DilloConUnLibro: “Kitchen” di Banana Yoshimoto
Quando
mi sono iscritta ad Acciobooks, il portale di scambio libri, ho fatto una sorta
di wishlist mentale dei libri e degli autori che ero intenzionata a cercare,
fra tutti avevo voglia di leggere qualche romanzo della letteratura giapponese,
non avendo mai letto nulla ed essendo molto curiosa. Con un po’ di fortuna è
arrivato fra le mie mani “Kitchen”, il primo romanzo di Banana Yoshimoto.
Sono
stata doppiamente fortunata, perché l’edizione che ho ricevuto è del 1994 (ha
il prezzo ancora in lire!) e contiene una postfazione del traduttore Giorgio
Amitrano che mi ha aiutato ad inquadrare il romanzo e l’opera della Yoshimoto
in un panorama culturale e letterario che io ignoravo.
Il
libro si compone di due storie: la prima è la storia di due giovani, Mikage e
Yuichi, mentre le ultime quaranta pagine sono occupate dal racconto “Moonlight
Shadow”, prima prova letteraria della scrittrice nonché sua tesi di laurea
presso la facoltà degli studi umanistici dell’Università del Giappone.
Dopo
diversi giorni dalla fine della lettura non sono ancora riuscita a trovare un
aggettivo per definire il mondo della Yoshimoto: forse strano, ma non rende
bene l’idea. La scrittrice descrive il mondo giovanile, e lo fa con uno stile,
parlando della sola edizione tradotta in italiano chiaramente, schietto,
liscio, surreale. Sembra di trovarsi di fronte ad un manga: anche se non ci
sono le immagini queste si ricompongono davanti agli occhi del lettore con
tanto di fumetti. Le due storie ovviamente ruotano intorno ad una cucina e alla
cucina: il cibo in questo caso ha un ruolo: riempie la solitudine. Sì, perché
il fil rouge di tutto il libro è il
ruolo che il cibo ha nelle vite di questi adolescenti: sazia, ma non solo
fisicamente, sazia dai vuoti che Mikage, Yuichi, Satusuki vivono. Non ci sono
famiglie convenzionali, la famiglia per la Yoshimoto è un mondo ad incastro,
che si compone, si inventa, si spezza e si ricrea. Mikage si ritrova
improvvisamente senza una famiglia, ed elegge come tale Yuichi e sua madre
Eriko, ma Eriko a sua volta è insieme madre e padre, perché Eriko ha subito un
intervento per cambiare sesso da uomo a donna.
A
parte la voglia di visitare il Giappone e il desiderio di avere i capelli di
seta delle sue meravigliose abitanti, ho apprezzato molto il lavoro di
traduzione: ovviamente non conosco il giapponese, ma ho trovato il linguaggio
efficace ed aderente alla poetica della scrittrice (sì, ho studiato prima di
scrivere questa recensione!). Mi ha colpito soprattutto un aggettivo molto
ricorrente: azzurro. Il cielo è azzurro, l’alba azzurrina, il freddo azzurro e
tagliente.
È
un libro che lascia qualcosa, una sensazione a fior di pelle, un pensiero
delicato, scava nelle piccole solitudini che convivono con noi. È il racconto
di una cultura lontana negli usi, ma accomunata dallo stesso senso di
inquietudine e di vuoto.
Banana
Yoshimoto è portabandiera eccellente della letteratura giapponese moderna, un
delizioso frutto di una stagione letteraria nuova non solo nel panorama
nipponico, ma nel panorama internazionale.
Titolo:
Kitchen
Autore:
Banana Yoshimoto
Editore: Feltrinelli
Pagine: 150
Prezzo: 11,05

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