X factor e la parabola del lieto fine (sotto i riflettori)
Come ogni autunno, con prepotenza, il giovedì sera un solo hastag batte cassa e si impone nel trend topic italiano: non è #twittamibeautiful (cui ricorro in tutte le mie pause pranzo a casa, sintonizzata su canale 5), non è #Geltilhoney, ma #Xfactoritalia* (sebbene, da qualche settimana a questa parte, stia subendo la concorrenza spietata della Rai con "Sirene").
E quindi, mentre buona parte della popolazione passa il suo giovedì sera così
Io invece, pigra cronica cui scoccia aprire il pc per vederlo sulla piattaforma online di Sky, lo passo così
Eh lo so, una vitaccia (in verità Levante è bellissima e le invidio [nell'ordine]: 1) le gambe chilometriche; 2) la voce roca; 3) le sue splendide labbra truccate Mac; 4) i suoi capelli lucenti, la sua bocca di fragola, il dolce miele dei suoi capelli e tutto il resto. Però oh, in Sirene c'è Napoli, il mare, la pizza e Luca Argentero, come mi ha detto qualcuno un po' di giorni fa "lo puoi vedere anche muto, che tanto il sonoro non serve").
Detto questo, c'è da dire che ormai, da diversi anni a questa parte, sono diventata anche io una sfegatata fan del talent show canoro.
I validi motivi per vedere X factor sono i seguenti.
- Alessandro Cattelan;
- le emozionanti scenografie di Luca Tommasini;
- perchè mi ricorda che, finito X factor, inizierà Masterchef (e quando parliamo di Antonino Cannavacciuolo non c'è sirenetto che tenga);
- perchè regala emozioni nuove, tipo ascoltare la prima canzone degli One Direction e sentirsi improvvisamente meno vecchia e più teen;
- per i casi umani che si presentano alle audizioni e che ti fanno sentire improvvisamente la persona più normale sulla faccia della terra;
- strafactor (il programma in seconda serata che da sfogo ai casi umani di cui sopra);
- perchè è l'unico programma sul quale Matteo Renzi non si pronuncia sul twitter, e quindi abbiamo la vera suspence dell'imprevisto ( a tal proposito, spero stia buono per la partita Italia- Svezia di stasera, nella speranza di riuscire a qualificarci con la minor dose di disonore possibile);
- perchè quest'anno è tornata la vera kween del programma
come direbbe Thomas Haeven "Mara, vieni e cambiami la vita".
Ora, compiuto il necessario elogio ad un programma che, da 11 ani a questa parte, fra alti e bassi della giuria, porta in scena una prima serata spettacolare ed entusiasmante, in questo post vorrei analizzare un attimo il sentimento fiabesco su cui gioca il programma.
E quindi iniziamo così: c'era una volta il partecipante X che aveva un sogno fin da quando era bambino (ovvero fin da ieri, considerando che quest'anno il partecipante più grande ha 29 anni): diventare un cantante. Il giovane X però non èuna persona come le altre, ma ha una brutta storia alle spalle (da leggersi, in base alle storie dei partecipanti di quest'anno: trascorsi familiari infelici, i suoi genitori volevano solo che studiasse, la sua famiglia non lo ha mai compreso, ha sempre lavorato nella pizzeria di famiglia e mai sul palco dell'Ariston, l'anno scorso Arisa ha deciso di non portarlo ai live). Improvvisamente però, X viene a conoscenza di un annuncio su internet:
PARTECIPA ANCHE TU AI CASTING DI
X FACTOR!
X invia la sua candidatura. Da un'audizione all'altra arriva davanti ai giudici, i quali si emozionano per la sua splendida voce, perchè X ha l'X factor (non lo abbiamo chiamato "giovane X" a caso!), perchè la sua storia personale già di per sè gli farà scrivere 5 album e 3 LP, perchè abbiamo bisogno di un'altra ragazzina di 16 anni che canta tutti gli errori commessi nella sua lunga esistenza (che immagino sempre essere andare alle elementari in ciabatte ed accorgersene davanti al cancello di scuola. è inutile dire che a me ovviamente è successo, ma ho superato lo shock senza l'ausilio dello psicologo**). Il giovane X continua la sua ascesa verso il successo, quando finalmente riesce ad accedere ai live: 12 giovani X che si contendono l'ambito riconoscimento di X factor.
Fra un brano e l'altro, il voto dei giudici e del pubblico deciderà il vincitore, e tutti vissero felici e contenti.
