conclusioni (non) finali e (non) definitive sul diventare grandi

Cari amici lettori,
oggi parliamo di un evento catastrofico di cui i telegiornali e i programmi televisivi del primo pomeriggio non parlano mai, ovvero diventare grandi. Io infatti non capisco proprio per quale motivo Caterina Balivo in quelle due ore su Rai2 in cui conduce "detto fatto" insegni a cucinare il vitello alla Wellington o a fare palestra sui tacchi, e poi su questo breve, impercettibile e disastroso attimo che ti conduce dalla gioventù alla età adulta non spenda nemmeno una parola. Non che adesso mi senta una donna bella e fatta (pur volendo non potrei farlo, ancora oggi mi chiedono la carta di identità se compro una bottiglia di vino e quando taglio i capelli sembra che ho appena preso la maturità e non la laurea), però ecco, una palestra in pillole sulla crescita e su quello che mi aspettava lo meritavo.
 Mi prendo la briga di compilare io una serie di annotazioni che vi saranno molto utili in futuro, invece se questa fase bella e dannata l'avete passata spero vi faccia sorridere.
 -Quando vi incontrate con le amiche non parlate più di location per i diciott'anni, ma per i matrimoni. E siete tutte d'accordo sul fatto che per fare una figura dignitosa dentro l'abito bianco è necessario almeno un anno di dieta ferrea (d'altra parte alle ultime sfilate della bridal fashion week tutti hanno cominciato a dire che Irina Shayk era incita, mentre semplicemente era il bianco che la incicciottava. E voi non siete Irina Shayk);
 - la gente intorno a te comincia a rimanere incinta, e non per caso, ma per scelta;
 - le modelle e le attrici della nuova generazioni sono ALMENO un anno più piccole di te;
 - nei messaggi la risposta più ricorrente alla domanda "che fai?" non è più "studio", ma "lavoro";
 - da più parti ti fanno capire che un lavoro dovresti trovarlo anche tu;
 - strabuzzi gli occhi quando scopri che i ragazzi che compiranno diciotto anni quest'anno sono nati nel 1998; d'altra parte per te i bimbi nati nel 2011 non dovrebbero ancora aver finito il periodo di gestazione nell'utero materno, e invece fanno già le elementari;
 - molti ti chiedono "ti piacerebbe diventare zia?" quando ti aspetti ancora la domanda "ti piacere avere un fratellino?";
 - non hai ancora superato il dramma della pizza di classe;
 - se al tempo del liceo eri la fidanzatina perfetta per la maggior parte delle mamme dei ragazzi più fighi della scuola, oggi quegli stessi ragazzi strafighi che prima non ti guardavano in faccia la pensano come le loro mamme qualche anno fa;
 - la domanda "quando ti laurei?" è stata definitivamente sostituita da "quando ti sposi?";
 - stare in casa is the new uscire;
 - ti interessano di più i servizi del tg che parlano della disoccupazione giovanile che quelli in cui si parla di cuccioli teneri e adorabili;
 - passi più tempo in banca o alle poste che a comprare scarpe;
 - la competizione fra cugini/parenti che hanno la tua stessa età è diventata ancora più serrata;
 - ti fai la conta chiedendoti fra quanto tempo la coppia di amici X si sposerà e se avrai abbastanza soldi per fare un regalo decente, quando la maggior parte dei tuoi amici in verità aspetta il tuo matrimonio (e allora a voja ad aspettare);
 - Il numero fidato di amici si ridurrà al numero delle dita di una mano. Non è un modo di dire, è proprio così: sono quelli che verranno alla vostra laurea anche se vivono a 200 km, verranno con la valigia alla vostra discussione, conoscono i nomi delle vostre sorelle e vi chiamano al cellulare anche se sono in giro per l'Europa. Sono quelli che una volta ti hanno detto "è bello pensare che in tutti gli eventi belli delle nostre vite l'uno ci sarà per l'altro", voi ai tempi avevate ancora il vocabolario di latino fra le mani e non capivate, ma capisci che il tempo passato ti ha portato proprio lì, ad esserci nei suoi momenti migliori e peggiori, e il vostro amico farà altrettanto per te. Scopri che le canzoni di Max Pezzali e Ligabue sono quasi banali in confronto a quello che la vera amicizia ti fa fare, non i hanno praticamente raccontato nulla. C'è un piccolo mondo formato da quelle persone cui tu ti sei aggrappata e che si sono aggrappate a te quando il resto delle cose intorno si scioglieva come fa la neve ai primi raggi della primavera. Inizia la fase più lunga della vita, quella che dovrebbe portare alle certezze conquistate negli anni; in tutti i piccoli e grandiosi eventi che ti colpiranno quelle quattro o cinque persone che hai stretto nel pugno della mano ne saranno sempre spettatori attivi.

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