DilloConUnLibro: “Il traduttore del silenzio” di Daoud Hari
Un
libro di poco più di 200 pagine che ho letto a fatica, la cui forza evocativa
mi ha schiacciato contro la sedia ad ogni pagina, ad ogni parola.
Daoud Hari
nasce in Darfur, regione del Sudan in cui si sta perpetrando da dieci anni
ormai un vero e proprio genocidio ai danni della maggioranza della popolazione
non araba presente nella regione, comportando un esodo di massa verso il Ciad,
stato confinante con il Sudan dove oggi sono dislocati numerosissimi campi profughi.
Daud fa parte di quella parte della popolazione che sta vedendo le sue tribù
decimarsi e della sua famiglia è stato l’unico che ha ricevuto un dono: quello
di poter studiare. È proprio grazie allo studio e alla conoscenza della lingua
inglese che Daoud ha fatto da interprete e da guida ai numerosi giornalisti e
reporter che negli anni hanno deciso di documentare al resto del mondo la
distruzione sistematica di un popolo intero che sta avvenendo in una zona della
terra dimenticata agli occhi degli occidentali, i quali hanno prima giocato a
Risiko con la regione del Darfur per poi abbandonarlo a se stesso. Nel corso di
uno dei suoi tour Daoud è stato catturato, torturato e imprigionato. In seguito
è stato liberato ed accolto negli USA come rifugiato. La sua famiglia è stata
costretta a fuggire dal suo villaggio, il padre e il fratello maggiore sono
morti durante l’esodo dalle loro terre, membri della sua famiglia dispersi:
spinto dalla disperazione e dalle scene terribili che ha visto durante la sua
vita rocambolesca Daoud ha deciso di dare voce a chi non ce l’ha, a tutta la
sua gente, spesso a rischio della propria vita. Ovviamente non stiamo parlando
di uno scrittore, questa storia raccolta in questo libro è una testimonianza
cruda, violenta, necessaria per scuotere le nostre menti intorpidite. Non posso
quindi commentare nulla a livello stilistico o narrativo, perché sarebbe
stupido. La necessità di scrivere comunque questa recensione nasce più da un sentimento che provo: ritrovare il senso di sgomento e orrore che molto spesso
rimane nascosto ai nostri occhi e ai nostri pensieri, presi come siamo dalle
nostre vite. Abbiamo perso il senso dello scandalo, non riusciamo più a
scandalizzarci di fronte a quelle torture che molti uomini subiscono ai quattro
angoli del mondo. La diffusione diventa allora una necessità, perché un animo
scosso è capace di reagire. Ad oggi resto ancora molto stupita di come spesso
ci si preoccupi di più per la mattanza degli agnellini durante il periodo di
Pasqua e meno, molto meno, per la strage di esseri umani che si consuma nel
bacino del Mediterraneo ogni giorno. Se ci indigna di più lo stato di salute di
un animale invece di quello di un uomo, cosa abbiamo perso in questi anni? Cosa
i nostri occhi non riescono più a vedere? Che evoluzioni ha subito il nostro
senso di pietà?
Interrogarsi
è un dovere, informarsi è un dovere, non dimenticare è un diritto.
Titolo:
il traduttore del silenzio
Autore:
Daoud Hari
Editore:
Piemme
Pagine:
218
Prezzo:
6,50

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