E si potrebbe chiudere tranquillamente così, se non fosse che, alla fine dello show, tutti i partecipanti non smettono di vivere non appena si chiude il libro e se ne apre un altro, ma il giorno dopo dovranno affrontare la vera vita dei cantanti. O, per lo meno, delle persone famose.
Ovviamente una macchina dello spettacolo come questa non può preoccuparsi anche del dopo: i ragazzi avranno un agente musicale il quale avrà la responsabilità di indirizzarli al meglio nei meandri della musica italiana, purtuttavia, dopo 11 edizioni di questo show che punta tutto sulla qualità artistica e sulla spettacolarizzazione, una sorta di bilancio va fatto.
E quindi va bene, nessuno si aspetta che da ogni edizione esca un nuovo Tiziano Ferro capace di riempire gli stadi di mezzo mondo, ma se, a distanza di un anno, tutti i concorrenti, compresi i vincitori, finiscono nel dimenticatoio, qualcosa non funziona.
E poco ha da dire Manuel Agnelli quando dice "il telespettatore, in qualità di quinto giudice, deve prendersi la responsabilità di chi vot e di chi manda a casa": il pubblico da casa sarà pure il deus ex machina della puntata, che decide ad insindacabile giudizio chi ha l'X factor, ma nell'intero processo di scelta degli artisti da portare al live non ha alcuna voce il capitolo, e con il suo voto fa pesare scelte non gradite. Anche perchè, e questo Manuel Agnelli non dovrebbe dimenticarlo, poco c'è da parlare di responsabilità del telespettatore: dal momento che è colui che permette anche ad un artista il suo sostentamento economico con l'acquisto di cd e biglietti dei concerti, si sente responsabilizzato perchè sa dove vuole spendere i soldi e dove no.
Dal momento che la crisi da talent investe ormai tutti gli show similari forse tocca farsi una sola domanda:
- in che direzione si vuole andare?
a) vogliamo produrre talenti veri, capaci di restare sul mercato e dare respiro alla discografia nazionale: bene, non bastano 12 puntate di live per farlo. Il canto è un arte, così come comprendere le esigenze del mercato e, quando è possibile, saperle indirizzare è a sua volta un'arte. Per un processo simile, che è un processo di maturità artistica non di poco conto, tre mesi non bastano, servirebbe almeno un anno solo per lanciare seriamente l'artista sul mercato e poi un concreto aiuto e supporto per consolidare la posizione
b) vogliamo fare i soldi, alla fine chi vince si porta a casa un disegnino da appendersi in cameretta: va bene anche questo, è una aspirazione legittima, ma allora cambiamo le premesse, perchè così non si premia il talento, ma solo lo show.
Non sono Aldo Grasso nè tanto meno una discografica di successo che ha lanciato Laura Pausini, ma sono una spettatrice in primis e una fruitrice di musica in secundis, e mi sono pure un po' stancata di sentire discorsi di responsabilità di voto (che, visto il pulpito da cui provengono, leggo quasi come un "siate meno scemi"), la parola talento che passa di bocca in bocca e maturità artistica rivolta a ragazzi di sedici anni che ieri ascoltavano la siglia dei puffi per mangiare la pasta con le stelline con l'aereoplanino. X factor è nazional popolare, e non ci sono scenografie di Tommasini che tengano, non è da meno della scuola di Maria de Filippi o di "Ti lascio una canzone" della Clerici, così come il pubblico che guarda Xfactor è lo stesso, identico, che guada questo ed altri talent, e non può assumersi la responsabilità di stare a pensare a chi votare e se mai il concorrente X vincerà un MTV Music Award. Se Xfactor è un programma che preferisce far decidere a sistemi democratici chi far andare avanti, bisogna accontentarsi delle scelte compiute in democrazia. Se si vuole creare un'officina di talenti, spiace dirlo, ma il talento non ha nulla di democratico, è solo unico, e allora bisognerà compiere scelte in altro senso.
Detto questo, vado a prepararmi per il vero evento della settimana
*N.d.R.: in verità è #XF11 quest'anno, ma scritto così a qualcuno poteva non dir niente, per esigenze di chiarezza ho riportato il titolo del programma per intero)
** N.d.R.: ci tengo a non mancare di rispetto a nessuno, in questa edizione del programma come nelle precedenti sono presenti storie davvero drammatiche su cui è impossibile fare dell'ironia, ciò non toglie anche però che molto spesso le storie personali di chi partecipa a questo e ad altri programmi assumono volutamente un taglio melodrammatico per attaccarsi alla pancia degli spettatori. Alcune sono davvero delle strappalacrime storie.
