentinella" di Harper Lee

Cari Follower del mio blog,
dovete sapere che i potenti mezzi della tecnologia mi permettono di sapere molte cose di voi: riesco a sapere da quale parte del mondo mi leggete, in quali giorni della settimana vi sollazzate con i miei post, ma soprattutto quali post visitate (e leggete) più degli altri.
Da fine statista, ho potuto notare come i post che meno leggete sono quelli dedicati alle recensioni dei libri che leggo.
Se fossi Chiara Ferragni, avrei già deciso da un po' di non propinarvi più questa rubrica, oppure avrei cambiato strategia, ad esempio chiedendo a voi che genere di libri vorreste trovare, su cosa volete che mi soffermi, magari quale autore recensire e quale no.
Devo darvi una brutta notizia: sono una testa dura, una terribile testa dura, un'inguaribile testa dura. Pertanto continuerò a leggere quel che mi pare e a sottoporlo all'attenzione di quanti (pochi) vorranno seguirmi. Non lo faccio per spirito di educazione o superiorità morale: solo perchè mi piace leggere, e leggo di tutto contemporaneamente, e in rare occasioni ho avuto modo di accendere l'attenzione in qualche lettore ed essere ringraziata per aver suggerito il libro della vita. Ma soprattutto, il vero motivo per cui lascerò tutto com'è, è perchè con questo blog non guadagno e non ho aspirazioni in merito, è solo un esercizio di stile con cui do sfogo a due grandi passioni: scrivere e leggere.

Per accendere però la miccia dell'entusiasmo portato dalla novità, oggi recensisco due libri insieme: uno del 1960 e l'altro del 2015: il capolavoro letterario di Harper Lee "Il buio oltre la siepe" e il discusso e attesissimo seguito "Va', metti una sentinella".
Harper Lee deve essere stata una donna davvero eccentrica, che penso mi sarebbe piaciuto incontrare per sbaglio in fila dal salumiere o in attesa dell'autobus. Vedendo le sue foto più recenti mi sembra una di quelle tipe con le tendine bianche e inamidate alle finestre e una buona scorta di Martini in casa per affrontare qualsiasi difficoltà.
"Il buio oltre la siepe" e "Va', metti una sentinella" sono due romanzi con una storia particolarissima alle spalle: Il buio oltre la siepe è il secondo romanzo scritto in ordine cronologico ed arrivò dopo che Va' e metti una sentinella non venne accettato dalle case editrici. Se in Va' e metti una sentinella la protagonista, Jean Louise "Scout" Finch, ha ventisei anni, nel primo ci vengono raccontate le scorribande di Scout e suo fratello Jem avvenute durante l'infanzia. Queste poche e confuse righe penso esprimano bene quanto originale fosse la Lee.

Entrambi i romanzi si svolgono in Alabama, nella polverosa e sempre afosa cittadina di Maycomb: Jean Louise, detta Scout, è una ragazza dalla battuta pronta e dalla parlantina fluida, simpatica e indisponente, forse non addomesticabile, che nel corso della sua vita mette il valore della giustizia al primo posto della sua scala dei valori e lo ha sempre impersonificato nella persona di suo padre, Atticus, avvocato della contea.
Atticus, un personaggio che non dimenticherò mai: nel buio oltre la siepe non è solo il padre di Scout e Jem, diventa il padre di tutti i lettori: come avvocato, come padre, come uomo, decide di fare la cosa giusta, ma decisamente meno popolare: dfendere un uomo di colore da una falsa accusa di violenza carnale.
In Alabama, paese del sud degli Stati Uniti.
Durante la grande Depressione (inizi anni '30).
Ad Atticus resterò legata per sempre, ai discorsi che rivolge ai suoi figli, orfani di madre, al suo concetto di diritto e giustizia, al suo modo di vivere in un piccolo paese ubicato a sud di un nord che si sente più evoluto.
"Noi sappiamo che non tutti gli uomini furono creati eguali, nel senso che molta gente vorrebbe farci credere: sappiamo che vi sono persone più intelligenti di altre, più capaci di altre per natura, uomini che riescono a guadagnare più denaro, donne che fanno dolci migliori, individui dotati di qualità negate invece alla maggioranza degli uomini. Ma c'è una cosa, nel nostro paese, di fronte alla quale tutti gli uomini furono davvero creati uguali: un'istituzione umana che fa di un povero l'eguale di Rockefeller, di uno stupido l'eguale di Einstein, e di un ignorante l'eguale di un rettore di università. Questa istituzione, signori, è il tribunale."

Leggevo queste frasi in un vagone arroventato dal sole di luglio, alle cinque del pomeriggio, finestrini spalancati e carrozza vuota, una scena che sembrava tratta da un film di Sorrentino. Insieme alle tende blu  di quel regionale, agli orli del mio vestito di seta lilla, alle ciocche di capelli e all'afa sparsa volavano via le mie lacrime dal viso: nero su bianco leggevo, a percorso universitario concluso, il motivo per cui avevo scelto giurisprudenza e per cui la sceglierei altre cento, mille volte.

A distanza di qualche mese sono riuscita a mettere le mani su Va', metti una sentinella. Il seguito si muove all'incirca vent'anni dopo: la seconda guerra mondiale è finita, molti dei personaggi del primo romanzo non ci sono più, in giro per il mondo o morti (fra cui Jem, il fratello di Scout: la cosa che mi ha davvero addolorata in questa lettura). Scout vive a New York, passa pochi giorni dell'anno a Maycomb, compie viaggi che iniziano la sera e arrivano a destinazione la mattina successiva. Vede suo padre invecchiare, ma sempre forte nei suoi ideali. Eppure, in appena tre giorni, viene a sapere che suo padre è membro attivo della comunità di suprematisti bianchi della città. Il romanzo, impreciso e acerbo a tratti, descrive il dolore fisico che Scout prova nello scoprire un padre diverso da quello da lei idealizzato. è un passaggio che fa male non solo a lei, ma a tutti i lettori che hanno identificato in Atticus lo scrigno di tutti i valori civili, il rappresentante dello conquiste dello Stato di diritto per antonomasia. 
Perchè Harper Lee ci fa questo? 
Cosa le hanno fatto Scout e tutte le generazioni di lettori cresciuti leggendo i libri sulle ginocchia di Atticus? 
Harper Lee ha fatto compiere a tutti noi lettori un passaggio doloroso: ha lasciato che tutti noi, insieme a Scout, crescessimo, andassimo nel mondo ad esercitare un pensiero critico, a non dubitare dei nostri valori, a coltivarli, a trasmetterli agli altri, a prenderci la responsabilità di sbagliare e credere anche in idee sbagliate. 
Scout è un personaggio che non lascerò mai, io mi sento Scout nell'essere scapestrata e con la testa fuori dal gregge, con i miei momenti di rabbia e i conati di vomito quando vedo qualcosa che non va come vorrei. 
Ci sono tanti piccoli e silenti Scout là fuori, che hanno detto e dicono "io non ci sto" quando vedono un'ingiustizia: oggi, che è il giorno in cui è morto Totò Riina, voglio ricordare tutti quei personaggi della mia formazione che, come Atticus, mi hanno preso sulle loro ginocchia e mi hanno insegnato a credere nella giustizia.

"L'isola di ogni uomo, Jean Louise, la sentinella di ognuno di noi, è la coscienza".

                                              
 

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