DilloConUnLibro: “la verità dell’alligatore” di Massimo Carlotto

Mia nonna mi ha indotto alla lettura in tenerissima età; prima di iniziare ad andare all’asilo nonna mi leggeva ogni sera la fiaba di “Cenerentola”, per cui impazzivo, e con l’aiuto della memoria e delle immagini ho cominciato ad associare lettere e suoni.
Tutto questo racconto fantastico per dirvi che leggo di tutto da sempre, ma c’era un genere letterario che per lungo tempo ho rifuggito; i gialli.
Il perché non lo so in verità, quando ero gggiovane pensavo di non essere portata per inchieste, toghe e omicidi, perciò mi nascondevo in un pacifico “No grazie”. A scatenare le mie passioni è stata la Fata Barbara, la mia professoressa di Italiano: con “la donna della domenica” di Fruttero e Lucentini non ho più smesso.
A farmi incontrare un nuovo autore di romanzi noir è stata la manifestazione io leggo perché, di cui vi ho parlato in un post qui, la quale mi ha messo in mano un romanzo della Mazzantini e uno dei primi romanzi di Massimo Carlotto, considerato ad oggi uno dei migliori scrittori noir a livello internazionale.
 Ci troviamo in una Padova afosa del giugno del 1995, quando ancora si usavano le lire e il mercato discografico e delle musicassette era ben lontano dal declino cui Itunes e Spotify li hanno costretti. Marco Buratti è un ex carcerato che, grazie alle sue conoscenze nel giro della mala padovana, conduce indagini private senza licenza. Durante un concerto blues Marco l’Alligatore riceve una visita da parte dell’avvocatessa Barbara Foscarini, preoccupata dalla sparizione del suo assistito Alberto Magagnin, in regime di semilibertà, accusato in precedenza per l’omicidio di Evelina Mocellin Bianchini. Sulle tracce di Alberto inciampa in Piera Belli, che trova morta nel suo appartamento. L’omicidio presenta dinamiche simili a quelle viste nel caso della Mocellin Bianchini, per cui Alberto si era sempre dichiarato innocente e della cui innocenza è convinto anche l’Alligatore. Insieme all’aiuto dell’ex carcerato Beniamino Rossini inizia la ricerca dei veri assassini, riallacciando le trame dell’omicidio Mocellin Bianchini che molti dubbi irrisolti aveva lasciato, scomodando molte famiglie della Padova che conta.
Dopo aver letto il romanzo mi sono informata su Carlotto: una vita rocambolesca, in fuga fra l’Italia e il Messico, coinvolto in un assurdo caso giudiziario sospeso fra il vecchio e il nuovo codice di procedura penale, imputato per l’omicidio della giovane Margherita Magello. Molte delle sue vicende giudiziarie si riflettono sul suo primo romanzo della saga dell’alligatore, e molto della vicenda personale di Carrlotto è presente nella vita dell’Alligatore, ed è proprio questo riflesso fra la vita reale e la storia immaginata che rende il racconto molto vivido. Ho divorato il romanzo in tre giorni e non ne sono rimasta delusa: Carlotto è un vero scrittore, conosce gli aspetti giudiziari (e non è una cosa né da poco né tanto meno scontata) e non cade in eccessi narrativi o stilistici. Forse l’unico appunto che posso fare riguarda lo stile, un po’ anni ’90 per i miei gusti, dialoghi alla Starsky e Hutch, però in piena armonia con il tempo dei fatti della storia.
L’alligatore di Carlotto non è più nella mia libreria adesso: è ormai fra le mani di Giulia, conosciuta su acciobooks con cui l’ho scambiato, in pieno spirito #ioleggoperchè.
Buona lettura Giulia!

Titolo: la verità dell’alligatore
Autore: Massimo Carlotto
Editore: e/o
Pagine: 252

Prezzo: 4,90

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