E quindi, mentre buona parte della popolazione passa il suo giovedì sera così
Io invece, pigra cronica cui scoccia aprire il pc per vederlo sulla piattaforma online di Sky, lo passo così
Eh lo so, una vitaccia (in verità Levante è bellissima e le invidio [nell'ordine]: 1) le gambe chilometriche; 2) la voce roca; 3) le sue splendide labbra truccate Mac; 4) i suoi capelli lucenti, la sua bocca di fragola, il dolce miele dei suoi capelli e tutto il resto. Però oh, in Sirene c'è Napoli, il mare, la pizza e Luca Argentero, come mi ha detto qualcuno un po' di giorni fa "lo puoi vedere anche muto, che tanto il sonoro non serve").
Detto questo, c'è da dire che ormai, da diversi anni a questa parte, sono diventata anche io una sfegatata fan del talent show canoro.
I validi motivi per vedere X factor sono i seguenti.
- Alessandro Cattelan;
- le emozionanti scenografie di Luca Tommasini;
- perchè mi ricorda che, finito X factor, inizierà Masterchef (e quando parliamo di Antonino Cannavacciuolo non c'è sirenetto che tenga);
- perchè regala emozioni nuove, tipo ascoltare la prima canzone degli One Direction e sentirsi improvvisamente meno vecchia e più teen;
- per i casi umani che si presentano alle audizioni e che ti fanno sentire improvvisamente la persona più normale sulla faccia della terra;
- strafactor (il programma in seconda serata che da sfogo ai casi umani di cui sopra);
- perchè è l'unico programma sul quale Matteo Renzi non si pronuncia sul twitter, e quindi abbiamo la vera suspence dell'imprevisto ( a tal proposito, spero stia buono per la partita Italia- Svezia di stasera, nella speranza di riuscire a qualificarci con la minor dose di disonore possibile);
- perchè quest'anno è tornata la vera kween del programma
come direbbe Thomas Haeven "Mara, vieni e cambiami la vita".
Ora, compiuto il necessario elogio ad un programma che, da 11 ani a questa parte, fra alti e bassi della giuria, porta in scena una prima serata spettacolare ed entusiasmante, in questo post vorrei analizzare un attimo il sentimento fiabesco su cui gioca il programma.
E quindi iniziamo così: c'era una volta il partecipante X che aveva un sogno fin da quando era bambino (ovvero fin da ieri, considerando che quest'anno il partecipante più grande ha 29 anni): diventare un cantante. Il giovane X però non èuna persona come le altre, ma ha una brutta storia alle spalle (da leggersi, in base alle storie dei partecipanti di quest'anno: trascorsi familiari infelici, i suoi genitori volevano solo che studiasse, la sua famiglia non lo ha mai compreso, ha sempre lavorato nella pizzeria di famiglia e mai sul palco dell'Ariston, l'anno scorso Arisa ha deciso di non portarlo ai live). Improvvisamente però, X viene a conoscenza di un annuncio su internet:
PARTECIPA ANCHE TU AI CASTING DI
X FACTOR!
X invia la sua candidatura. Da un'audizione all'altra arriva davanti ai giudici, i quali si emozionano per la sua splendida voce, perchè X ha l'X factor (non lo abbiamo chiamato "giovane X" a caso!), perchè la sua storia personale già di per sè gli farà scrivere 5 album e 3 LP, perchè abbiamo bisogno di un'altra ragazzina di 16 anni che canta tutti gli errori commessi nella sua lunga esistenza (che immagino sempre essere andare alle elementari in ciabatte ed accorgersene davanti al cancello di scuola. è inutile dire che a me ovviamente è successo, ma ho superato lo shock senza l'ausilio dello psicologo**). Il giovane X continua la sua ascesa verso il successo, quando finalmente riesce ad accedere ai live: 12 giovani X che si contendono l'ambito riconoscimento di X factor.
Fra un brano e l'altro, il voto dei giudici e del pubblico deciderà il vincitore, e tutti vissero felici e contenti.
E si potrebbe chiudere tranquillamente così, se non fosse che, alla fine dello show, tutti i partecipanti non smettono di vivere non appena si chiude il libro e se ne apre un altro, ma il giorno dopo dovranno affrontare la vera vita dei cantanti. O, per lo meno, delle persone famose.
Ovviamente una macchina dello spettacolo come questa non può preoccuparsi anche del dopo: i ragazzi avranno un agente musicale il quale avrà la responsabilità di indirizzarli al meglio nei meandri della musica italiana, purtuttavia, dopo 11 edizioni di questo show che punta tutto sulla qualità artistica e sulla spettacolarizzazione, una sorta di bilancio va fatto.
E quindi va bene, nessuno si aspetta che da ogni edizione esca un nuovo Tiziano Ferro capace di riempire gli stadi di mezzo mondo, ma se, a distanza di un anno, tutti i concorrenti, compresi i vincitori, finiscono nel dimenticatoio, qualcosa non funziona.
E poco ha da dire Manuel Agnelli quando dice "il telespettatore, in qualità di quinto giudice, deve prendersi la responsabilità di chi vot e di chi manda a casa": il pubblico da casa sarà pure il deus ex machina della puntata, che decide ad insindacabile giudizio chi ha l'X factor, ma nell'intero processo di scelta degli artisti da portare al live non ha alcuna voce il capitolo, e con il suo voto fa pesare scelte non gradite. Anche perchè, e questo Manuel Agnelli non dovrebbe dimenticarlo, poco c'è da parlare di responsabilità del telespettatore: dal momento che è colui che permette anche ad un artista il suo sostentamento economico con l'acquisto di cd e biglietti dei concerti, si sente responsabilizzato perchè sa dove vuole spendere i soldi e dove no.
Dal momento che la crisi da talent investe ormai tutti gli show similari forse tocca farsi una sola domanda:
- in che direzione si vuole andare?
a) vogliamo produrre talenti veri, capaci di restare sul mercato e dare respiro alla discografia nazionale: bene, non bastano 12 puntate di live per farlo. Il canto è un arte, così come comprendere le esigenze del mercato e, quando è possibile, saperle indirizzare è a sua volta un'arte. Per un processo simile, che è un processo di maturità artistica non di poco conto, tre mesi non bastano, servirebbe almeno un anno solo per lanciare seriamente l'artista sul mercato e poi un concreto aiuto e supporto per consolidare la posizione
b) vogliamo fare i soldi, alla fine chi vince si porta a casa un disegnino da appendersi in cameretta: va bene anche questo, è una aspirazione legittima, ma allora cambiamo le premesse, perchè così non si premia il talento, ma solo lo show.
Non sono Aldo Grasso nè tanto meno una discografica di successo che ha lanciato Laura Pausini, ma sono una spettatrice in primis e una fruitrice di musica in secundis, e mi sono pure un po' stancata di sentire discorsi di responsabilità di voto (che, visto il pulpito da cui provengono, leggo quasi come un "siate meno scemi"), la parola talento che passa di bocca in bocca e maturità artistica rivolta a ragazzi di sedici anni che ieri ascoltavano la siglia dei puffi per mangiare la pasta con le stelline con l'aereoplanino. X factor è nazional popolare, e non ci sono scenografie di Tommasini che tengano, non è da meno della scuola di Maria de Filippi o di "Ti lascio una canzone" della Clerici, così come il pubblico che guarda Xfactor è lo stesso, identico, che guada questo ed altri talent, e non può assumersi la responsabilità di stare a pensare a chi votare e se mai il concorrente X vincerà un MTV Music Award. Se Xfactor è un programma che preferisce far decidere a sistemi democratici chi far andare avanti, bisogna accontentarsi delle scelte compiute in democrazia. Se si vuole creare un'officina di talenti, spiace dirlo, ma il talento non ha nulla di democratico, è solo unico, e allora bisognerà compiere scelte in altro senso.
Detto questo, vado a prepararmi per il vero evento della settimana
(Cui aggiungo anche l'appuntamento con le #pancinehot sulla pagina del Signor Distruggere)
*N.d.R.: in verità è #XF11 quest'anno, ma scritto così a qualcuno poteva non dir niente, per esigenze di chiarezza ho riportato il titolo del programma per intero)
** N.d.R.: ci tengo a non mancare di rispetto a nessuno, in questa edizione del programma come nelle precedenti sono presenti storie davvero drammatiche su cui è impossibile fare dell'ironia, ciò non toglie anche però che molto spesso le storie personali di chi partecipa a questo e ad altri programmi assumono volutamente un taglio melodrammatico per attaccarsi alla pancia degli spettatori. Alcune sono davvero delle strappalacrime storie.






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